Auguri a Carlo Riccardi. I 93 anni del grande fotografo della Dolce Vita

Carlo Riccardi Carlo Riccardi
Carlo Riccardi  spegne novantatré candeline. Noto come “il paparazzo in Topolino”, è l'uomo che attraverso i suoi scatti ha descritto e accompagnato divi, politici, papi, ma anche gente comune attraverso oltre settant’anni di Storia d’Italia, raccogliendo il tutto in un immenso archivio (circa tre milioni di negativi originali di foto fatte dalla 1945/46 in poi) certificato dalla Soprintendenza Archivistica del Lazio. 

Nato a Olevano Romano (RM) il 3 ottobre 1926, comincia a lavorare giovanissimo come ritoccatore in uno studio di fotopittura. Nel ’45 scatta foto e le colora per i militari americani che stazionano al Rest Center del Foro Italico. Lì conosce un giovane Federico Fellini (1920-1993) che all’epoca disegnava le caricature per i militari.

Il ’45 è l’anno della svolta professionale, l’inizio del suo percorso artistico come fotografo: Roma, palcoscenico particolarmente ricco di occasioni, presenze e situazioni, gli offre tutti gli spunti. Sono i primi anni della Repubblica, del neorealismo, dell’inizio del cosiddetto “boom economico”, delle grandi produzioni hollywoodiane, della “Dolce vita”. Carlo Riccardi quegli anni li vive da protagonista, fotografando tutti i personaggi famosi che transitano nella “Città eterna”: artisti, intellettuali, attori, re e regine. E lì - in via Veneto, in via Condotti, a piazza di Spagna - comincia l’avventura del primo “paparazzo” della “Dolce Vita”, ma anche della documentazione di un’epoca. Amico del già citato F. Fellini, di Ennio Flaiano (1910-1972) e di Totò (1898-1967), è stato il primo a immortalare Greta Garbo (1905-1990) in Italia. Suoi scatti sono esposti in mostre dedicate all'epoca della “Dolce vita”. Sue foto di Gary Cooper (1901-1961) e Jayne Mansfield (1932-1967) sono conservate nella Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze.

Negli anni Cinquanta fonda la rivista «Vip» e lavora per «Il Giornale d'Italia» e per «Il Tempo». Ha inoltre collaborato con altre testate, realizzando reportages in tutto il mondo, e lavorando con molti personaggi della “Dolce vita”.

Le sue foto hanno partecipato varie volte alla manifestazione L’Isola del Cinema a Roma.

La sua lunga carriera e la costante presenza in un arco di tempo fiorente di momenti importanti per il Paese lo porterà, negli oltre cinquant’anni compresi fra il 1958 e il 2013, ad immortalare sulla pellicola fotografica ben sei elezioni papali: Giovanni XXIII (1958), Paolo VI (1963) Giovanni Paolo I (agosto 1978), Giovanni Paolo II (ottobre 1978), Benedetto XVI (2005), Francesco I (2013). Senza contare tutte le foto fatte a Pio XII (eletto nel 1939, ovvero in epoche precedenti all’inizio della sua attività di fotografo) prima del ’58.

Ha realizzato mostre fotografiche in tutto il mondo, fra cui ricordiamo quelle permanenti sulla “Dolce Vita”  a Parigi e a Pechino, e numerose esposizioni in Italia: Vita da Strega (cinquanta scatti degli anni fra il 1957 e il 1971 - in quindici differenti edizioni del Premio Strega - in cui appaiono autori e autrici quali Giorgio Bassani, Elsa Morante, Dino Buzzati, Carlo Cassola, Raffaele La Capria, Mario Tobino, Natalia Ginzburg, Giovanni Arpino, Paolo Volponi, Michele Prisco, Anna Maria Ortese, Alberto Bevilacqua, Lalla Romano, Guido Piovene, Raffaele Brignetti, e molti altri), I tanti Pasolini (ventisei scatti degli anni compresi fra il 1960 e il 1969) La Dolce Vita , Sophia Loren, I Papi Santi,Donne e Lavoro, I Trattati di Roma, Totò nell'obiettivo di Carlo Riccardi,Il popolo della Repubblica,Claudia Cardinale,1965: The Beatles in Rome.

Non meno rilevante la sua attività da pittore. Carlo Riccardi comincia a curiosare nel mondo dell’arte osservando i pittori tedeschi ed inglesi ospitati da suo padre Mario nella casa di campagna ad Olevano Romano, meta privilegiata di artisti stranieri. Ancora oggi Olevano Romano ospita “Casa Baldi”, la residenza dei borsisti nominati dai Ministeri della Pubblica Istruzione dei Länder, gestita dall'Accademia Tedesca. Al suo arrivo a Roma, Saro Mirabella, maestro di Renato Guttuso, gli insegna a dipingere ed a ritoccare le fotografie. Fotografando le opere, fa amicizia con pittori che, di lì a breve, si sarebbero affermati sempre più. Ricordiamo Corrado Cagli, Giorgio De Chirico, Pericle Fazzini, R. Guttuso medesimo, Sante Monachesi, e Luigi Montanarini, i quali lo spingono a continuare a sperimentare la sua arte. 

Mentre lavora come fotoreporter per «Il Giornale d’Italia» e per «Il Tempo» rivela il suo talento anche come organizzatore di mostre, fondando la galleria Le Scalette Rosse, oggi Spazio5 - via Crescenzio 99/d, a pochi metri da piazza del Risorgimento - a Roma. Dipinge, scrive poesie, e, insieme ad altri intellettuali, fonda il movimento artistico “Quinta Dimensione”, l’ultimo manifesto pittorico del Novecento, firmato da oltre cinquanta artisti contemporanei.

Negli anni Settanta, fondamentale sarà l’incontro con Karol Wojtila (1920-2005), all’epoca Arcivescovo di Cracovia, il quale lo ispirerà per un ambizioso progetto: dipingere venticinque quadri aventi come soggetto paesaggi e città polacche, in particolare Wadowice, città natale di Wojtila medesimo, futuro Papa Giovanni Paolo II dal 1978 al 2005. Tali quadri verranno esposti nel ’78 nella mostra Cattedrali a Cracovia, omaggio al Papa, allestita nella chiesa romana di San Pio V e inaugurata dal Pontefice «venuto da lontano».

Negli stessi anni, ricopre anche la carica di Segretario Generale del Sindacato Artisti della Cisl.

Negli anni Ottanta ha inizio la sua avventura come compositore di maxi-tele: espone le sue opere (lunghe cento, duecento, a volte trecento metri, e raffiguranti scorci di paesi e monumenti italiani) nelle maggiori città storiche, con l’obiettivo di sensibilizzare l’opinione pubblica alla salvaguardia e conservazione del patrimonio artistico del nostro Paese. Il 15 agosto dell’86 avvolge per la prima volta l’obelisco di piazza del Popolo con la sua opera pittorica: una tela lunga cento metri raffigurante la città di Roma e le numerose scene di lavoro che all’epoca era facile incontrare per le sue vie.

Il 16 agosto 2016, in occasione del trentesimo anniversario di quell’opera, quella stessa piazza è stata avvolta da un’altra Maxitela dipinta da un intramontabile Carlo Riccardi, dal titolo Diamoci una mano e dedicata alla cultura come mezzo di unione fra i popoli. Nei circa centotrenta metri di pittura è proprio la mano - riprodotta in mille colori e in numerose situazioni, ma sempre aperta, proprio a sottolineare il bisogno collettivo di incontro - ad avere un ruolo da protagonista. Di contorno svariati soggetti, con una forte carica espressiva orientata all’astrattismo.

Carlo Riccardi dipinge su qualunque superficie e le sue opere, in un certo qual modo, portano l’osservatore in una sorta di nuova dimensione (la sua già citata “Quinta Dimensione”). Il francese Pierre Carnac, biografo del grande Salvador Dalì, scrisse: «Nel 4000 un solo quadro ricorderà il nostro tempo. Il cerchio luminoso di Carlo Riccardi».

Fra le sue Maxitele a metraggio ricordiamo quelle esposte nella Romerplatz Rathaus di Francoforte, quella in piazza della Signoria a Firenze, nel Chiostro di San Domenico a Siena, al Lido di Ostia (RM), nel bosco della Serpentara a Olevano Romano. Notissima è la maxitela di ottocento metri dedicata alla Polonia, esposta nella Sala Nervi in Vaticano e inaugurata da Giovanni Paolo II.

Nel 2015 ha donato a Papa Francesco un’opera per la Pace.

Ancora oggi le sue tele continuano a fare il giro del mondo. Un uomo e un artista che, con la sua vita e la sua opera, ha dato un contributo fondamentale alla conservazione e valorizzazione della memoria della Storia d’Italia degli ultimi sette decenni.

 

Pubblicato in Fotografia

Fotonews

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