“La mina tedesca”: il vero romanzo di Giaime Pintor, di Carlo Ferrucci

“La mina tedesca”: il vero romanzo di Giaime Pintor, di Carlo Ferrucci
Gli ultimi ottanta giorni di Giaime Pintor, il simbolo del riscatto italiano, saranno raccontati  nell’ultimo libro di Carlo Ferrucci, “La mina tedesca”, disponibile in libreria a partire da giugno 2015.

Giaime Pintor nel 1943 è una giovane promessa della cultura italiana, collabora con le maggiori riviste nazionali e traduce con abilità dal tedesco opere liriche e teatrali. Nei giorni successivi all'Armistizio dell'8 settembre, decide di vivere fino in fondo il suo tempo e di impugnare le armi nel nome di un ideale di libertà, partecipando alla difesa di Roma dall'attacco tedesco e scegliendo di continuare a combattere anche dopo la resa delle forze italiane. Parte perciò per Brindisi, nella speranza che il re e il primo ministro Pietro Badoglio, rifugiatisi nella città occupata dagli angloamericani, si affrettino a organizzare in funzione antitedesca quel che resta dell’Esercito italiano. È breve però la permanenza nel capoluogo pugliese e presto abbraccia l’idea di partecipare alla creazione di un corpo di volontari; il fallimento di questo progetto lo spinge a partire alla testa di un commando inquadrato nell’esercito inglese per aggregarsi alla Resistenza. Ha soli 24 anni quando muore dilaniato da una mina tedesca nel tentativo di attraversare le linee di guerra presso il Volturno.

«Quella scena e i pensieri che essa si portò dietro avrebbero accompagnato Giaime per il resto del suo viaggio, insieme al timore che nella massa del popolo gli uomini come il sergente di Sulmona, con dentro di sé un bisogno di libertà senza più ombre, di riscatto proprio e altrui, abbastanza forte da potersi tradurre in nuova volontà di lotta, rappresentassero per il momento solo una piccola minoranza. Che esisteva, tuttavia, almeno di questo, lui restava convinto; ancora stordita per i colpi ricevuti, ancora confusa e debilitata, come l’idea d’Italia, di patria, che quegli uomini si portavano dentro, ma esisteva. E chissà, volle dirsi ancora una volta mentre il treno continuava la sua corsa, che essa non potesse crescere fino a imporsi alla massa dei rassegnati e dei paurosi».

Tesse una trama efficace Carlo Ferrucci in La mina tedesca, mescolando vero storico e romanzo verosimile. Come recita il sottotitolo, la ricostruzione degli ultimi giorni di vita di una delle figure simbolo della Resistenza e del riscatto italiano – compresi tra il 10 settembre e il 1 dicembre – è fedele e ben documentata. L’autore è infatti nipote del noto intellettuale e si è avvalso di notizie di prima mano fornitegli dai familiari.

Carlo Ferrucci è nato a Roma nel 1947. Ha insegnato Storia dell’estetica all’Università degli Studi di Roma Tor Vergata e dal 1992 al 1996 è stato addetto culturale presso il Consolato Generale d’Italia a Barcellona. I temi ai quali ha dedicato la maggior parte delle sue ricerche e pubblicazioni sono stati il pensiero poetante di Giacomo Leopardi, la psicoanalisi dell’arte, le poetiche del ’900, l’estetica della pensatrice spagnola Maria Zambrano e la filosofia del teatro. Ha all’attivo numerose pubblicazioni, tra cui cinque testi teatrali, quattro dei quali andati in scena. 

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