Addio al fotografo Piero Ravagli

La Leica di Piero Ravagli adagiata sulla sua bara La Leica di Piero Ravagli adagiata sulla sua bara © Luciano Del Castillo
Sulla bara la sua storica Leica, attorno i tanti amici e colleghi fotografi che hanno raccontato, come lui, le lotte operaie degli anni '70 e '80, la politica e la cronaca romana.

Piero Ravagli, fotografo romano che ha cominciato ad armeggiare con la macchina fotografica molto presto, nel 1949, come ritoccatore all'Istituto Luce, è morto in ospedale in attesa di un intervento e i funerali sono stati celebrati in mattinata nella chiesa di Santa Maria Mediatrice, nel quartiere Prenestino-Labicano, a Roma.
Ha lavorato per le più importanti testate giornalistiche nazionali tra cui Il Messaggero, Paese Sera, L'Unità e collaborato con molte agenzie stampa tra cui l'Agi. Immortalando i principali cambiamenti sociali, politici e culturali del paese, ha raccolto un archivio di circa 800 mila immagini (tra negativo bianco e nero e a colori), che è stato riconosciuto dal ministero dei Beni e delle Attività culturali come patrimonio di notevole interesse storico-sociale. Una passione, la sua, che ha trasmesso anche ai figli, Marco e Stefano, entrambi fotografi.

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