Uscito "Choreographic bodies", viaggio nella danza contemporanea

"Choreographic Bodies" "Choreographic Bodies"
William Forsythe è senz’altro l’artefice dell’ulteriore sviluppo del processo di interazione tra spettacolo, installazioni, video e tecnologie multimediali che ha sviluppato nell’arco della sua intensa attività.

Considerato il più autentico erede di George Balanchine, la sua attività creativa parte dalla danza accademica, da lui sottoposta a un processo di decostruzione e ricostruzione in forme nuove. Secondo Forsythe al centro dello spettacolo stanno infatti il movimento, la forza del corpo, e la coreografia, intesa come analisi dei possibili linguaggi corporali. Tutta la sua attività è stata rivolta al fatto di dimostrare che l’invecchiamento del balletto non è dovuto al linguaggio del corpo in sé, bensì all’uso obsoleto che ne viene fatto. Pertanto, indagando scientificamente i principi organici che regolano l’organizzazione coreografica e la loro possibile applicazione in altri ambiti, nel corso degli anni, Forsythe ha inaugurato vari progetti interattivi ed interdisciplinari che si sono concretizzati nel 2010 con la nascita di Motion Bank. Secondo il coreografo, per permettere un reale avanzamento dell’arte della danza dal suo attuale stato, fondamentale è il fatto di incoraggiare i danzatori ad essere maggiormente informati sulle recenti ricerche nei campi delle neuroscienze-cognitive, della psicologia, dell’architettura, dell’antropologia, e della filosofia, campi molto importanti per comprendere sempre più il modo in cui il movimento dei corpi viene eseguito e percepito. Il fulcro della ricerca artistica di Forsythe è sempre stato il favorire una danza che rendesse visibile l’esperienza che il corpo, nel suo complesso, ha di sé. Ha così creato uno spazio d’indagine “dentro” la pratica coreutica attraverso lo sviluppo di nuovi strumenti di ricerca e metodi per consentire le multiple connessioni della cosiddetta “body knowledge”.

Choregraphic bodies è pertanto il risultato di un’esperienza di ricerca contestualizzata all’interno della pratica coreografica contemporanea e presenta riflessioni inedite, derivanti dal dialogo che Letizia Gioia Monda ha avuto con gli esperti coinvolti nell’iniziativa Motion Bank. Adottando il punto di vista “panoramico” dell’evoluzionismo, l’indagine che viene proposta è volta a  esaminare i "choreographic bodies", ovvero alcuni aspetti della body knowledge che il performer contemporaneo apprende e mette in pratica attraverso le forme d’arte della danza e della coreografia. Il “fil rouge” che collega la spiegazione del complesso oggetto di studio è il concetto di “score”: una tecnica, uno strumento digitale, un algoritmo fondamentale per leggere la danza dell’essere umano, acquisire informazioni e far evolvere la conoscenza contenuta nella pratica coreutica. Il corpo del performer è il primo score a essere analizzato dall’autrice, la quale mette in luce il cambiamento neurofisiologico del corpo nel corso della formazione in una tecnica coreutica e successivamente nel training fisico.

La prima parte del libro affronta temi relativi alla percezione ed alla propriocezione del performer (il “focusing”, l’”embodiment”, il “dis-focus”, il “balance” e l’off-balance) e si conclude con uno studio sul movimento sincronico fra performer e performer nel corso di una performance coreografica dal vivo fondata su sistemi di improvvisazione.

La seconda parte illustra i metodi dei coreografi coinvolti nel progetto Motion Bank (Forsythe, Hay, Burrows e Fargion) con l’obiettivo di illustrare uno studio sui principi che ritornano nel confronto fra le differenti poetiche coreografiche.

La terza e ultima parte riflette sul processo di digitalizzazione del pensiero coreografico e documenta la creazione dei “Motion Bank Digital Scores”. 

Choreographic bodies, pubblicato dalla Dino Audino editore nella collana “Le ricerche”, è inoltre arricchito dai testi introduttivi di Scott deLahunta e Luciano Mariti, ed è disponibile in libreria e online da luglio 2016.

 

Pubblicato in Editoria

Classe 1986, storico del cinema e giornalista pubblicista, appassionato di courtroom dramas, noir, gialli e western da oltre quindici anni, ha lavorato come battitore e segretario di produzione per un documentario su Pier Paolo Pasolini. Dopo un master in Editoria e Giornalismo, ha collaborato con il Saggiatore e con la Dino Audino Editore. Attualmente lavora come redattore freelance, promotore di eventi culturali e collaboratore alle vendite in occasione di presentazioni, incontri, dibattiti e fiere librarie.

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