Presentazione del romanzo d’esordio ‘Prima di dimenticare’ di Maria Pia Rosati il 15 novembre a Spazio 5

Presentazione del romanzo d’esordio ‘Prima di dimenticare’ di Maria Pia Rosati il 15 novembre a Spazio 5
Giovedì 15 novembre alle ore 19.00, presso la sede di Spazio 5 a Roma – Via Crescenzio 99/d (zona piazza Risorgimento-metro a Ottaviano), sarà presentato da Fabio Grisanti “Prima di dimenticare”, romanzo d’esordio dell’autrice Maria Pia Rosati (edizione Erudita del gruppo Giulio Perrone di Roma), in uscita nel mese di novembre.

Il romanzo si inserisce nel genere narrativo delle storie familiari: come afferma la stessa autrice, già “Cent’anni di solitudine” o “La casa degli spiriti”, e per la letteratura contemporanea “Il male perfetto” di U. Riccarelli, “Mille anni che sto qui” di M. Venezia, l’avevano resa più sensibile all’idea di cimentarsi nello stesso genere narrativo che aveva da sempre imparato ad apprezzare. “Prima di dimenticare” è per Maria Pia Rosati il primo romanzo dopo essersi dedicata alla scrittura di racconti come “Alessandro e Alice” eTi ho avuta a 50 anni” (pubblicato sulla rubrica “Amori Moderni” del Corriere.it), nel secondo dei quali, scritto in sole due ore, già si impone la dinamica familiare nel rapporto tra la mamma giovane e la mamma matura. “Ma un romanzo” – sospira l’autrice – “non è la stessa cosa”. Nella propria famiglia la Rosati ha sempre rintracciato dei personaggi già intensamente narrativi, ciò che mancava era l’occasione che portasse alla scrittura vera e propria. Un giorno, però, essa è arrivata e ha assunto i tratti della malattia: la demenza senile del padre.

La storia narrata inizia nel luogo d’origine della famiglia dell’autrice e porta sulla scena le due figure dei genitori: alla destra del torrente Canera, provincia di Rieti, abitava il padre, venuto su nella povertà, ribelle e amante dei gusti semplici; sulla riva sinistra invece abitava la madre, una ragazza orfana che cresceva con la sorella insieme alla matrigna e alla sorellastra, come nei migliori tòpoi fiabeschi. Dal loro incontro avventuroso di cui si legge nelle pagine di “Prima di dimenticare” nasce una bambina ed è proprio in questa bambina che la crescita lascerà maturare un’impressione, un Io narrante la cui lettura personale degli eventi permea tutto il romanzo.

Dopo aver condiviso, marito e moglie, il bisogno di riscatto nei confronti sì di un’infanzia personale difficile, ma anche connaturato all’intera generazione delle famiglie italiane che ricostruirono l’Italia dopo la guerra, il momento di benessere vissuto negli anni Ottanta segna invece per questo nucleo familiare la rottura dell’idillio (sebbene appena appena odorato). I litigi violenti e le discussioni accese, passaggi drammatici del libro, rendono ben evidente la preminenza naturale che le figure genitoriali hanno sempre mantenuto all’interno dell’ambiente di casa: da una parte, sul palco, una madre e un padre dalle personalità intense, animate dal fuoco di chi vive una vita carica, di chi raramente è soddisfatto; dall’altra i figli e le figlie che imparano ad ammortizzare le incoerenze, a lasciar spazio, ad essere sì primi spettatori, ma a non rubare mai la scena, “come figli-satelliti”.

Così la malattia del padre e gli scrupoli che sorgono, come ad esempio quello di negare un saluto che potrebbe sempre essere l’ultimo, divengono veicolo di tante frustrazioni alternate a calda pietà, rabbia e impotenza. Alla consapevolezza personale appare “inaccettabile e inquietante” l’annientamento cui ci si trova di fronte nel dialogo muto con un malato: quando a tratti non si viene riconosciuti dal proprio genitore e poi, un’ora dopo, è invece lui a condurci indietro nella memoria, nei sentimenti che affiorano, soprattutto nei figli – riconosciuti dagli occhi del padre solo ad intermittenza – questi sentimenti, fortemente contrastanti, vanno oltre il dispiacere per divenire rabbia della solitudine, orgoglio, smarrimento. La domanda che fa vibrare le corde della Rosati, a testimonianza di un’identità fuori fuoco, è: “Posso essere arrabbiata?”. Questo è stato il motore della scrittura per l’autrice: la volontà ricercata della riconciliazione con le figure genitoriali e con se stessi: la scrittura, la narrazione, intendono lasciar dispiegare la memoria così da permettere di rielaborare i fatti e identificarsi nuovamente, stavolta in età adulta, e quindi, finalmente, di accettarli.

Maria Pia Rosati nasce a Roma nel 1960 e dal ’72 vive ai Castelli Romani. Si laurea con lode in Lettere con una tesi di storia medievale alla Sapienza. Attualmente insegna come docente di scuola superiore in un Liceo linguistico di Roma, professione che le consente di continuare a coltivare il sempreverde interesse per la lettura e la scrittura che la madre, appassionata donna di cultura, le ha trasmesso. Ha pubblicato per il Corriere della Sera l’articolo “Noi prof in trincea…” e collabora con il magazine Maxime ed. Italia. Si è classificata seconda al concorso letterario “Gli unici veri amici: gli animali”(Giovanelli Editore) per cui il racconto sarà presto pubblicato.

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