Lolita - di Vladimir Nabokov

Sue Lyon, la "Lolita" di Kubrick Sue Lyon, la "Lolita" di Kubrick
Il giudizio morale in letteratura, in arte in generale (e forse in qualche altra faccenda della vita) è sempre un’occasione persa.

Mentre l’onesto lettore si preoccupa di scagionarsi da qualunque compromissione colpevole o pruriginosa, ebbene proprio in quel momento si sta perdendo qualcosa. Ebbene sì, sono spesso i personaggi più esecrabili ad avere una visione del mondo ironica, tagliente e che ne mette in luce i limiti e le idiosincrasie. Sono spesso i “peggiori” a vedere il mondo con uno sguardo nuovo, impietoso, che ci fa riflettere sul nostro essere delle “così brave persone”. Sono proprio loro i migliori lettori del nostro mondo, gli interpreti più lucidi della nostra società. L’importante è non farsi distrarre dal giudizio morale. Un bell’allenamento nella vita quello di individuare l’interessante in qualcosa di apparentemente marcio, riconoscere nell’altro “cattivo quella parte di noi che meglio nascondiamo.

Nabokov evidentemente ben conosceva la questione, tanto da preoccuparsi di metterci a suo agio fin dall’inizio. Il nostro autore, probabilmente in rapporti con ben altri tipi di censura, tranquillizza subito l’onesto lettore: già dalla prefazione veniamo a conoscenza del fatto che il protagonista è sotto processo (certo, non per il reato di cui tutti vorremmo accusarlo). Tranquillo mio caro amico, tutti i peccati saranno espiati e potrai continuare a leggere il romanzo cercando tutto quel sesso che ahimè non troverai, ma con la certezza che qualcuno ha già condannato il cattivo. E così, mentre cerchiamo l’immoralità, potremmo perderci la visione disincantata, cattiva e lucida del protagonista su questa America perbenista, su di una madre che ostenta la figlia e sé stessa in assenza di un amore materno che possa definirsi tale. Cercando la magagna, ci perderemmo senz’altro l’altissimo livello dei dialoghi e dell’ironia tagliente del protagonista, del suo disgusto nei confronti della borghesia benpensante e, in fondo, nei confronti di noi lettori. Ricordiamoci la sera, prima di aprire il nostro libro sul comodino, di toglierci il parruccone da giudice. Il libro risulterà più leggero.

Pubblicato in Editoria

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