Perché le donne valgono molto... anche se guadagnano poco

Perché le donne valgono molto... anche se guadagnano poco
Nelle librerie da una settimana un libro che, partendo dall’ingiustizia delle disparità salariali, racconta il ruolo della donna nella società moderna: professionista, moglie e madre troppo spesso costretta a pagare l’impegno familiare con la propria carriera.

Giovedì 7 aprile 2016 all’Istituto dell’Enciclopedia Italiana - alle 18.30 nella sede della Treccani - di piazza Mattei, saranno presenti Pierluigi Battista e Barbara Palombelli per presentare il libro della giornalista Sabrina Scampini Perché le donne valgono - anche se guadagnano meno degli uomini (Cairo, 180 pp., euro 14). Ci saranno per un motivo ben preciso e che la stessa autrice sottolinea nel libro: «Se pensate che il femminismo abbia ormai fatto il suo tempo e non serva più a nessuno, se credete che tutto sia già stato conquistato, è meglio vi ricrediate. Basta dare un’occhiata alle statistiche per capire che molto, troppo c’è ancora da fare per raggiungere la parità».

Parità che, secondo gli studi più recenti, appare come un’utopia: procedendo a questo ritmo, verrà raggiunta solo nel 2050. Soltanto allora i compiti sul lavoro e in casa saranno equamente suddivisi - lavori domestici compresi - fra uomini e donne: al cinquanta per cento. Ne ha parlato anche il “Corriere della Sera” nel presentare il lavoro di Sabrina Scampini sul blog La 27esima Ora - sottolineando il fatto che il peso dei cinquantatré euro in meno nelle buste paga delle donne segnali come, negli ultimi tre anni, il lavoro rosa, non abbia guadagnato posizioni. In termini di retribuzione non è cambiato molto. Così l’Italia, per quanto riguarda l’eguaglianza salariale, rimane agli ultimi posti. Come se ciò non bastasse, abbiamo leggi arretrate in tema di tutela della maternità: quando una donna diventa madre, non riesce quasi mai «a mantenere la posizione lavorativa dopo la nascita del primo figlio, per non parlare del secondo». Esiste il mobbing dei datori di lavoro contro le dipendenti madri. Ed esiste una normativa inadeguata in base alla quale «quando nasce un bambino le madri hanno diritto a cinque mesi retribuiti e i padri solo due giorni». Così, ancora una volta, ci rimette la donna, che, per accudire i figli, viene poi penalizzata sul lavoro. Come cambiare? Se ne parlerà con Sabrina Scampini.

Pubblicato in Editoria

Classe 1986, storico del cinema e giornalista pubblicista, appassionato di courtroom dramas, noir, gialli e western da oltre quindici anni, ha lavorato come battitore e segretario di produzione per un documentario su Pier Paolo Pasolini. Dopo un master in Editoria e Giornalismo, ha collaborato con il Saggiatore e con la Dino Audino Editore. Attualmente lavora come redattore freelance, promotore di eventi culturali e collaboratore alle vendite in occasione di presentazioni, incontri, dibattiti e fiere librarie.

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