Un ricordo di Pier Paolo Pasolini nell'anniversario della sua scomparsa

Pier Paolo Pasolini in tribunale nel 1963 Pier Paolo Pasolini in tribunale nel 1963 foto Carlo Riccardi
Quarantadue anni fa, nella notte fra il primo e il 2 novembre 1975, veniva barbaramente assassinato all’Idroscalo di Ostia  il grande regista, scrittore, saggista, giornalista e intellettuale friulano.

Nato a Bologna nel marzo 1922 da madre friulana (Susanna Colussi, insegnante) originaria di Casarsa della Delizia (PN) e padre bolognese (Carlo Alberto Pasolini, ufficiale di fanteria), nel ’47 comincia ad insegnare alle scuole elementari di Valvasone (PN), non lontano da Casarsa.

Nell’autunno del ’49 perde l’insegnamento a Valvasone e viene espulso dal Partito Comunista.

Nel gennaio dell’anno successivo il giovane Pasolini -  aveva ventotto anni - arriva a Roma con la madre. Il padre rimane in Friuli (la famiglia si ricongiungerà solo nel luglio dell’anno successivo). Senza mezzi e con un futuro immediato che dipende esclusivamente dall’aiuto di uno zio, si trasferisce in una camera a piazza Costaguti, nel cuore del ghetto ebraico. La sua esigenza più impellente è quella di trovare un lavoro. Chiede invano di dare lezioni private e si iscrive al sindacato comparse di Cinecittà. Fa il correttore di bozze per un giornale, riesce a far pubblicare qualche articolo su alcuni quotidiani cattolici e di estrema destra (“Il Quotidiano”, “Il popolo di Roma”, “Libertà d’Italia”), continua a scrivere (o riscrive) le opere cominciate in Friuli nei due anni precedenti (Atti impuri, Amado mio, La meglio gioventù). Scrive anche le poesie raccolte in Roma 1950 - Diario, che un decennio dopo verrà pubblicato da Scheiwiller.

Nel ’51 Si trasferisce in un modesto appartamento in via Giovanni Tagliere 3 - in zona Ponte Mammolo, vicinissimo all’attuale carcere di Rebibbia - e vi rimarrà fino al ’53. Grazie al poeta dialettale  abruzzese Vittorio Clementi, ottiene un posto da insegnante presso la scuola media “Francesco Petrarca”, a Ciampino. Fra i suoi allievi troviamo il futuro scrittore e sceneggiatore Vincenzo Cerami (1940-2013).

Nel ’54 collabora - insieme all’amico Giorgio Bassani, futuro Premio Strega 1956 con Cinque storie ferraresi - con Mario Soldati alla sceneggiatura de La donna del fiume e, con i soldi guadagnati, si trasferisce  a Monteverde, quartiere in cui rimarrà per nove anni (dapprima, dal ‘54 al ‘59, in via Fonteiana 86 -, poi, dal ‘59 al ‘63, in via Giacinto Carini 45, nello stesso edificio in cui abitava il poeta e critico letterario Attilio Bertolucci, padre dei fratelli Bernardo e Giuseppe Bertolucci).

Nel ’55 esce Ragazzi di vita, il suo primo romanzo, pubblicato da Garzanti.

L’anno successivo scrive la sceneggiatura di Marisa la civetta di Mauro Bolognini. Il film segna l’inizio della sua collaborazione con M. Bolognini, collaborazione fondata su un’intesa e un’amicizia che saranno durature, soprattutto per via della consapevolezza, da parte di entrambi, dei loro differenti temperamenti artistici: da un lato la raffinata stilizzazione di Bolognini, dall’altro il realismo di Pasolini. La grande crisi politica e ideologica di quell’anno (il rapporto Kruscev al XX Congresso del Partito Comunista Sovietico, che segna il rovesciamento dell’epoca staliniana e la speranza di un rinnovamento nel mondo comunista, che stridono con i fatti di Polonia e d’Ungheria) ispira la trama degli scritti di questi anni (le ultime parti de Le ceneri di Gramsci e il suo nuovo romanzo Una vita violenta).

Nel ’57 collabora con Federico Fellini alla sceneggiatura de Le notti di Cabiria. Nello stesso anno Garzanti pubblica la già citata raccolta di poesie Le ceneri di Gramsci (in cui troviamo anche la celebre Recit).

L’anno successivo scrive la sceneggiatura di Giovani mariti di Mauro Bolognini.

Nel ’59 esce Una vita violenta, il suo secondo romanzo, anch’esso pubblicato da Garzanti. Nello stesso anno collabora alle sceneggiature de La notte brava di Mauro Bolognini, Morte di un amico di Franco Rossi e La notte dei teddy boys di Leopoldo Savona.  Nel corso dell’estate, per la rivista “Successo”, percorre le coste italiane al volante della sua Millecento per realizzare La lunga strada di sabbia (pubblicato da Contrasto - Roma - nel 2014), un vasto reportage sull’Italia fra cambiamento e tradizione, vacanze borghesi e strascichi di un dopoguerra molto difficile. Nel novembre/dicembre, a bordo della medesima Millecento, va a Milano, dove, nel giro di circa tre settimane, scrive La Nebbiosa, sceneggiatura che avrebbe dovuto trasformarsi in film (diretto da Gian Rocco e Pino Serpi). Alla fine il film non verrà più realizzato a causa del produttore, Renzo Tresoldi, un industriale milanese che non rispetterà gli accordi presi. Lo stesso Pasolini si sforzerà di dimenticare quella sfortunata parentesi e, negli anni successivi, quasi non ne parlerà più. La sceneggiatura originale è stata pubblicata, per la prima volta in versione integrale, dal Saggiatore - Milano - nel 2013.

L’anno successivo collabora alle sceneggiature de La giornata balorda e Il bell’Antonio, entrambi diretti da Mauro Bolognini, Il carro armato dell’8 settembre di Gianni Puccini, La lunga notte del ’43 di Florestano Vancini. Nello stesso anno recita nel ruolo di Leandro - detto "il gobbo" - ne Il gobbo di Carlo Lizzani, fornisce alcune idee per La Dolce Vita di Federico Fellini e comincia a scrivere la sceneggiatura de La commare secca, progetto che verrà poi abbandonato (il film verrà realizzato due anni dopo, nel ’62, e segnerà l’esordio alla regia del giovane Bernardo Bertolucci).

Nel ’61 esce Accattone, film da lui scritto e diretto e che segna il suo esordio alla regia. Nello stesso anno parte per l’India con Alberto Moravia e Elsa Morante: Bombay, Nuova Dehli, Calcutta. Il mese successivo proseguono per l’Africa: Kenia e Zanzibar. Scrive una serie di articoli che appaiono su “Il Giorno” e che formeranno il volume L’odore dell’India.

L’anno dopo escono Mamma Roma, suo secondo film, da lui scritto e diretto, e La rabbia. Parte da solo per un viaggio di un mese: Egitto, Sudan, Kenya e Grecia.

Nel ’63  lascia il quartiere Monteverde e si trasferisce in zona Eur - in via Eufrate  9 -  dove rimarrà per i successivi dodici anni. Nello stesso anno esce La ricotta - episodio di RoGoPaG - da lui scritto e diretto (gli altri tre episodi - Illibatezza, Il nuovo mondo e Il pollo ruspante - vengono diretti rispettivamente da Roberto Rossellini - Ro -, Jean-Luc Godard - Go -, e Ugo Gregoretti - G -), per cui verrà accusato di vilipendio alla religione di Stato e sarà costretto a deporre in tribunale nel corse del processo. Esce il film Milano nera, diretto da Gian Rocco e Pino Serpi e tratto (molto, troppo liberamente) dalla sua sceneggiatura La Nebbiosa. Pasolini annuncia una causa per far togliere il proprio nome dai titoli di testa del film. Nello stesso anno fa un terzo, lungo viaggio: Yemen, di nuovo Kenya, Ghana e Guinea. Il suo progetto di realizzare un film ambientato in Africa si concretizza in una sceneggiatura intitolata Il padre selvaggio. Tuttavia, per via di ostacoli produttivi, il film non verrà mai realizzato.

L’anno dopo escono Il Vangelo secondo Matteo, e il suo film-documentario Comizi d’amore.

Nel ‘66 è la volta di Uccellacci e uccellini, interpretato da Totò e Ninetto Davoli.

L’anno dopo escono Edipo re, Che cosa sono le nuvole?, episodio di Capriccio all’italiana, (gli altri cinque episodi - La bambinaia, Il mostro della domenica, Perché?, Viaggio di lavoro e La gelosa - vengono diretti rispettivamente da Mario Monicelli, Steno, Mauro Bolognini, Pino Zac e nuovamente Mauro Bolognini), La terra vista dalla luna, episodio de Le streghe (gli altri quattro episodi - La strega bruciata viva, Senso civico, La siciliana e Una sera come le altre - vengono diretti rispettivamente da Luchino Visconti, Mauro Bolognini, Franco Rossi e Vittorio De Sica). Nello stesso anno realizza una celebre intervista al “poeta maledetto” Ezra Pound.

Nel ’68 esce il film Teorema. L’anno dopo escono il libro Teorema, pubblicato da Garzanti e tratto dall’omonimo film uscito l’anno avanti, e i film Porcile, Medea, La sequenza del fiore di carta, episodio di Amore e rabbia (gli altri quattro episodi - L’indifferenza, Agonia, L’amore e Discutiamo, discutiamo - vengono diretti rispettivamente da Carlo Lizzani, Bernardo Bertolucci, Jean-Luc Godard e Marco Bellocchio).

Nel ’70 esce Appunti per un’orestiade africana. Nello stesso anno, realizza Le mura di Sana’a, documentario in forma di appello all’Unesco, girato nello Yemen e prodotto da Franco Rossellini. Lo stesso Pasolini afferma: “È uno dei miei sogni occuparmi di salvare Sana’à ed altre città, i loro centri storici: per questo sogni mi batterò, cercherò che intervenga l’Unesco”. Anche se non vivrà abbastanza a lungo da vederlo, il suo “sogno”/appello verrà accolto e, sedici anni dopo - nell’86 - la città vecchia di Sana’à verrà dichiarata ”patrimonio dell’umanità” dall’Unesco per le sue preziose testimonianze artistiche.

L’anno successivo esce Il Decameron. Nello stesso anno viene intervistato da Enzo Biagi - nel programma Terza B. Facciamo l’appello - e, in diretta,  critica duramente la televisione ("La televisione è un medium di massa e, in quanto medium di massa,, che non può far altro che mercificarci ed alienarci").

Nel ’72 esce I racconti di Canterbury. Nello stesso anno, comincia a scrivere il romanzo Petrolio, che rimarrà incompleto e verrà pubblicato solo vent’anni dopo - nel ’92 - da Einaudi.

L’anno successivo comincia a scrivere articoli per il “Corriere della Sera”, all’epoca diretto da Piero Ottone, il quale, nominato direttore l’anno avanti, lo rimarrà fino al ’77. In tali articoli prende di mira il Potere - parola che lui scriveva volutamente con la “P” maiuscola - in maniera sempre più diretta.

Nel ’74 esce Il fiore delle Mille e una notte, suo penultimo film. Nello stesso anno realizza - insieme a Paolo Brunatto - Pasolini e… la forma della città, un breve documentario su Orte (VT) e Sabaudia (LT). In quei giorni, in una celebre intervista realizzata sulle dune di Sabaudia, critica duramente l’omologazione, la cultura di massa, l’imbarbarimento della società civile e la progressiva distruzione delle varie realtà particolari avvenuta in Italia a partire dalla metà degli anni Sessanta. In autunno scrive la celeberrima lettera Cos’è questo golpe? Io so, che apparirà sul “Corriere della Sera” del 14 novembre 1974.

Nel ‘75 esce Salò o le 120 giornate di Sodoma, da lui scritto - insieme a Sergio Citti e Pupi Avati - e diretto, e che sarà il suo ultimo film. Nella notte fra il primo e il 2 novembre viene assassinato all’Idroscalo di Ostia. Aveva cinquantatré anni. Tre giorni dopo, il 5 novembre, ai suoi funerali Alberto Moravia griderà un sentito elogio funebre (“Abbiamo perso prima di tutto un poeta… e di poeti non ce ne sono tanti nel mondo. Ne nascono tre o quattro soltanto in un secolo. Quando questo secolo sarà finito Pasolini sarà fra i pochissimi che conterà come poeta. Il poeta dovrebbe esser sacro”).

Il biennio 2015-2016, in occasione del quarantennale del delitto, è stato un periodo ricco di eventi sul grande intellettuale friulano. Incontri, presentazioni di libri (ricordiamo I tanti Pasolini di Maurizio Riccardi e Giovanni Currado, il coraggioso Pasolini. Massacro di un poeta - Ponte alle Grazie, Milano 2015 - di Simona Zecchi, Poesie e pensieri per Pasolini - David and Matthaus Edizioni, Milano 2015 - di Silvio Parrello, il quale, da oltre vent’anni fa, si batte caparbiamente per cercar di arrivare alla verità sull’uccisione di Pasolini, L’utopia di Pasolini di Angela Felice, direttrice del Centro Studi “Pier Paolo Pasolini” di Casarsa della Delizia), dibattiti culturali, proiezioni di film e documentari (fra cui ricordiamo il docu-film Un intellettuale in borgata di Enzo De Camillis) mostre fotografiche, fra cui ricordiamo I tanti Pasolini, curata dall’Archivio Riccardi e formata da ventisei scatti del grande fotografo Carlo Riccardi (classe 1926) degli anni compresi fra il 1960 e il 1969.

 

 

Classe 1986, storico del cinema, appassionato di noir, courtroom movies, gialli e western fin dagli anni del liceo, ha lavorato come battitore e segretario di produzione per un documentario su Pier Paolo Pasolini. Dopo un master in Editoria e Giornalismo, ha collaborato con il Saggiatore e con la Dino Audino editore. Attualmente lavora come redattore freelance, promotore di eventi, e collaboratore alle vendite in occasione di incontri, presentazioni e fiere librarie.

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