Il gabbiano Jonathan Livingston di Richard Bach compie 50 anni

Il gabbiano Jonathan Livingston di Richard Bach compie 50 anni foto Russell Munson
Il celebre bestseller mondiale di Richard Bach “Il gabbiano Jonathan Livingston” - oltre due milioni di copie vendute nel mondo - compie cinquant’anni.

«La turba era formata da tremila gabbiani, quattromila. Erano spaventati, da quello a cui avevano assistito. Ed il grido “È il diavolo! Il diavolo!” passò come una procella in mezzo a loro. Vitrei gli occhi, affilati i rostri, s’avanzavano, pronti a uccidere. “Ti sentiresti più tranquillo, Fletcher, se tagliassimo la corda?”, chiese Jonathan. “Non credo che farei molte obiezioni…” E, da un istante all’altro, eccoli a mezzo miglio da lì, e i rutilanti rostri della turba non beccarono altro che aria. “Chissà perché”, si arrovellava Jonathan, “la cosa più difficile del mondo è convincere un uccello che egli è libero? E che può dimostrarlo a se stesso, solo che ci metta un po’ di buona volontà? La libertà basta solo esercitarla. Ma perché? Perché dev’essere tanto difficile?” Fletcher batteva ancora le ali, dopo quel rapido mutamento di scena. “ma come hai fatto? Come siamo arrivati da là a qui’” “Eri d’accordo, no, che si tagliasse la corda?” “Sì, ma come hai fatto…” “Per tutte le cose, Fletcher, è questione d’esercizio!” Quando fu la mattina seguente, lo Stormo aveva già dimenticato la sua collera. Fletcher no. “Ti ricordi che una volta mi dicesti, tu, Jonathan, che bisogna voler bene allo Stormo, perdonarli, tornare tra loro, e aiutarli a capire, imparare?” “Certo”. “ma dì un po’, come fai ad amare una tale marmaglia di uccelli che ha tentato addirittura d’ammazzarti?” “Oh, Fletch, non è mica per questo che li ami! È chiaro che non ami la cattiveria e l’odio, questo no. Ma bisogna esercitarsi a discernere il vero gabbiano, a vedere la bontà che c’è in ognuno, e aiutarli a scoprirla da se stessi, in se stessi. È questo che io intendo per amore. E ci provi anche gusto, una volta afferrato lo spirito del gioco”. E seguitò: “Mi ricordo per esempio di un bellicoso uccello che, di nome, si chiamava Fletcher. Era giovane. E l’avevano esiliato, era un reietto. E aveva giurato vendetta, era pronto a combattere contro lo Stormo all’ultimo sangue. E così si accingeva a fabbricarsi il suo piccolo inferno privato, là, alle Scogliere Remote. Ed eccolo qua oggi, invece, intento a edificare un paradiso, e a guidare tutto quanto lo Stormo verso questa mèta”. Fletcher si volse verso il suo istruttore, e nei suoi occhi passò lo sgomento: “Guidarli io?” Che cosa intendi dire? Io guidarli? Sei tu, qui, l’istruttore, il maestro. E mica puoi andartene così”. “Non posso, eh? Ma dì, non pensi che potrebbero esserci altri stormi, altri Fletcher, altrove, dove potrebbe esserci più bisogno di un maestro che non qui? Qui, voialtri avete già iniziato il cammino verso la luce”. Ma io, Jon, sono un semplice gabbiano mentre tu…” “…sarei l’unico Figlio del Grande Gabbiano, vuoi dire?” Jonathan sospirò e guardò verso l’orizzonte. “Tu non ha più bisogno di me. Devi solo seguitare a conoscere meglio te stesso, ogni giorno un pochino di più, trovare il vero gabbiano Fletcher Lynd. È lui, il tuo maestro. È lui, che tu devi capire. È in lui che tu devi esercitarti: a esser lui”. Di lì a poco il corpo di Jonathan prese a tremolare nell’aria, come una lingua di fuoco, e farsi trasparente. “Fa’ che non si spargano sciocche dicerie sul mio conto. E fa’ anche che non mi trasformino in un dio. Intesi, Fletch? Sono solo un gabbiano e mi piace volare…” “Jonathan!” “Povero Fletch. Non dar retta ai tuoi occhi, e non credere a quello che vedi. Cli occhi vedono solo ciò che è limitato. Guarda col tuo intelletto, e scopri quello che conosci già, allora imparerai come si vola”. Il tremulo barlume si spense del tutto. Il gabbiano Jonathan era svanito nell’aria, nell’impalpabile aria. Di lì a poco, fattosi forza, Fletcher Lynd si levò in volo. E incontrò un gruppo di nuovi adepti, ansiosi di ricevere la loro prima lezione. “Innanzi tutto”, incominciò piuttosto greve “vi dovete render conto che un gabbiano è fatto a immagine del Grande Gabbiano, è un’infinita idea di libertà, senza limite alcuno, e il vostro corpo, da una punta dell’ala a quell’altra, altro non è che un grumo di pensiero”. I giovani gabbiani lo guardavano, stupiti e un po’ canzonatori. Ehi ehi, pensavano, è così che tu c’insegni la gran volta? Fletcher sospirò e ricominciò daccapo. “Dunque…” E li scrutò con occhio critico. “Allora cominceremo dal volo orizzontale. “E mentre pronunciava quelle parole, si rese conto, così, d’un tratto, che il suo amico non era più divino di quanto lui stesso, Fletcher, non fosse. Senza limiti, eh, Jonathan? pensò. E va bene. Giorno verrà che ti comparirlò davanti, all’improvviso io, sulla tua spiaggia, per insegnarti una cosetta o due, in materia di volo, amico mio! E quantunque cercasse di mostrarsi tutto serio e severo ai suoi allievi, il gabbiano Fletcher, a un tratto, per un attimo, li vide come veramente erano, e sorrise: non soltanto gli piacevano, li amava. Quello che vide era molto bello. Nessun limite, eh, Jonathan?, pensò, e sorrideva. Era come l’inizio di una gara: aveva cominciato a imparare»» (da Richard Bach, Il gabbiano Jonathan Livingston, 1970)

«Con questo suo libro Richard Bach mi ha procurato due gioie: mi ha fatto volare e mi ha fatto sentire giovane. Per entrambe gli sono profondamente grato» (Ray Bradbury - autore di Fahrenheit 451, da cui fu tratto il film omonimo diretto da François Truffaut ed interpretato da Oskar Werner e Julie Christie - su Il gabbiano Jonathan Livingston)

«Al vero gabbiano Jonathan che vive nel profondo di noi tutti» (Richard Bach)

Jonathan Livingston è un gabbiano che abbandona la massa dei comuni gabbiani, per i quali volare altro non è che un mezzo per procurarsi il cibo, e impara ad eseguire il volo come atto di perizia ed intelligenza, come fonte di perfezione e di gioia. Diventerà così un simbolo, la guida ideale di chi ha la forza di ubbidire alla propria legge interiore, di coloro i quali/le quali hanno un piacere particolare nel far bene le cose a cui si dedicano. E con il gabbiano Jonathan il lettore/lettrice viene trascinato in un’entusiasmante avventura di volo, di aria pura e di libertà.

L’opera, corredata nell’edizione originale dalle bellissime fotografie dei Russell Munson, in un certo qual modo, rappresenta una sorta di fiaba a contenuto morale. Il gabbiano è metafora dell'uomo. Persegue un ideale di perfezione che lo porta dapprima all’isolamento, poi allo studio ed al sacrificio, fino ad apprendere il segreto della bontà e dell'amore, che cercherà di insegnare ai propri simili.

 

Richard Bach (Oak Park - Illinois -, 1936), prima di dedicarsi alla narrativa, fu pilota riservista della U.S. Air Force, autore di manuali tecnici per la Douglas Aircraft Company e di articoli per varie riviste inglesi (soprattutto periodici specializzati in aviazione, come ad esempio «Flying») e pilota acrobatico.

La sua passione per l’aviazione marcherà, in modo più o meno evidente, la maggior parte della sua produzione letteraria, dalle prime opere - in cui viene citata direttamente - fino a quelle più recenti, dove il volo diventa una complessa metafora della vita.

Nel settembre 2012 ha un incidente con il suo idrovolante e viene ricoverato in gravi condizioni. Lo scrittore si stava recando in visita ad un amico sull’isola di San Juan - nello stato di Washington - quando il velivolo, durante l'atterraggio, ha agganciato un cavo elettrico, abbattendosi al suolo. Dopo circa quattro mesi viene dimesso dall'ospedale. Da tale esperienza R. Bach racconta di aver tratto l’ispirazione per il completamento della quarta parte di Il gabbiano Jonathan Livingston, originariamente formato da tre sezioni.

Oltre a Jonathan Livingston Seagull (Il gabbiano Jonathan Livingston - 1970, in Italia pubblicato per la prima volta tre anni dopo), sicuramente la sua opera di maggior successo (sia di pubblico sia di critica), fra i suoi libri ricordiamo Stranger to the Ground (Straniero alla terra - 1963), Biplane (Biplano - 1974), Illusions: The Adventures of a Reluctant Messiah (Illusioni: le avventure di un messia riluttante - 1977), There’s No Such Place As Far Away (Nessun luogo è lontano - 1980), Nothing by Chance (Niente per caso - 1985), A Bridge Across Forever (Un ponte sull’eternità: una storia d’amore - 1985), A Gift of Wings (Un dono d’ali - 1987), One (Uno - 1988), Running From Safety (Via dal nido - 1994), Out of My Mind (Le ali del tempo - 1998), The Ferret Chronicles (Le storie dei furetti, formato da Air Ferrets Aloft - Atterraggio di fortuna, 2002 -, Rescue Ferrets at Sea - Salvataggio in mare, 2002 -, Write Ferrets: Chasing the Muse - Alla ricerca dell’ispirazione, 2002 -, Rancher Ferrets on the Range - Saper perdere, 2003 -, The Last War: Detective Ferrets and the Case of the Golden Deed - L’ultima guerra, 2003 -, Curious Lives: Adventures From The Ferret Chronicles, 2005), Flying: The Aviation Trilogy (Flying), Messiah’s Handbook: Reminders For The Advanced Soul (Il libro ritrovato - Le risposte che aiutano a vivere, 2004), Hypnotizing Maria (Il cielo ti cerca - 2009).

 

Da Il gabbiano Jonathan Livingston di Richard Bach fu tratto il film Il gabbiano Jonathan (1973) diretto da Hall Bartlett (titolo originale: Jonathan Livingston Seagull; soggetto: R. Bach; sceneggiatura: H. Bartlett; fotografia: Jack Couffer - Nomination all’Oscar per la Miglior Fotografia; musiche: Neil Diamond, Lee Holdridge; scenografia: Boris Leven; montaggio: Marshall M. Borden, James Galloway, Frank P. Keller; voci off e personaggi: James Franciscus - Jonathan Livingston -, Juliet Mills - Marina -, Philip Ahn - Chang -, David Ladd - Fletcher Lynd -, Kelly Harmon - Kimmy -, Dorothy McGuire - la madre di Jonathan -, Richard Crenna - il padre -, Hal Holbrook - il vecchio -; produzione: Usa; prima proiezione pubblica: ottobre 1973; durata: 122’).

Pubblicato in Editoria

Classe 1986, storico del cinema e giornalista pubblicista, appassionato di courtroom dramas, noir, gialli e western da oltre quindici anni, ha lavorato come battitore e segretario di produzione per un documentario su Pier Paolo Pasolini. Dopo un master in Editoria e Giornalismo, ha collaborato con il Saggiatore e con la Dino Audino Editore. Attualmente lavora come redattore freelance, promotore di eventi culturali e collaboratore alle vendite in occasione di presentazioni, incontri, dibattiti e fiere librarie.

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