Morta Harper Lee, autrice de 'Il buio oltre la siepe'

Il buio oltre la siepe Il buio oltre la siepe una scena del film
Harper Lee se n'è andata.

L’autrice di To Kill a Mockingbird (Il buio oltre la siepe), il celebre romanzo del ’60 (premiato con il Pulitzer) e da cui, due anni dopo, verrà tratto l’omonimo film (vincitore di tre premi Oscar) di Robert Mulligan scritto da Horton Foote e interpretato da Gregory Peck, ha chiuso gli occhi per sempre. Quegli occhi lucidi e attenti che così acutamente e caparbiamente, dando prova di grande intelligenza, obiettività e onestà intellettuale (e in forte anticipo sui tempi), erano stati in grado di fotografare il razzismo, i pregiudizi e la violenza (a volte manifesta, altre volte sotterranea e latente) del Sud segregazionista degli Stati Uniti anni Trenta (e, per estensione, anche dei Quaranta e Cinquanta).

Nata a Monroeville (in Alabama) il 28 aprile 1926 da padre avvocato progressista (Amasa Coleman Lee) e madre (Frances Finch) spesso invalida a causa di frequenti crisi di depressone ed esaurimenti nervosi, è la più giovane di quattro figli. Frequenta la scuola pubblica della sua cittadina e poi l’Huntington College, una scuola privata solo femminile.

Fra il ’45 e il ’49 frequenta la University of Alabama, dove, su “Rammer Janner” (il giornale umoristico dell’Università, da lei diretto) tiene una rubrica intitolata “Commento caustico”. Segue un corso alla Oxford University con l’obiettivo di laurearsi in legge, ma lo interromperà a soli sei mesi dalla laurea. Nel ’52 si trasferisce a New York, raggiungendo Truman Capote, suo vecchio amico d’infanzia e futuro autore di Colazione da Tiffany (1958). Lì a New York lavora come impiegata per la Eastern Airlines e per la British Overseas Airways e, nel frattempo, scrive alcuni racconti. Nel ’56 rassegna le dimissioni dal suo impiego e decide di dedicarsi unicamente alla scrittura. Dopo la pubblicazione (per la casa editrice Lippincot) de Il buio oltre la siepe (oltre cinquecentomila copie vendute nel giro di un anno), collabora con T. Capote alla ricerca relativamente ad un episodio di cronaca avvenuto in Kansas e che fornirà la base per il libro (di T. Capote) A sangue freddo.

In seguito la Lee, che nel frattempo ha scritto gli articoli Love e In Other Words (pubblicati sulla rivista Vogue) e Christmas To Me e When Children Discover America (per McCalls), di dedica alla stesura di The Reverend, il suo secondo libro che, per motivi a tutt’oggi ignoti e che lei stessa non hai mai chiarito non verrà mai dato alle stampe. Tale libro partiva da un altro fatto di cronaca, che aveva visto protagonista un predicatore nero di Alexander City (Alabama), il quale aveva ucciso quattro membri della sua famiglia per intascare la loro assicurazione sulla vita e che poi verrà a sua volta ucciso al funerale della sua ultima vittima. Stando alle testimonianze dei suoi ex compagni di scuola, si ricava che la giovanissima H. Lee non fosse molto diversa in confronto alla Jean-Louis (detta “Scout” proprio per via dei suoi atteggiamenti da “maschiaccio”) de Il buio oltre la siepe, se non altro per via dell’abbigliamento (tutt’altro che “femminile”) e del comportamento che, in confronto ai rigidi canoni dell’epoca, è del tutto “fuori dal comune”.

La chiave dell’enigma connesso al suo ritiro (avvenuto nel ’69) e della sua decisione di smettere di pubblicare (rinunciando così a “cavalcare” al meglio la sua notorietà e l’ondata di successo di quegli anni, è forse da ricercare nella sua personalità piuttosto “tortuosa” e “paradossale”. Secondo sua sorella, il manoscritto di The Reverend le era stato rubato subito dopo il suo completamento e lei lo aveva interpretato come una sorta di “segno del destino”. Quanto alla sua scelta di vita di eterna nubile, ella stessa raccontò che, a suo avviso, “prima di essere in grado di vivere con altre persone, bisogna riuscire a vivere con se stessi”. Tutto il resto, fondamentalmente, è un lungo silenzio. Un ritratto di H. Lee appare in Infamous (Douglas McGrath, 2007), film sulla vita di T. Capote. Anche quest’ultimo ritratto, non autorizzato, verrà completamente ignorato dalla Lee, la quale, in un’intervista del lontano ’64, afferma che tutto ciò che desiderava sarebbe stato il fatto di essere la “Jane Austen del South Alabama”.

Il buio oltre la siepe le è bastato. La storia (che si svolge nell’Alabama del 1932, ovvero negli anni dell’infanzia dell’autrice) dell’avvocato Atticus Finch (nel film interpretato da un superlativo Gregory Peck premiato con un meritato Oscar come Miglior Attore Protagonista) che difende un nero ingiustamente accusato di violenza sessuale sia dall’accusa vera e propria sia dall’ostilità e dalla violenza dell’intero, ottuso villaggio, ha aperto un varco nei cuori, nelle coscienze e nelle menti di molti (progressisti e non). Ad ulteriore conferma e dimostrazione di ciò è il fatto che un sondaggio del ’98, condotto da alcune riviste letterarie americane, rivela che, a circa quarant’anni dall’uscita del romanzo, la maggior parte dei lettori del Sud degli Stati Uniti (Florida, Georgia, Alabama, Mississippi, Louisiana) lo considerano il “libro del secolo”. Vincitore, come già detto, del premio Pulitzer, dopo esser stato un grande successo internazionale, diventerà un “classico” largamente conosciuto e per questo continuamente ristampato. In totale ne sono state vendute oltre trenta milioni di copie e molte scuole lo hanno adottato (e ancora oggi lo adottano) come testo, ma H. Lee, dopo il ’62 pubblicherà pochissimo e preferirà uscire di scena e dai riflettori, disertando il mondo letterario e vivendo riservata e appartata più o meno come Arthur Radley (“Boo”), l’inquietante (ma nello stesso tempo affettuoso) “diverso” del suo libro.

La sua ultima intervista, rilasciata al noto giornalista Roy Newquist, risale agli anni Sessanta e da allora le sue apparizione in pubblico sono state rarissime. Nel luglio dello scorso anno è uscito, con una tiratura iniziale di due milioni di copie, Va’, metti una sentinella, il suo secondo romanzo, pubblicato negli USA da Harper Collins e in Gran Bretagna da William Heinneman. Il libro rappresenta una sorta di sequel de Il buio oltre la siepe (è ambientato vent'anni dopo), ma l’autrice ha dichiarato di averlo scritto due anni prima del precedente e di averlo tenuto nel cassetto per oltre cinquant’anni. In ogni caso, ora che Harper Lee ha concluso il suo passaggio in questo mondo, non altrettanto si può dire della sua opera, quel libro uscito ben cinquantasei anni fa e il cui contenuto, di impressionante attualità, è di fatto senza tempo e non finirà mai di offrire motivi di riflessione a chiunque abbia l’obiettività di recepirli.

 

Pubblicato in Editoria

Classe 1986, storico del cinema e giornalista pubblicista, appassionato di courtroom dramas, noir, gialli e western da oltre quindici anni, ha lavorato come battitore e segretario di produzione per un documentario su Pier Paolo Pasolini. Dopo un master in Editoria e Giornalismo, ha collaborato con il Saggiatore e con la Dino Audino Editore. Attualmente lavora come redattore freelance, promotore di eventi culturali e collaboratore alle vendite in occasione di presentazioni, incontri, dibattiti e fiere librarie.


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