Renato Magistro, Leima: l'unicità dell'esperienza multisensoriale del libro

Dalla letteratura alla saggistica per arrivare alle “visioni”, in cui le immagini fotografiche trasmettono emozioni: intervista a Renato Magistro, direttore editoriale della casa editrice Leima.

renato-magistro-leimaIn un momento storico come quello che stiamo attraversando, in cui la conoscenza, l’arte e la cultura rischia di essere banalizzata dalla semplificazione di “massa”, è necessario attuare e predisporre tutti gli strumenti che abbiamo per contrastare ciò che potrebbe diventare un problema strutturale della nostra visione del mondo e delle cose.

Proprio sulla base di questa considerazione, drammaticamente vera seppur inflazionata nelle argomentazioni comuni, c’è chi cerca di controbilanciare ad una situazione certamente non favorevole, attraverso la ricerca e la diffusione della letteratura.

Dalla letteratura alla saggistica per arrivare alle “visioni”, in cui le immagini fotografiche trasmettono emozioni. Oggi incontriamo Renato Magistro, direttore editoriale della casa editrice Leima, il quale sta realizzando un progetto ambizioso e importante, intimamente connesso con l’amore per i libri: curare la nascita di libri in maniera integrale.

Le Edizioni Leima nascono nel periodo storico del self publishing, in cui manca del tutto un filtro fra i prodotti editoriali e i lettori, come vi ponete di fronte a questo fenomeno che prende sempre più piede?

A mio avviso una casa editrice può definirsi tale se, e solo se, esegue una valutazione dei manoscritti che riceve, li sceglie e sostiene l’investimento per pubblicarli, senza nessun onere a carico dell’autore. È una garanzia di qualità per gli autori e per il pubblico. Le realtà che si discostano da tali fondamenti dell’editoria sono “cose” editrici.

Per quanto riguarda la diffusione degli e-book, invece, qual è il vostro approccio a questo strumento, che erode un certo modo di trasmettere cultura?

Quello dell’e-book è certamente un fenomeno che guardo con favore in riferimento ai testi adottati nelle scuole o nelle università. È uno strumento che offre la possibilità di risparmiare, di interagire e di alleggerire gli zaini. L’Amore per la lettura, quello con la A maiuscola, è un’altra cosa. Il libro di carta offre un’esperienza multisensoriale che nessun dispositivo potrà riprodurre. Per non parlare poi del “fascino” della scelta: entrare in libreria, perdersi tra i libri, sfogliare, esitare e infine decidere.

Sempre in merito alla “modernizzazione”, colpisce particolarmente la modalità del booktrailer per diffondere i vostri titoli, come mai avete scelto questa tipologia divulgativa?

Perché ci consente di arrivare al cuore dei lettori con un messaggio immediato, semplice e diretto, è un assaggio che ci consente di stimolare la loro curiosità. Sembrava quasi un passaggio obbligato data la dimensione sempre più multimediale che viviamo, al punto da poter parlare oggi di crossmedialità. Di certo è uno strumento evocativo che si avvicina all’esperienza multisensoriale legata al libro di cui parlavamo prima.

Oggi ci si trova di fronte a grandi Case editrici, una concentrazione che pone questi soggetti in una posizione dominante nel mercato. Qual è la strategia che le Edizioni Leima, o comunque le piccole e medie Case editrici, vogliono mettere in atto per continuare a trasmettere la propria visione del mondo attraverso le proprie pubblicazioni?

Il nostro obiettivo è quello di emergere, crearci un nostro spazio all’interno del panorama nazionale. Non abbiamo paura di sognare in grande. Per riuscirci stiamo creando una rete locale molto forte, fatta di un dialogo costruttivo sia con gli autori e gli operatori del settore, che con il pubblico, con il quale ci confrontiamo, sia durante i nostri eventi che attraverso tutti i canali “social”.

Ogni azione ha sempre una sua strategia sottostante, qual è il progetto editoriale generale che muove la scelta dei titoli da pubblicare? In altri termini: qual è la strategia che sta alla base di questo importante progetto?

Il nostro orientamento è quello di concentrarci sui problemi reali e di affrontarli in modo diretto. Siamo promotori di un messaggio forte sia a sostegno della cultura della legalità che contro le barriere alzate dai pregiudizi.

Come sempre nella vita, si può scegliere di vedere il bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto. Noi siamo una casa editrice giovane: abbiamo scelto di vederlo come un vantaggio e non come uno svantaggio. Per noi “giovane” significa  vitale, aperto al dialogo e alle diversità di opinioni, curioso di sperimentare ogni novità, di guardarsi intorno.

La casa editrice ha tre collane: Le stanze, ospita la narrativa a 360° gradi senza limitazioni di struttura narrativa; Le mani, si occupa di saggistica; Le visioni, comprende libri fotografici e monografie. Questo ci permette di spaziare nelle nostre scelte editoriali e di ospitare autori con temi e vocazioni molto diversi tra loro.

Produrre cultura nel nostro Paese è un obiettivo complesso, soprattutto in questo momento storico. Viviamo nel paradosso di una cultura formalmente più diffusa, ma che quasi annulla le diversità, cancella quella cultura sostanziale che invece sarebbe necessaria. In sostanza viviamo nel paradosso di avere una moltitudine di fonti e stimoli culturali, ma nella morte delle diversità e punti di vista culturali, fra i vostri impegni editoriali c’è anche in progetto il contrasto all’omologazione culturale?

Io farei una distinzione fra informazione e cultura. Sicuramente la pluralità delle fonti ci consente di acquisire un maggior numero di informazioni nel minor tempo possibile. Ho paura che però che i cosiddetti “nativi digitali”, definizione orribile per identificare le nuove generazioni, perdano di vista un aspetto importante, necessario per generare cultura anche dalle informazioni: l’approfondimento. Quello che ci proponiamo è di stimolare l’approfondimento attraverso la lettura innanzitutto, ma anche attraverso il dibattito e il confronto con gli autori e i moderatori durante le nostre presentazioni.

Le Edizioni Leima affonda le proprie origini nella legatoria, un settore certamente affine all’editoria, ma diverso sotto l’aspetto pratico. Quali sono le difficoltà incontrate in questa nuova avventura e quali le cose che non vi aspettavate?

Le difficoltà sono quelle legate a un settore in crisi nel quale si vendono sempre meno libri, ma stare ad aspettare non serve a nessuno. Con coraggio abbiamo deciso di pubblicare affrontando il rischio e l’investimento che ne derivano. Non ci aspettavamo comunque di avere dei riscontri positivi in così breve tempo e soprattutto l’affetto dei lettori, l’incoraggiamento ricevuto da più parti e l’interesse che ci è stato dedicato. Questo per noi è motivo di orgoglio e stimolo per migliorarci.

Qual è il suo personale rapporto con la letteratura?

Di rassegnazione. Nel senso che non mi basterà una vita per riuscire a leggere tutto quello che vorrei, ma spero che il paradiso sia come l’ha immaginato Virginia Woolf: “Leggere continuamente, senza fine”.

Antonio Marchetta

 

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