Tra aneddoti e riflessioni Guido De Angelis si racconta nella sua autobiografia

Tra aneddoti e riflessioni Guido De Angelis si racconta nella sua autobiografia
Tra i vari e numerosi episodi della sua infanzia e adolescenza, Guido De Angelis ci racconta il colpo di fulmine che lo segnerà  e lo seguirà per  tutta la vita, ossia la passione per il calcio e in particolare per la Lazio. Ma anche la passione per la musica e per il giornalismo.

“Un viaggio nei ricordi persi nel tempo e che bussano alla porta della memoria di tanto in tanto per non farmi dimenticare quello che è stato e come ho fatto ad arrivare fin qui”.

Nel titolo della sua autobiografia è chiaro il riferimento alla popolarissima canzone portata al successo da Gianni Morandi, C’era un ragazzo che come me amava i Beatles e i Rolling Stones, “era spesso nella mia testa (un motivo tutt’oggi molto orecchiabile) e mi divertivo a ricanticchiarla a modo mio, cambiando qualche parola”.

Cresciuto nel quartiere Tuscolano, i genitori avevano un ristorante in Via Quintino Sella, angolo Via XX Settembre, “al ristorante De Angelis si mangiava bene”, e poi “dopo le lezioni del mattino, la corsa all’oratorio, che in quegli anni era sacro. Sono cresciuto nel campetto di Santa Maria Ausiliatrice”.

Ben presto, accompagnato dal padre,  comincerà a frequentare lo stadio, “la Lazio si divideva tra il Flaminio e l’Olimpico, quest’ultimo era molto diverso da oggi”; sarà Giorgio Chinaglia, a cui dedica un capitolo, che conquisterà il suo cuore.

Con il passare degli anni,  il ragazzo che frequentava la curva percorre la strada del giornalismo, diventando conduttore radiofonico e televisivo, fonderà la rivista Lazialità, in pratica si trasforma da spettatore a narratore delle imprese della squadra del cuore.

Ci parla della conquista del primo scudetto della stagione 1973/74 sotto la guida di Tommaso Maestrelli e dell’impresa della salvezza nell’anno in cui la Lazio di Eugenio Fascetti partì con nove punti di penalizzazione.

Ci parla anche delle scomparse premature di Tommaso Maestrelli, Luciano Re Cecconi e Vincenzo Paparelli, “una ferita ancora aperta nel mio cuore”.

Ma non c’è solo la Lazio, ci sono anche i ricordi di un mondo che non c’è più. “Per noi ragazzini c’era uno spartiacque netto e invalicabile che sanciva la fine di un giorno e l’inizio del sonno: Carosello. Penso che ogni bambino della mia generazione si sia sentito dire dai genitori : “Dopo Carosello, a letto!”.

Erano i tempi in cui “Ameri, Ciotti e Bortoluzzi ci raccontavano alla radio le partite, le figurine Panini costavano dieci lire a pacchetto, mentre la schedina cambiava colore ogni settimana e si validava a mano, con colla e bollino (verde o rosso in funzione del numero di colonne giocate)”.

Ma c’è spazio anche per raccontarci fatti di cronaca, come ad esempio quando “nel 1960 un drammatico evento sconvolse il pianeta: il 22 maggio a Valdivia, in Cile, un violentissimo terremoto raggiunse una magnitudo di 9.5, la più alta mai registrata. E’ stata questa la scossa più forte di sempre”.

Oppure eventi che hanno segnato un epoca:  “il 20 luglio del 1969, al termine di una lunga diretta su RAI 1, i mitici Tito Stagno e Ruggero Orlando raccontarono l’allunaggio della missione Apollo 11: lo statunitense Neil Armstrong fu il primo astronauta della storia a toccare il suolo lunare pronunciando la celebre frase: Un piccolo passo per l’uomo, un grande passo per l’umanità”.

La lettura scorre veloce, emozioni di lazialità si  intrecciano con ricordi personali.

“C’era un ragazzo che come me…amava la Lazio e Long John” di Guido De Angelis Edizioni Editime 15 euro, 290 pagine

Pubblicato in Editoria, Sport

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