Luis Sepulveda, lo scrittore che ci ha raccontato la libertà

Luis Sepulveda Luis Sepulveda Foto M. Riccardi © AGR
La morte di Luis Sepulveda ha colto tutti di sorpresa, come se, in fondo, nessuno avesse mai creduto realmente alla possibilità che potesse morire, non per via di qualche malriposta fede in qualsivoglia credenza ancestrale, e neanche per via di una sottovalutazione di quello che poteva essere il potere mortifero del virus.

No, il motivo per cui la morte di questo straordinario autore ha scosso così nel profondo chiunque abbia mai letto anche solo un suo libro va ricercata altrove. Luis Sepulveda era un uomo decisamente fuori dal comune, al punto che sembrava anche lui, a tratti, l’immaginifico personaggio di qualche libro di avventure: nato in Cile nell’ottobre del ’49, dopo un’intensa parentesi di attivismo politico viene incarcerato e torturato sotto il regime di Augusto Pinochet, costretto alla reclusione in una cella troppo piccola anche solo per permettergli di stare in piedi, per via della sua adesione al Partito Socialista.

Ma ciò non è sufficiente per convincerlo a smettere di credere nella vita: dopo la scarcerazione, continua a viaggiare, impegnandosi nel teatro, nella scrittura, nel giornalismo, il cuore sempre pronto ad accogliere le grida di aiuto che provenivano dagli oppressi e dalle vittime di regimi dittatoriali.

Moltissime le sue opere letterarie, che colpiscono per la straordinaria sintesi tra semplicità e poesia che Sepulveda riusciva ogni volta a ricreare. Ambientalista convinto, nel 1982 entrò in contatto con l’organizzazione ecologista Greenpeace, lavorando come membro di equipaggio sulle loro navi ed infine accedendo alla carica di coordinatore tra i vari settori della stessa associazione. Questa sua spiccata sensibilità per il tema dell’ambiente si manifesta in modo palese in moltissime opere dell’autore, prima fra tutte l’immortale Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare, opera del 1996 che lo consacra definitivamente come autore per adulti e bambini. Il gatto Zorba, protagonista del libro, prende sulle sue spalle la responsabilità di allevare un cucciolo di gabbiano, la piccola Fortunata, e promette a sua madre, che sta per morire a causa dell’impatto con una pozza di petrolio, che sarà lui ad insegnarle a volare. E così accade: mentre Zorba vede Fortunata sfrecciare lungo il cielo di Amburgo, capisce di aver fatto ciò che era giusto, pronunciando la frase che dà compimento e senso all’intera vicenda: vola solo chi osa farlo.

E ad Amburgo, Sepulveda colloca anche altre delle sue storie; basti pensare all’opera Il mondo alla fine del mondo, pubblicata nel 1989, dove il protagonista, che lavora in un’agenzia giornalistica, si batte per fermare un’imbarcazione che pratica caccia illegale di balene.

Storie semplici, fruibili, gradevoli, ma allo stesso tempo scomode e potenti, capaci di evocare temi importanti e brutali che molto hanno a che fare con il nostro quotidiano approccio al mondo, alla natura e alla bellezza, vicende fanciullesche che si trasformano in metafore di vita, e che prendono corpo, attraverso le pagine dei suoi libri, nella vita di ognuno di noi. È per questo, solo per questo, e non per altro, che la morte di Luis Sepulveda ha colpito tutti come un fulmine, come un evento che ha dell’impossibile: un combattente, un amico, un ribelle, un uomo come lui, non può certo arrendersi di fronte alla morte. Ed in effetti, a ben vedere, non è così che stanno le cose: gli uomini muoiono, ma restano le storie, i sentimenti, i voli inaspettati e spiccati proprio al momento giusto. Resta un vecchio che leggeva e continuerà a leggere romanzi d’amore per chiunque abbia voglia e coraggio per ascoltare, resta una gabbianella che vola nel cielo di Amburgo e in qualunque altro cielo la si voglia vedere, resta un gatto nero, grande e grosso, che la guarda con gli occhi pieni di lacrime ed è lì a ricordarci che sì, in fondo è così, è proprio vero che alla fine vola solo chi osa farlo.

Quindi grazie, Luis Sepulveda, per averci detto che la libertà esiste ed è giusto lottare per essa.

E grazie, infine, per averci insegnato a volare.

 

Pubblicato in Editoria

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