Raffaele La Capria compie 96 anni

Raffaele La Capria all'inizio degli anni Sessanta Raffaele La Capria all'inizio degli anni Sessanta foto Carlo Riccardi
Lo scrittore Premio Strega 1961 con “Ferito a morte” ha compiuto novantasei anni.

«Guardando queste fotografie, che sono tutte molto belle anche come qualità tecnica, mi sono ritrovato nel mio tempo. Anzi, nel mio tempo più felice: quello della mia giovinezza, quando vinsi il Premio Strega e quando la vita mi appariva come appare a un giovane di trent’anni. Quindi visitare questa mostra  è stato per me un viaggio nel passato. Le sento tutte molto vicine, quasi come se anch’io potessi entrare in una di queste foto. Anzi ci sono!». (Raffaele La Capria il 21 luglio 2016, ammirando le fotografie di Carlo Riccrdi e rievocando epoche ormai molto lontane).

Nato a Napoli il 3 ottobre 1922, dopo la laurea in Giurisprudenza (1947) all’Università di Napoli e, dopo aver soggiornato in Francia, in Inghilterra e negli Stati Uniti, nel ’50 si trasferisce a Roma.

Nel ’52 esordisce nella narrativa con il romanzo Un giorno d’impazienza (Bompiani, Milano 1952; poi Mondadori, Milano 1987).

Nel ’57 frequenta il prestigioso Harvard International Seminar of Literature.

A partire dagli anni Cinquanta scrive sulle pagine culturale del «Corriere della Sera» e realizza radiodrammi per la Rai.

Nel ’61 vince il Premio Strega con Ferito a morte (Bompiani, Milano 1961; poi Mondadori, Milano 1984; Utet, Milano 2005), il suo secondo libro, che batte per un solo voto Delitto d’onore di Giovanni Arpino (futuro Premio Strega 1964 con L’ombra delle colline), Ballata levantina di Fausta Cialente e Le voci della sera di Natalia Ginzburg (futuro Premio Strega 1963 con Lessico famigliare).

All’inizio degli anni Ottanta ha raccolto i tre libri Un giorno d’impazienzaFerito a morte e Amore e psiche (Bompiani, Milano 1973) nel volume Tre romanzi di una giornata (Einaudi, Torino 1982).

Dal ’90 è co-direttore della rivista letteraria «Nuovi argomenti».

Nel corso della sua lunga carriera Raffaele La Capria ha pubblicato oltre venti libri. Ricordiamo i saggi False partenze: frammenti per una biografia letteraria (Bompiani, Milano 1974; poi Mondadori, Milano 1995), e Il sentimento della letteratura (Mondadori, Milano 1997), il racconto Colapesce: favola italiana (Mondadori, Milano 1974; poi Colonnese, 1998; Drago, 2008), le raccolte di racconti Fiori giapponesi: cinquantacinque pezzi facili (Bompiani, Milano 1979; poi Mondadori, Milano 1989; BUR, Milano 2009), La neve del Vesuvio (Mondadori, Milano 1988), con cui vince il Premio Grinzane Cavour, e L’estro quotidiano (Mondadori, Milano 2005), con cui vince il Premio Viareggio, le raccolte di scritti civili La mosca nella bottiglia: elogio del senso comune (Rizzoli, Milano 1996), Lo stile dell’anatra (Mondadori, Milano 2001; poi BUR, Milano 2012) e La bellezza di Roma (Mondadori, Milano 2014), la sua autobiografia, intitolata Cinquant’anni di false partenze ovvero l’apprendista scrittore (Minimum Fax, Roma 2002), con introduzione di Raffaele Manica e un omaggio di Alfonso Berardinelli, Caro Goffredo (Minimum Fax, Roma 2005), dedicato all’amico Goffredo Parise (1929-1986), Premio Strega 1982 con Sillabario n.2.

Nel 2003 tutte le sue opere scritte fino a quell’anno vengono pubblicate in un volume della collana Mondadori “I Meridiani”, a cura di Silvio Perrella. Un’altra edizione (anch’essa con “I Meridiani” Mondadori), riveduta e aggiornata, verrà pubblicata in due volumi dodici anni dopo, nel 2015. 

Nel 2001 riceve il Premio Campiello alla Carriera e, l’anno seguente, il Premio Chiara (anch’esso alla Carriera).

Nel 2011 gli viene conferito il Premio Alabarda d’Oro alla Carriera per la Letteratura e, l’anno seguente il Premio Brancati.

Inoltre, impossibile non ricordare la sua intensa attività di traduttore (ha tradotto opere teatrali di autori quali Jean Cocteau, Thomas S. Eliot, George Orwell, Jean-Paul Sartre, e scritto l’introduzione o la prefazione di opere di Damiano Damiani, Eduardo De Filippo, Stefano Di Michele, Giosetta Fioroni, Antonio Ghirelli, Ruggero Guarini, Predrag Matvejevic, Randall Morgan, Giuseppe Patroni Griffi, Furio Sampoli, Ignazio Silone, Stendhal, Sandro Veronesi), e quella per il cinema, per cui ha lavorato come cosceneggiatore di film quali Racconti dell’Italia di ieri (1961) di Gilberto Tofano, Leoni al sole (1961) di Vittorio Caprioli, La finestra (1962) di Silverio Blasi, in cui lavora insieme a Mario Soldati, Le mani sulla città (1963) di Francesco Rosi (cosceneggiatore insieme a Enzo Forcella), interpretato da Rod Steiger, C’era una volta… (1967), anch’esso diretto da Francesco Rosi, Senza sapere niente di lei (1969) di Luigi Comencini, Uomini contro (1970) di Francesco Rosi, interpretato da Gian Maria Volonté, Identikit (1974) di Giuseppe Patroni Griffi, Cristo si è fermato a Eboli (1979) di Francesco Rosi, tratto dall’omonimo libro di Carlo Levi e interpretato da Gian Maria Volonté, Sabato, domenica e lunedì (1990) di Lina Wertmuller, Una questione privata (1991) di Alberto Negrin, Diario napoletano (1992) di Francesco Rosi, Ferdinando e Carolina (1998) di Lina Wertmuller.

Alcune foto di Raffaele la Capria sono ammirabili nella mostra Vita da Strega, curata dall’Archivio Fotografico Riccardi e formata da cinquanta scatti del grande fotografo Carlo Riccardi (classe 1926) degli anni compresi fra il 1957 ed il 1971, in quindici differenti edizioni del Premio Strega.

Nelle foto della mostra, troviamo autori ed autrici quali Elsa Morante (Premio Strega 1957 con L’isola di Arturo), Dino Buzzati (Sessanta racconti - 1958), Giuseppe Tomasi di Lampedusa (Premio Strega 1959 con Il Gattopardo, da cui, quattro anni dopo, verrà tratto l’omonimo film di Luchino Visconti interpretato da Burt Lancaster, Claudia Cardinale, Alain Delon, Paolo Stoppa, Serge Reggiani, Romolo Valli, Rina Morelli, Lucilla Morlacchi, dai giovani Mario Girotti - non ancora Terence Hill - e Giuliano Gemma e da una giovanissima Ottavia Piccolo), Carlo Cassola (Premio Strega 1960 con La ragazza di Bube, da cui, tre anni dopo, verrà tratto l’omonimo film di Luigi Comencini interpretato da Claudia Cardinale e George Chakiris), Mario Tobino (Il clandestino - 1962), i già citati Natalia Ginzburg e Giovanni Arpino (rispettivamente per Lessico famigliare e L'ombra delle colline), Paolo Volponi (Premio Strega 1965 con La macchina mondiale), Michele Prisco (Una spirale di nebbia - 1966 -, da cui, undici anni dopo, verrà trawstto il film omonimo diretto da Eriprando Visconti), Anna Maria Ortese (Poveri e semplici - 1967), Alberto Bevilacqua (L’occhio del gatto - 1968), Lalla Romano (Le parole tra noi leggere - 1969), Guido Piovene (Le stelle fredde - 1970), Raffaele Brignetti (La spiaggia d’oro - 1971).

Vita da Strega è anche un libro, intitolato Gli anni d’oro del Premio Strega - Racconto fotografico di Carlo Riccardi (AGR, Roma 2016). Il volume, a cura di Maurizio Riccardi e Giovanni Currado, raccoglie una selezione di oltre novanta foto, una più ampia sintesi della raccolta presente all’interno dell’Archivio Riccardi.

Il 21 luglio 2016 la mostra, ospitata dalla Biblioteca Rispoli a Roma dal 7 al 30 luglio dello stesso anno, è stata visitata da un “ospite d’onore”: Raffaele La Capria.

Dal 29 giugno al 1 luglio, e poi dal 7 luglio 2018, la mostra è stata esposta al Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia - via di Villa Giulia 9 - a Roma, la storica sede della serata finale del prestigioso premio letterario.

 

 

 

Pubblicato in Editoria

Classe 1986, storico del cinema e giornalista pubblicista, appassionato di courtroom dramas, noir, gialli e western da oltre quindici anni, ha lavorato come battitore e segretario di produzione per un documentario su Pier Paolo Pasolini. Dopo un master in Editoria e Giornalismo, ha collaborato con il Saggiatore e con la Dino Audino Editore. Attualmente lavora come redattore freelance, promotore di eventi culturali e collaboratore alle vendite in occasione di presentazioni, incontri, dibattiti e fiere librarie.

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