Inventare storie è una cosa seria: omaggio a Gianni Rodari

Inventare storie è una cosa seria: omaggio a Gianni Rodari
«Le fiabe servono alla matematica come la matematica serve alle fiabe. Servono alla poesia, alla musica, all’utopia, all’impegno politico: insomma, all’uomo intero, e non solo al fantasticatore. Servono proprio perché, in apparenza, non servono a niente».

Gianni Rodari nasce il 23 ottobre del 1920 a Omegna - sulle sponde del Lago d’Orta -, in Piemonte. Il padre, panettiere, muore quando il piccolo Giovanni ha solo dieci anni e la madre, cattolica praticante, lo spinge a entrare in seminario. Questa esperienza dura solo un paio d’anni ma proprio qui inizia a scrivere le sue prime poesie. Il suo pensiero politico prende forma grazie alla lettura appassionata di Marx, Gramsci, Calvino, Palazzeschi, Collodi, Zavattini, Montale. Nel 1937 si diploma come maestro e nel 1944, da fervente antifascista, abbraccia la vita del partigiano unendosi alla 121esima brigata d’assalto garibaldina Walter Marcobi, vivendo in clandestinità sulle Prealpi Varesine.

Finita la guerra, diviene inviato speciale de «l’Unità», funzionario di partito e parallelamente si dedica allo studio e alla ricerca nel campo della pedagogia. Passando attraverso la redazione de «La Domenica dei Piccoli», la direzione del «Pioniere», l’esperienza a «Paese Sera», il suo impegno culturale lo consacra scrittore per bambini, ma non senza incontrare ostacoli. Scomunicato nel 1951 dalla Chiesa cattolica, i suoi libri verranno bruciati sui sagrati.

Sua l’idea di una scuola rivoluzionaria, che pone il bambino al centro del percorso di apprendimento e in cui immaginazione, libertà espressiva e divertimento diventano gli strumenti ideali per raggiungere lo scopo formativo.

«Vale la pena che un bambino impari piangendo quello che può imparare ridendo? Se si mettessero insieme le lacrime versate nei cinque continenti per colpa dell’ortografia, si otterrebbe una cascata da sfruttare per la produzione dell'energia elettrica. Ma io trovo che sarebbe un'energia troppo costosa».

Il suo linguaggio semplice, chiaro, sincero, mai banale lo lega all’artista Bruno Munari, inventore dell’azione-gioco dei laboratori didattici per bambini: quest’ultimo illustrerà vari testi di Rodari e questo sodalizio lascerà un segno indelebile nel modo di educare e istruire.

Nel 1970 riceve il prestigioso premio Hans Christian Andersen, considerato il Premio Nobel per la letteratura per l’infanzia. Ancora oggi, è l’unico autore italiano ad averlo vinto. I suoi romanzi continuano ad essere tradotti in decine di lingue.

Morto a Roma il 14 aprile 1980, Gianni Rodari ha saputo incantare diverse generazioni, parlando di amicizia, rispetto, fantasia, educazione, altruismo. Ma il suo pensiero non morirà mai perché ci lascia una grande eredità: il coraggio di sbagliare e di accettare le diversità.

 

«È difficile fare le cose difficili: parlare al sordo, mostrare la rosa al cieco. Bambini, imparate a fare le cose difficili: dare la mano al cieco, cantare per il sordo, liberare gli schiavi che si credono liberi» (da Lettera ai bambini)

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