“L’invenzione del reale. Conversazioni su un altro cinema” di Dario Zonta

"L'invenzione del reale. Conversazioni su una altro cinema" "L'invenzione del reale. Conversazioni su una altro cinema"
Giovanni Columbu, Alessandro Comidin, Leonardo Di Costanzo, Michelangelo Frammentino, Matteo Garrone, Alina Marazzi, Pietro Marcello, Roberto Minervini, Alice Rohrwacher, Gianfranco Rosi. Un avvincente dialogo con dieci registi.

«Questo libro nasce da un’esperienza e da un’esigenza. L’esperienza, personale, è iniziata con Pietro Marcello (La bocca del lupo, 2008), allargandosi poi ad altri autori: Alina Marazzi (Tutto parla di te, 2012); Gianfranco Rosi (Sacro GRA, 2013 e Fuocoammare, 2016); Davide Maldi (Frastuono, 2014), Roberto Minervini (Louisiana, 2015), ancora Marcello (Bella e perduta, 2016). Attraverso un percorso in ambito produttivo strutturato nel tempo, chi scrive ha potuto testimoniare il farsi di un film, accrescendo un bagaglio cinematografico che prima di allora era solo teorico e critico. L’esigenza, invece, consiste nel provare a dare delle risposte alle molte domande, pratiche e teoriche, generate dal lavoro sul campo, attraverso un’inchiesta realizzata con la complicità di alcuni degli autori sopra citati e di altri a loro vicini per metodo e idea di cinema. I dieci registi intervistati in questo libro sono il frutto di una selezione discrezionale e non esaustiva, guidata da un criterio - esplicitato dal titolo del libro: L’invenzione del reale - suggestivo ma problematico, che assume come canone l’ibridazione tra realtà e finzione, tra documentario e drammaturgia, tra documento e narrazione in un impasto linguistico dallo statuto ambiguo. Sono autori che partendo dal reale sono riusciti, con diverse gradazioni, a trascenderlo, proponendo un cinema innovativo che prova a dire chi siamo, cosa facciamo e dove stiamo andando.

[…]

Questa mappatura non è incentrata sulla “politica degli autori”; in queste interviste si parla poco di poetiche, a queste - e a una loro miglior comprensione - ci si arriva semmai attraverso la “politica del metodo”, perché in questo cinema, e non solo, il metodo influenza l’estetica, il percorsosancisce il risultato, il come determina il cosa, gli attrezzifanno il pezzo finale…»

(dall’introduzione di Dario Zonta in Dario Zonta, L’invenzione del reale. Conversazioni su un altro cinema, Contrasto, Roma 2017)

L’obiettivo fondamentale del libro è quello di approfondire il cosa hanno in comune fra loro i film che nell’ultimo decennio hanno contribuito a rinnovare il cinema italiano e vinto importanti premi e riconoscimenti di livello internazionale. L’indagine di Dario Zonta focalizza la sua attenzione su tale “nuova onda”, in un dialogo con dieci registi i quali, nelle loro specifiche differenze, hanno intrapreso un percorso comune lontano dal cinema “ufficiale” e condividono un metodo di lavoro che è costantemente alla ricerca di nuove modalità di rappresentazione e di racconto. A poco a poco, intervista dopo intervista, prende forma la mappa di un cinema “altro”, in cui l’”invenzione del reale” rappresenta il fil rouge che unisce fra loro le esperienze di tali autori.

Dario Zonta (Roma, 1969) è una fra le voci del programma radiofonico di Rai RadioTre Hollywood Party. E’ stato redattore e collaboratore della rivista «Lo Straniero» e critico cinematografico per «l’Unità». Si occupa di cinema documentario e sperimentale, ed ha partecipato alla produzione di film quali La bocca del lupo (2008) di Pietro Marcello, Tutto parla di te (2012) di Alina Marazzi, Sacro GRA (2013) di Gianfranco Rosi, Frastuono (2014) di Davide Maldi, Fuocoammare (2016) di Granfranco Rosi, Bella e perduta (2016) di Pietro Marcello.

 

I DIECI REGISTI

«Qual è la verità nel documentario? Ètrovare qualcosa di profondamente intimo in quello che stai filmando, la sintesi della vita»

(Gianfranco Rosi)

Gianfranco Rosi (Asmara - Eritrea - 1963), a poco più di vent’anni, si trasferisce a New York, dove si diploma alla New York University Film School. Al ritorno da un viaggio in India produce e dirige Boatman, il suo primo mediometraggio, presentato con successo a vari festival internazionali, fra cui il celebre Sundance Film Festival di Robert Redford ed il Festival di Locarno. Nel 2008, Below Sea Level, girato a Slab City - in California - vince i premi Orizzonti e Doc/It alla Mostra del Cinema di Venezia. Importanti riconoscimenti otterrà anche il successivo lungometraggio El sicario - room 164, film-intervista (girato nel 2010) su un sicario messicano. Nel 2013 torna a Venezia con il documentario Sacro GRA, con cui conquista il Leone d’Oro come Miglior Film e ottiene una nomination ai David di Donatello come Miglior Documentario. Con Fuocoammare (2016), girato a Lampedusa, si afferma definitivamente come uno fra i maggiori documentaristi internazionali, conquistando l’Orso d’Oro a Berlino, l’European Film Award come Miglior Documentario, entrando in cinquina per gli Oscar 2017 per il Miglior Documentario.   

Roberto Minervini (Fermo, 1970) è autore, sceneggiatore e regista. Dopo la laurea in Economia e Commercio, consegue un master in Media Studies alla New York School University di New York, per poi cominciare studi di dottorato in Storia del cinema presso l’Università Autonoma di Madrid. Fra il 2006 e il 2007 insegna regia, sceneggiatura e realizzazione di documentari a Manila - nelle Filippine -, dove è stato anche direttore del Dipartimento di Studi Cinematografici dell’International Academy of Film and Television di Cebu City. I suoi film sono stati presentati e premiati in alcuni fra i maggiori festival del mondo (fra gli altri, ricordiamo Cannes, Venezia e Rotterdam). Dopo The Passage (2011) e Low Tide (2012), Stop The Pounding Heart - Trilogia del Texas Atto III, ha fatto parte della Selezione ufficiale (Fuori concorso) del Festival di Cannes nel 2013 ottenendo vari riconoscimenti, fra cui il Premio Speciale della Giuria per il Miglior Documentario Internazionale al Torino Film Festival nel 2013 e il David di Donatello come Miglior Documentario nel 2014. Nel 2015, con Louisiana (The Other Side), ritratto di un’America ai margini, partecipa al Festival di Cannes nella sezione “Un Certain Regard”. Attualmente vive e lavora fra l’Italia e gli Stati Uniti.

Alina Marazzi (Milano, 1964) è regista di documentari e di film. La sua formazione cinematografica avviene in Inghilterra negli anni Ottanta. In seguito alterna la regia di documentari per la televisione, il lavoro di aiuto regista per il cinema, la collaborazione con alcune realtà artistiche (fra cui Studio Azzurro e Fabrica) ed il coinvolgimento con varie realtà sociali (fra cui i laboratori video in carcere). Un’ora sola ti vorrei (2002) è il suo primo film documentario d’autore, realizzato interamente con filmati di famiglia. Negli anni successivi realizza il documentario Per sempre (2004) ed il lungometraggio di montaggio Vogliamo anche le rose (2007), che proseguono l’indagine del femminile, al centro anche del suo film Tutto parla di te (2012), in cui dirige la grande Charlotte Rampling (La caduta degli Dei - 1969 - di Luchino Visconti, Addio fratello crudele - 1971 - di Giuseppe Patroni Griffi, Il portiere di notte - 1974 - di Liliana Cavani, Marlowe, il poliziotto privato - 1975 - di Dick Richards, Yuppi du - 1975 - di e con Adriano Celentano, L'orca assassina - 1977 - di Michael Anderson, Stardust Memories - 1980 - di e con Woody Allen, Il verdetto - 1982 - di Sidney Lumet) ed Elena Radonich. Nel 2014 realizza la drammaturgia video de Il sogno di una cosa, opera lirica contemporanea con Musica di Mauro Montalbetti e regia di Marco Baliani, e il cortometraggio Confini, che accosta filmati d’archivio della Prima guerra mondiale ai versi poetici di Mariangela Gualtieri. Anna Piaggi, una visionaria nella moda (2016) è il suo ultimo (finora) film documentario. I suoi film hanno ricevuto importanti premi a festival in Italia e all’estero e sono stati proiettati anche all’interno di mostre d’arte (Palazzo Reale a Milano, Fondazione Sandretto Re Rebaudengo a Torino, Mart Rovereto, Museo Man Nuoro, Magazzino d’Arte Moderna di Roma).

Pietro Marcello (Caserta, 1976) studia pittura all’Accademia di Belle Arti di Napoli, che poi abbandona per dedicarsi al cinema. Di formazione autodidatta, dal ’98 al 2003 lavora come organizzatore e programmatore della rassegna cinematografica del DAMM di Montesanto, a Napoli, di cui è stato uno fra i fondatori. In quel periodo realizza il radio documentario Il tempo dei magliari e, nel 2003, Carta e Scampia, i suoi primi documentari. L’anno seguente porta a termine il documentario Il cantiere, con cui vince l’undicesima edizione del premio “Libero Bizzarri” e, nel 2005, realizza il documentario La baracca. Con Il passaggio della linea (2007) presentato alla Mostra del Cinema di Venezia nella sezione “Orizzonti”, si fa conoscere a livello internazionale ed ottiene importanti riconoscimenti e menzioni. Nel 2009 La bocca del lupo, suo primo lungometraggio, vince il primo premio al Torino Film Festival, il Teddy Bear alla Berlinale e moltri altri premi. Nel 2011 gira Il silenzio di Pelesjan, presentato come evento speciale alla Mostra del Cinema di Venezia e in altri festival internazionali. Negli anni successivi gira alcuni episodi per film collettivi e, nel 2015, presenta con successo al Festival di Locarno il lungometraggio Bella e perduta, film visionario e poetico sull’Italia di oggi. E’ produttore dei suoi film e fra i fondatori di “Avventurosa”.

Michelangelo Frammartino (Milano, 1968), iscrittosi alla Facoltà di Architettura, sviluppa uno spiccato gusto per la relazione fra gli spazi concreti e costruiti e la presenza dell’immagine  (fotografica, cinematografica e video). Per approfondire tale sua propensione verso l’estetica visiva si iscrive alla Civica Scuola del Cinema di Milano, dove si occupa soprattutto di videoinstallazioni. Negli anni della sua formazione, oltre a dedicarsi all’insegnamento delle arti visive - in particolare per i giovanissimi - realizza scenografie per film, videoclip, videoinstallazioni e film indipendenti. Risalgono q questo periodo i cortometraggi Tracce (1995), L’occhio e lo spirito (1997), BIBIM (1998), Scappa Valentina (2001), Io non posso entrare (2002). Esordisce sul grande schermo con Il dono (2003), presentato al Festival Internazionale di Locarno, a cui segue, sette anni dopo, Le quattro volte (2010). Il film, presentato alla Quinzaine des Realizateurs di Cannes, segue il ciclo vitale di un uomo, di un animale, di un vegetale e di un minerale in una visione poetica della natura e delle tradizioni dimenticate di un luogo senza tempo. Nell’aprile 2013 presenta nel Dome del Moma PS1 di New York l’installazione video monocanale Alberi, prodotta da Vivo Film, Essential Film, Ventura Film. Insegna videoarte e cinema sperimentale alle Università Iulm di Milano e Unical di Cosenza.

Giovanni Columbu (Nuoro, 1949), autore di soli due lungometraggi, è uno fra i registi più appartati e visionari del cinema italiano. Fra il 1979 ed il 1998 partecipa alla stagione delle produzioni regionali Rai nei dintorni di Cagliari, dove, come programmista regista, realizza una serie di documentari fra cui Visos. Sogni, segnali, avvisi (1985), Dialoghi trasversali (1989) e Villages and villages (1991), vincitore del Prix Europa. Nel 1998 fonda la Luches Film e due anni dopo gira Arcipelaghi (2001) il suo primo lungometraggio, storia di una vendetta in cui i temi dell’onore, del rispetto e della famiglia si intrecciano sullo sfondo di una Sardegna drammaticamente muta. Il film vince vari premi per la sceneggiatura e viene incoronato “miglior film” da Nanni Moretti nell’arena estiva di Bimbi belli. Torna al lungometraggio una decina d’anni dopo con Su Re, un’opera potente e visionaria presentata in Concorso al Festival di Torino. Un’opera rigorosa e “antica”, esattamente come il dialetto sardo che viene recitato da attori inediti per una Passione efficace quanto Il Vangelo secondo Matteo (1964) di Pier Paolo Pasolini

Alessandro Comodin (San Vito al Tagliamento - PN -, 1982) studia Lettere e filosofia all’Università di Bologna e poi cinema dapprima a Parigi, poi all’INSAS, la scuola nazionale di cinema di Bruxelles. Nel 2009 realizza Jagdfieber. La febbre della caccia, il suo film di diploma. Il documentario - sulla caccia, i suoi rituali, i gesti e i silenzi - viene presentato al Festival dei Popoli e poi selezionato per la Quinzaine des Réalisateurs del Festival di Cannes. Con L’estate di Giacomo (2011), il suo primo lungometraggio, rivela il suo talento e conquista sia il pubblico sia la critica internazionale. Il film-documentario, ambientato in un piccolo paese di campagna del Nord Est italiano, vince il Pardo d’Oro al Festival di Locarno. Nel 2016, nella settimana della critica, è l’unico italiano presente al Festival di Cannes, con I tempi felici verranno presto, una favola surreale che immerge lo spettatore in un mondo arcaico, una foresta ideale tra storia e fiaba, in cui si avanza con poche parole e molte immagini.

Leonardo Di Costanzo (Ischia - NA -, 1958) vive e lavora a Napoli. Regista, sceneggiatore e direttore della fotografia, ha cominciato a lavorare nel mondo del cinema in Francia alla fine degli anni Ottanta. A partire dal 1987 ha diretto numerosi documentari premiati in festival nazionali e internazionali, fra cui Piovre di Stato (1998), A scuola (2003), Odessa (2006), Cadenza d’inganno (2011). Nel 2012 L’intervallo, primo lungometraggio di finzione frutto di un lungo e scrupoloso lavoro di scrittura con gli sceneggiatori Mariangela Barbanente e Maurizio Braucci, viene presentato alla Mostra del Cinema di Venezia nella sezione Orizzonti. Il film ottiene un importante riscontro di pubblico e di critica, vincendo il David di Donatello per il miglior regista esordiente, il Ciak d’Oro per il miglior film e per la migliore opera prima e il gran premio della stampa estera ai Globi d’Oro 2013. Ha insegnato presso gli Atelier Varans di Parigi, ha preso parte all’équipe pedagogica del centro di formazione parigino, animando stage di regia anche a Phnom Penh - in Cambogia -, presso la Facoltà di Cinema y Television di Bogotà - in Colombia -e presso la Facoltà di Arte Drammatica di Belgrado - in Serbia -. Inoltre, ha insegnato alla FEMIS di Parigi.

Alice Rohrwacher (Fiesole - FI -, 1981), cresciuta in Umbria, si laurea in Lettere e Filosofia all’Università di Torino. La sua formazione cinematografica prende avvio a Lisbona, dove studia cinema facendo nello stesso tempo varie esperienze di montaggio di documentari. La fiumara, il suo primo lavoro, è un cortometraggio inserito in Checosamanca, opera collettiva prodotta da Carlo Crestodina, con il quale comincerà una fertile collaborazione che la porterà a lavorare nei suoi primi lungometraggi. L’esordio avviene con Corpo celeste (2011), presentato con successo alla Quinzaine des Rèalizateurs, e con cui ottiene il Nastro d’Argento come miglior regista esordiente. Tre anni dopo, nel 2014, torna al Festival di Cannes, stavolta nel concorso principale, con Le meraviglie, in cui racconta l’estate di quattro sorelle guidate dalla primogenita Gelsomina. Il film vince il Gran Prix Speciale della Giuria. In attesa del suo terzo lungometraggio, Alice Rohrwacher dirige un’opera, La Traviata, e gira un episodio del documentario collettivo 9X10.

Matteo Garrone (Roma, 1968), figlio di una fotografa e di un critico teatrale, da ragazzo è una promessa del tennis. Costretto ad abbandonare lo sport a cuasa di un infortunio, si dedica dapprima alla pittura e poi al cinema. Nel 1996 gira Silhouette, il suo primo cortometraggio, vincitore del Sacher Festival di Nanni Moretti. Seguono Terra di mezzo (1997), suo primo lungometraggio, storia a episodi sull’immigrazione, e Ospiti (1998). Nel 2000 presenta alla Mostra del Cinema di Venezia Estata romana, il suo terzo film, malinconico vagabondaggio per le strade della città deserta. Con L’imbalsamatore (2002), presentato alla Quinzaine des Rèalizateurs a Cannes, ottiene il successo internazionale. Tre anni dopo è in concorso al Festival di Berlino con Primo amore (2005), che voince l’Orso d’Argento per la miglior colonna sonora. Nel 2008 e nel 2012 vince il Gran Prix al Festival di Cannes rispettivamente con Gomorra, tratto dall’omonimo libro di Roberto Saviano, e Reality, amara commedia sul miraggio del successo attraverso il reality show. Nel 2015 torna al Festival di Cannes con Il racconto dei racconti, che riconferma il successo di pubblico e di critica e vince sette David di Donatello.

L’invenzione del reale. Conversazioni su un altro cinema, pubblicato da Contrasto (Roma), è disponibile in libreria e online a partire da marzo 2017.

 

 

Pubblicato in Editoria

Classe 1986, storico del cinema e giornalista pubblicista, appassionato di courtroom dramas, noir, gialli e western da oltre quindici anni, ha lavorato come battitore e segretario di produzione per un documentario su Pier Paolo Pasolini. Dopo un master in Editoria e Giornalismo, ha collaborato con il Saggiatore e con la Dino Audino Editore. Attualmente lavora come redattore freelance, promotore di eventi culturali e collaboratore alle vendite in occasione di presentazioni, incontri, dibattiti e fiere librarie.

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