La fiaba di Buchettino | Dal palcoscenico alle tavole disegnate

La fiaba di Buchettino | Dal palcoscenico alle tavole disegnate
Arriva la sera, gli occhi si chiudono pesantemente per la stanchezza, ma la voglia di una storia è più forte di ogni cosa. Da sotto le coperte viene reclamata con forza, allora si prende il libro e si comincia a narrare.

È il desiderio infinito dei bambini di conoscere, di scoprire e riscoprire le favole; che se educato e nutrito apre nuovi mondi, più fantastici e meravigliosi di quelli preconfezionati.

Dell’amore per il racconto per i più piccoli la casa editrice l’orecchio acerbo ne ha fatto la sua bandiera, proponendo in catalogo dei volumi che sono dei veri capolavori, molto grazie alla scelta degli illustratori. E tra le sue recenti uscite appare Buchettino, nato per festeggiare il ventesimo anno dello spettacolo di una delle più importanti compagnie teatrali italiane, nota molto anche all’estero, Socìetas Raffaello Sanzio. Autrice del testo del libro è Chiara Guidi, fondatrice con Claudia e Romeo Castellucci della compagnia, mentre le immagini sono state affidate alla matita “magica” di Simone Massi, nome che parla molto ai cinefili, non solo in quanto autore della sigla (2012) e del manifesto (2015) della mostra internazionale del cinema di Venezia, ma soprattutto perché è uno dei principali autori di cortometraggi di animazione italiani, famoso a livello internazionale. Massi per l’orecchio acerbo, nel 2011 aveva illustrato il libro di Nino De Vita La casa sull'altura, con la postfazione di Goffredo Fofi, che anche in questo volume condivide le sue impressioni.

Buchettino è noto ai più come Pollicino, la fiaba di Charles Perrault: l’abbandono dei fratellini nella foresta, i sassolini e le briciole di pane, l’orco, la fuga, infine il felice ritorno a casa. La messa in scena di questa fiaba vedeva sul palco il pubblico di bambini sdraiati sotto le coperte di alcuni lettini, all’interno di una grande stanza di legno illuminata da una sola lampadina ad ascoltare la narratrice seduta su di uno sgabello che li sollecita a chiudere gli occhi e affinare l’ascolto. E se durante lo spettacolo si è tutt’orecchi per non perdere una sillaba della storia e per cogliere tutte le suggestioni dei suoni e dei rumori che la avvolgono, sfogliando il libro sono gli occhi a inseguire le emozioni e i trasalimenti di Buchettino e dei suoi fratelli. Sono gli occhi a trasmettere brividi e fremiti dinnanzi alle immagini della paurosa penombra del bosco o dell’incombente minaccia dei lupi o dell’oscura e sinistra presenza dell’orco. Ed è ancora con gli occhi che si ascolta la musica della banda in festa per il lieto finale. Un libro con le immagini per illustrare quel che a teatro evocano parole, suoni e rumori.

Per ricreare questo stato di sospensione “preonirica” tra il presente della narrazione e il processo creativo dell’immaginazione di chi ascolta, l’unica strada “è sembrata quella di non far incontrare mai parole e immagini”. A Simone Massi - la cui poesia del tratto è una della più belle, data dalla richezza della sua semplicità e dall’incisività delle immagini e dell’immaginario - è stato chiesto “qualcosa che sembrava impossibile: illustrare la fiaba senza mostrare quasi nulla, né Buchettino né i suoi fratelli, né i genitori né, tantomeno, le fattezze del terribile orco”. E per far immegere ancor più il lettore in quest’atmosfera, nel libro si trova un codice per effettuare il download gratuito della favola narrata da Monica Demuru, con gli effetti sonori dello spettacolo della Socìetas Raffaello Sanzio. 

Il libro è un altro modo di far esperienza di questo racconto, oltre allo spettacolo teatrale, ricordandoci quanto sia importante la forza della narrazione, di evocare e d’inventare, riducendo le distanze tra mondo della fantasia delle favole con quello della realtà, nel momento in cui quest’ultima cede il passo ai sogni.

 

orecchio acerbo editore

Pubblicato in Editoria
Cristina Biordi

Giornalista professionista, documentarista, curatrice di mostre, appassionata ed esperta d’arte, cinema, teatro, letteratura, fotografia, enogastronomia, con 15 anni d’esperienza nel settore dell’energia e dell’ecologia. Ovvero: è terribilmente curiosa! Dalla Città Eterna si è trasferita nella Ville Lumière, dove è titolare dell’agenzia Labi communication, e come Joséphine Baker ha due amori: l’Italia e Paris. 

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