La “Poetica” di Aristotele. Un grande ritorno

La “Poetica” di Aristotele. Un grande ritorno
In libreria da giugno 2018 la celeberrima "Poetica" di Aristotele, pubblicata da Dino Audino editore.

Da duemilatrecento anni la Poetica di Aristotele rappresenta un riferimento fondamentale - per non dire il riferimento base - per tutti coloro i quali/le quali si occupano di drammaturgia. Pochi testi antichi hanno avuto sulla cultura occidentale un’influenza raffrontabile a quella che tale opera ha esercitato ed ancora oggi esercita. Citato in tutti i manuali di sceneggiatura come imprescindibile antesignano, è in realtà un testo poco letto e poco conosciuto al di là della cerchia dei classicisti.

È davvero straordinario riflettere su come, nel IV secolo a. C.,  un uomo da solo sia riuscito a definire in modo straordinariamente lucido i principi che governano e reggono il dramma, il racconto e, più in generale, la narrazione (ergo anche il teatro ed il cinema, come abbondantemente illustrato anche in Aristotele a Hollywood. Ovvero come creare i meccanismi emotivi che coinvolgono il grande pubblico di Ari Hiltunen, prefazione di Christopher Vogler e pubblicato da Dino Audino editore nel 2011 nella collana "Manuali di script”) in un modo che ancora oggi è considerato validissimo e che, nei suoi elementi fondamentali, non viene contestato.

«Anche oggi, fra chi si occupa degli elementi fondamentali di costruzione di una storia, quello che nel cinema si chiama “sceneggiatura”, la Poetica è considerata il testo fondamentale, l’archetipo imprescindibile, l’abc che tutti devono conoscere e assimilare. Magari non lo fanno ricorrendo direttamente al testo aristotelico, ma quelli che nell’ultimo secolo sono stati i testi di riferimento per la scrittura per il cinema – dall’Arte della scrittura drammaturgica di Lajos Egri negli anni Quaranta a Story di Robert McKee negli ultimi vent’anni, passando per Teoria e tecnica della sceneggiatura di John Howard Lawson negli anni Cinquanta e per il controverso ma fondamentale La sceneggiatura di Syd Field negli anni Ottanta – sono ampiamente e radicalmente aristotelici. Ma questo paradossalmente mostra ancora di più come la Poetica sia diventato una sorta di superclassico, quasi un “luogo comune”, a volte dato quindi un po’ troppo facilmente per scontato da chi si occupa di teoria della narrazione e scrittura per lo schermo. Da qui l’idea dell’editore, che noi curatori abbiamo accolto con entusiasmo, anche se ovviamente non senza incertezze e timori, di preparare un’edizione della Poetica che fosse indirizzata agli sceneggiatori e fosse alla portata di chi vuole apprendere dalla viva voce di Aristotele i suoi principi. Come è ovvio, il filosofo usa un linguaggio e uno stile che non sempre è facilmente comprensibile, non solo e non tanto per la distanza temporale e la diversità culturale della Grecia antica e delle sue tradizioni teatrali, ma anche per il fatto che la Poetica, come molti altri testi aristotelici, nasce come raccolta di appunti: ha quindi la stringatezza e l’essenzialità di un testo di appoggio, per fare poi lezioni dal vivo (o ricordarle successivamente) e iniziare discussioni in cui gli argomenti possano essere trattati con più agio e maggiore dettaglio. Occorre esplicitare qualcosa che in Aristotele è enunziato quasi en passant, ma che ha grandi conseguenze per un’industria – quella della narrativa, che comprende anche tutto l’entertainment – che muove ormai migliaia e migliaia di milioni di dollari nel mondo. L’essenziale in una storia (che sia solo scritta o che sia messa in scena, con il teatro o con il cinema) è la scrittura, la creazione degli eventi, dei personaggi e dei dialoghi. Tutto il resto è secondario: la recitazione e lo “spettacolo” (da intendere non solo per quel che riguarda gli effetti speciali, ma tutti gli artifici della messa in scena decisi dal regista ecc.). Come è noto, questa posizione è da sempre – dalla nascita del cinema muto e poi ancora nei primi decenni del cinema sonoro – oggetto di dibattito e di polemica, perché tanto gli sceneggiatori quanto i registi hanno sempre voluto attribuirsi il ruolo di “autori principali” dell’opera cinematografica. La cosa è oggi di particolare attualità perché il successo di critica e di pubblico delle serie televisive ha messo in rilievo il ruolo dello showrunner, che nell’industria americana è considerato l’autore principale ed è soprattutto e principalmente lo sceneggiatore-produttore, che solo raramente ha anche il ruolo di regista. E tra i ruoli assegnati anche formalmente nell’industria (e a cui corrispondono precise e sostanziose percentuali nella ripartizione degli utili economici della serie), quello di creator è proprio dello sceneggiatore e non del regista» (Armando Fumagalli, Raffaele Chiarulli, Introduzione a Aristotele, Poetica. Ad uso di sceneggiatori, scrittori e drammaturghi, Dino Audino editore, Roma 2018)

Pertanto la Poetica viene ora riproposta al lettore contemporaneo, nella storica traduzione di Manara Valgimigli, con un commento originale pensato per sceneggiatori, drammaturghi e scrittori, nonché per tutti gli appassionati di cinema, che potranno così entrare nell’”officina delle idee” di una fra le menti più geniali dell’intera occidentale.

La Poetica di Aristotele (Ad uso di sceneggiatori, scrittori e drammaturghi), introdotta, commentata e annotata da Armando Fumagalli e Raffaele Chiarulli, e pubblicata da Dino Audino editore (Roma), nella collana “Voci e volti dello spettacolo”, è disponibile in libreria ed online da giugno 2018.

 

 

Pubblicato in Editoria

Classe 1986, storico del cinema e giornalista pubblicista, appassionato di courtroom dramas, noir, gialli e western da oltre quindici anni, ha lavorato come battitore e segretario di produzione per un documentario su Pier Paolo Pasolini. Dopo un master in Editoria e Giornalismo, ha collaborato con il Saggiatore e con la Dino Audino Editore. Attualmente lavora come redattore freelance, promotore di eventi culturali e collaboratore alle vendite in occasione di presentazioni, incontri, dibattiti e fiere librarie.


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