Antonio Canova. L’arte violata nella Grande Guerra

Antonio Canova. L’arte violata nella Grande Guerra
Dal 25 luglio 2015 al 28 febbraio 2016, il Museo Gipsoteca Canova ospita la mostra fotografica dal titolo “Antonio Canova. L’arte violata nella Grande Guerra”, in cui saranno esposte le foto scattate da Stefano e Siro Serafin sullo scempio subito dalle opere dello scultore durante il bombardamento del 1917.

Possagno è la patria del più grande scultore neoclassico Antonio Canova (Possagno  1 Novembre 1757 - Venezia 13 ottobre 1822). Scultore eccelso destinato al mondo che ha lasciato la sua grande eredità d’arte nella sua Casa Natale e, accanto, nella solenne Gipsoteca realizzata nel 1836, che raccoglie pressoché tutti i modelli originali delle sue sculture, i bozzetti in terracotta, i disegni, i dipinti. Ma Possagno, ai piedi del Grappa, è anche teatro di quella che passerà alla storia come la Grande Guerra.

Stefano Serafin si limitò a osservare, con orrore, quell’affronto al “suo” grande Canova, senza avere il coraggio, e forse neanche il tempo, di consegnarne per sempre la memoria ad una delle sue lastre fotografiche. Serafin di orrori ne aveva già fotografati diversi, ma anche di azioni di salvataggio. E da quelle lastre, conservate come cimeli di famiglia, aveva tratto positivi che ancora oggi, un secolo dopo, colpiscono per qualità e potenza. Riuniti in un piccolo album con copertina ricamata dalle donne di casa, come era d’uso per le memorie di famiglia, quell’album è oggi patrimonio dell’istituzione canoviana mentre le lastre originali sono conservate al FAST Foto Archivio Storico Trevigiano, insieme ad altre immagini sul tema, non meno importanti, di mano di Siro Serafin. Per la prima volta, quegli originali saranno esposti, tutti insieme, proprio nel luogo dove furono “scattati”, ovvero alla Gipsoteca Museo del Canova a Possagno, nell’ambito di “Antonio Canova. l’arte mutilata nella grande guerra”, progetto espositivo a cura di Alberto Prandi e Mario Guderzo.

Tale è la forza rievocativa di quelle piccole istantanee che alcune di esse sono diventate icona dei danni che le guerre arrecano, in ogni tempo, al patrimonio artistico. Gli squarci sul busto di Napoleone o Paolina decapitata hanno la forza che, nelle guerre di oggi, posseggono le immagini dei saccheggi e delle distruzioni di Hatra o di Nimrud, in Irak, o dei Buddha di Bamiyan in Afghanistan.Molti dei Canova violati, meglio martirizzati, dal cannoneggiamento del 1917, “fermati” dalle immagini di Stefano e Siro Serafin, non sono mai più stati esposti. In questo secolo, diverse opere sono state restaurate, molte altre, le più dilaniate, sono rimaste protette nei depositi. Da cui usciranno per la prima volta proprio in occasione di questa mostra, riunite in un’ampia sezione, come reliquie di una sfregiata bellezza.

Antonio Canova. L’arte mutilata nella Grande Guerra offrirà quindi l’intero corpus di immagini di Stefano e Siro Serafin, a documentare lo scempio di cui sono tutt’ora testimonianza tragica le opere dilaniate del Canova, opere che escono per la prima vota dai depositi. Una di esse, la magnifica Ebe coppiera degli dei, ritroverà dopo un secolo la dignità perduta. Canova realizzò due sculture di Ebe, entrambe pesantemente dilaniati dal bombardamento del ’17. Una è a Berlino, Nationalgalerie, l’altra è a Forlì, al Museo di San Domenico, Istituzione che ha autorizzato l’utilizzo dei dati matematici per la produzione in stampa a 3D delle parti mancanti al gesso di Possagno e di tutti i frammenti. (Tra l’altro va ricordato che nel tour della mostra sarà Forlì la sede finale). Il procedimento è già stato positivamente sperimentato per le integrazioni su Paolina Bonaparte, per la Danzatrice con i cembali, Il Principe Lubomirski e Le Grazie. 

Inoltre, a cent'anni dal rilevamento fotografico realizzato dai Serafin lo sguardo di due fotografi ritorna oggi sulle opere ferite di Canova. Guido Guidi e Gian Luca Eulisse rileggono i gessi canoviani mutilati e frammentati dalle granate e ci propongono una serie di immagini che tornano a far parlare i corpi, che pur se corpi rappresentati, così offesi e menomati, ancora oggi non sanno tacere, testimoni senza tempo della più tragica e ingiustificabile delle esperienze umane, la guerra.  Nelle nuove immagini fotografiche sia che i gessi canoviani siano racchiusi nell'immobile universo miniaturizzato di Guido Guidi, sia che lievitino immateriali nelle impalpabili atmosfere luminose di Gian Luca Eulisse, rimangono icona insuperata della tragica violazione dell'uomo sull'uomo e dell'uomo sull'arte.

Il progetto, grazie alla collaborazione della Fondazione Stepan Zavrel, offrirà anche un ulteriore elemento di interesse: un originale “modulo didattico”. Nascerà infatti un nuovo libro dedicato ad Antonio Canova, alle opere della Gipsoteca Canoviana di Possagno e dei Musei Civici di Bassano, illustrato da Gabriel Pacheco ,il famoso illustratore messicano, distribuita nelle librerie a livello nazionale e presso strutture museali. 

E’ stato inoltre ritrovato il diario di Elisa Fagnolo Zanardo, all’epoca quattordicenne, scritto durante il conflitto, nella sinistra Piave, là dove la guerra era più cruenta. La bambina consegnò al diario il dolore, la disperazione, il desiderio di riscatto. Le parole di Elisa hanno ispirato i 5 reading che Cinzia Zanardo, nipote di Elisa, proporrà in Gipsoteca nei mesi di apertura della mostra.

 

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