Agnès Varda | Cuba tra socialismo e cha-cha-cha

Cuba. Arrivée de l’órgano  de Manzanillo, banlieue de Bayamo, 1963 Cuba. Arrivée de l’órgano de Manzanillo, banlieue de Bayamo, 1963 © Centre Pompidou, MNAM-CCI/Georges Meguerditchian/ Dist. RMN-GP/Dist. RMN-GP © Agnès Varda
Negli anni Sessanta, l’Avana era una delle mete preferite dagli intellettuali e artisti francesi, affascinati dalla rivoluzione cubana di Fidel Castro. Agnès Varda faceva parte di questo gruppo.

Trasferitasi nel cuore degli Antille tra il dicembre 1962 e gennaio 1963, la regista ha scattato migliaia di  fotografie, di cui una selezione il Centre Pompidou di Parigi ha scelto di esporre, a entrata libera, dal 11 novembre al 1° febbraio 2016, in Varda | Cuba.

“Sono stata molto sorpresa della scelta un po’ vintage di organizzare questa mostra. Le fotografie non sono state pensate per essere esposte”, dichiara la regista di Cleo dalle 5 alle 7. “Da subito dovevano essere rioganizzate in un film, in cui a dare il ritmo era una traccia musicale.” La preparazione del cortometraggio fu studiata minuziosamente da Agnès Varda, come mostrano alcuni documenti inseriti nel bel catalogo dell’esposizione. “Volevo far danzare il film con delle immagine fisse, come in questa mostra le immagini danzano sui muri”.

La scenografia ricorda la struttura in fotogrammi di una pellicola, in cui gli scatti sono raggruppati in serie e in sequenze. Un modo, secondo Clément Chéroux, commissario dell’esposizione,  “per affrontare anche una tematica che sta al cuore del lavoro della regista: il rapporto tra immagine statica e animata”.

Nell'isola caraibica, Varda è incantata dallo slancio di mobilizzazione popolare embrione della rivoluzione. All’inizio del percorso una foto di  Castro che appare come un colosso dalle ali di pietra. All'Avana e nei suoi dintorni, Agnès scopre un cocktail stupefacente di politica omnipresente e di sensualità sfrenata. Cuba rappresenta ai suoi occhi l’unione “del socialismo e del cha-cha-cha”.  Gli scatti fissano l'andatura sinuosa delle cubane, il taglio nei campi della canna da zucchero, le danze improvvisate nelle strade e i discorsi interminabili del Líder Máximo. Le sue immagini giocano con la composizione, la profondità di campo e i primi piani. Hanno la qualità di uno sguardo acuto ma sempre in movimento.

Di ritorno a Parigi, la cineasta mette in sequenza le fotografie: le immagini fisse si trovano così rianimate al ritmo della musica caraibica e di un testo letto da Michel Piccoli e da Varda stessa. Nel maggio 1964, esce il cortometraggio di circa 30 minuti Salut les Cubains, in riferimento alla rivista faro dei ragazzo yé-yé, Salut les copains, nato un paio di anni prima. Da quel momento Varda abbandona la fotografia per dedicarsi completamnete alla settima arte. 

Gli scatti animati ci mostrano la bellezza e fierezza delle donne cubane, la moda maschile delle barbe e dei cappelli, e un villaggio vacanze costruito sugli alberi (oggi tanto di moda), la febbre della lotteria i cui proventi dopo la rivoluzione andarono alla ricostruzione dell’isola e non più nelle tasche della moglie del dittatore Fulgencio Batista. Salut les Cubains, proiettato su una grande parete, è sicuramente un’opera originale nella sua impostazione artistica, un documentario - come lei stessa definisce “didattico e divertente”- stilisticamente innovativo apprezzato all’epoca, e tuttora, per la semplicità dissimulata che solo un sguardo attento e critico, come quello di Varda, riesce a creare immergendo il visitatore in un’atmosfera ricca di emozioni e colori, nonstante le immagini siano in bianco e nero. 

Pubblicato in Fotografia
Cristina Biordi

Giornalista professionista, documentarista, curatrice di mostre, appassionata ed esperta d’arte, cinema, teatro, letteratura, fotografia, enogastronomia, con 15 anni d’esperienza nel settore dell’energia e dell’ecologia. Ovvero: è terribilmente curiosa! Dalla Città Eterna si è trasferita nella Ville Lumière, dove è titolare dell’agenzia Labi communication, e come Joséphine Baker ha due amori: l’Italia e Paris. 

Fotonews

Ucraina: da Roma le cliniche mobili della Cri