“Saigon, Illinois” di Paul Hoover al Festival Internazionale Letterature Off

“Saigon, Illinois” di Paul Hoover al Festival Internazionale Letterature Off
Verrà presentato sabato 23 giugno 2018 alle 18 presso la Biblioteca Cornelia - via Cornelia 45 - a Roma, al Festival Internazionale Letterature Off, il libro di Paul Hoover “Saigon, Illinois” (Carbonio Editore). Insieme all’autore interverrà Nicola Manuppelli, americanista e traduttore dell’opera. Letture e interpretariato a cura di Luca Dresda.

«Era il desiderio che teneva insieme il mondo, non il bene o il male». «I veri angeli della desolazione non erano motociclisti fuorilegge e beatnik suburbani; erano comuni impiegati di drogheria, meccanici, presidenti di banche e casalinghe che credevano nell’inevitabilità, quindi nella bellezza della prima alba nucleare. Erano le fenici che si alzavano dalle ceneri dell’America delle piccole città e lo sapevano; era questo a conferire loro una tale spaventosa fiducia nei propri odi quotidiani» (Paul Hoover, Saigon, Illinois, Carbonio Editore, Milano 2017)

«Paul Hoover ha una sensibilità tutta sua nel raccontare la scelta di Jim Holder - protagonista e voce narrante di Saigon, Illinois - che, nell’estate del 1968, decide di negarsi alla leva, scegliendo il servizio alternativo in un ospedale. […] L’autore rende magistralmente il clima confuso dell’America a cavallo tra il 1968 e il 1969, della frattura verticale tra le generazioni e dell’ambigua conduzione dei conflitti, offrendo un punto di vista inedito rispetto all’enorme massa bibliografica legata alla guerra del Vietnam» (Marco Denti, Buscadero)

«Un romanzo superbo, una storia traboccante stupore per la vita e senso di possibilità. Una scrittura affilata, sensibile e gentile» (Larry Heinemann)

«Paul Hoover ha un vero talento nel vedere e riportare le parti più insospettabili, appartate e spesso bizzarre dei suoi personaggi. La sua poetica è vasta e profonda, non si accontenta mai della superficie. Il suo tono è misurato, saggio, schietto. Saigon, Illinois è un libro importante, che contiene tutto quello che ciascuno di noi ha bisogno di sapere: come trovare la speranza e mantenerla» (Kaye Gibbons)

Il ’68 americano da un altro punto di vista. Il Vietnam raccontato dalla voce di un obiettore di coscienza. Gli anni della contestazione, il sesso libero, le amicizie folli, il romanticismo straniante di un’epoca caleidoscopica, la vita e la morte.

Ambientato nell’estate del 1968, Saigon, Illinois racconta del ventitreenne Jim Holder, il quale, in piena guerra del Vietnam, fa obiezione di coscienza e viene assegnato al Metropolitan Hospital di Chicago. Mentre fuori si ha un incrudelirsi del conflitto - il cui esito non è difficile da prevedere e che, nonostante ciò, è ancora lontano dalla fine – e, sullo sfondo, un’America giovane ed irruentemente pacifista, il microcosmo ospedaliero diventa la personale Saigon del “giovane Holder”. Ritmato da una burocrazia sanitaria dagli echi kafkiani, popolato da anestesisti maldestri, da infermieri depressi, da medici nevrotici, da pazienti lobotomizzati, ingessati, intubati, il nosocomio cittadino si trasforma nel proscenio di una “black comedy” in cui situazioni drammatiche diventano grottesche e viceversa, fino ad un epilogo liberatorio e, nello stesso tempo, pieno di disillusione.

Con una scrittura mirabilmente vivida - il lettore ha sovente l’impressione di vedere i colori dell’epoca, scorgendone la luce e restandone quasi abbagliato -, Paul Hoover lascia il segno raccontando il suo Sessantotto. La prospettiva assunta -  quella minoritaria dell’antimilitarismo - fa affiorare tutte le contraddizioni ed i conti mai fatti sulla guerra del Vietnam, un conflitto “spartiacque” per gli Stati Uniti che, nei vent’anni (1955-1975) della sua durata, spazzò via quasi due secoli di “sogno” a stelle a strisce. Pertanto, si può ben affermare che la letteratura pacifista americana abbia trovato di Paul Hoover un altro eccellente cantore, nel varco aperto da Kurt Vonnegut e Joseph Heller.

Pubblicato nel 1988, pur non essendo mai finito fuori catalogo, Saigon, Illinois arriverà in Italia solo alla fine del 2017 per i tipi di Carbonio, giovane realtà editoriale (è nata nel 2016) specializzata in narrativa e saggistica di respiro internazionale.

Paul Hoover (Harrisonbourg - Virginia -, 1946) è scrittore, traduttore, poeta ed autorevole divulgatore di poesia. A lui si deve la curatela di Postmodern American Poetry che, nelle sue due edizioni (1994 e 2013), si configura come una fra le maggiori antologizzazioni di poesia nordamericana a cavallo fra Novecento e XXI secolo (oltre cento nomi che vanno dal melvilliano ed imprescindibile Olson passando agli “evergreen” Bukowski, Corso, Ferlinghetti, Ginsberg, Kerouac fino all’attuale e fertile panorama di autori americani viventi). Attualmente P. Hoover insegna Scrittura creativa alla San Francisco State University ed è editor della celebre rivista letteraria «New American Writing». Fra le sue raccolte ricordiamo Totem and Shadow: New & Selected Poems (1999), Winter (Mirror), 2002, Desolation: Souvenir (2012), In Idiom and Earth (2012). Quest’ultima è stata tradotta anche in spagnolo (dalla scrittrice messicana Maria Baranda) e pubblicata con il titolo En el idioma y en la tierra.

Saigon, Illinois di Paul Hoover (finora si tratta del suo unico romanzo) pubblicato da Carbonio Editore (Milano) nella collana “Cielo stellato”, traduzione di Nicola Manuppelli, è disponibile in libreria e online da novembre 2017. 

 

 

 

 

 

 

       

 

 

 

Pubblicato in Editoria

Classe 1986, storico del cinema e giornalista pubblicista, appassionato di courtroom dramas, noir, gialli e western da oltre quindici anni, ha lavorato come battitore e segretario di produzione per un documentario su Pier Paolo Pasolini. Dopo un master in Editoria e Giornalismo, ha collaborato con il Saggiatore e con la Dino Audino Editore. Attualmente lavora come redattore freelance, promotore di eventi culturali e collaboratore alle vendite in occasione di presentazioni, incontri, dibattiti e fiere librarie.


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