Hassan Hajjaj tra moda, pop-art, reciclo e ironia

Hassan Hajjaj tra moda, pop-art, reciclo e ironia
La Maison Européenne de la Photographie (MEP) di Parigi presenta la prima retrospettiva in Francia dell’eclettico artista anglo-marocchino Hassan Hajjaj, dandogli completa carta bianca per allestire i suoi spazi con circa 300 scatti.

L’esposizione ripercorre la sua carriera attraverso numerose serie fotografiche, alcune installazioni video, mobili ed elementi decorativi. La mostra sottolinea gli argomenti principali che stanno alla base del lavoro di Hassan Hajjaj: il suo interesse per il mondo della moda, dell’abbigliamento e le sue contraddizioni; il suo punto di vista critico e disinibito sulla società dei consumi; gli interrogativi sulla tradizione e sull’identità, inclusa la sua visione personale sull’uso del velo, o anche la vita quotidiana delle persone che incontra, amici o sconosciuti incrociati per strada in Marocco o altrove.

Nato nel 1961 a Larache, in Marocco, si stabilisce a Londra nel 1973, dove vive, e da allora lavora tra i due paesi. Da organizzatore di concerti, tra Parigi, Londra e New York, è diventato decoratore e creatore di club e caffè alla moda. È qui che il suo gusto per il design e il suo stile specifico lo fanno conoscere mondialmente, soprattutto grazie alla sua tecnica di riciclo dei prodotti di consumo acquistati nel suo paese natale, per creare qualcos’altro. 

Hassan Hajjaj è influenzato tanto dalle scene culturali e musicali londinesi quanto dalla sua eredità nordafricana. Il suo universo artistico riflette la sua capacità di creare ponti tra queste due culture, dando vita a stili trasversali e universali.

Negli anni Ottanta nasce il suo marchio di moda, R.A.P. Materiali di recupero e le creazioni personalizzate eccentriche costituiscono ancora il suo approccio artistico, nutrito dalle influenze marocchine e interanzionali. Dal 1989, Hajjaj si interessa anche alla fotografia, rendendo omaggio ai suoi amici e ai suoi “eroi” immortamizzandoli in dei ritratti ultracolorati. 

La serie “My Rockstars”, presentata alla MEP, è un vibrante tributo ad alcune personalità provenienti da più orizzonti: celebrità mondiali, ma anche amici o conoscenti dell’artista, spesso sconosciuti al grande pubblico: tutti nei suoi scatti diventano delle icone pop. La maggior parte dei modelli di Hassan Hajjaj sono musicisti con influenze diverse o artisti urbani, tra cui El Seed,JRet Miss Me.

Le sue opere video più recenti aggiungono movimento alle sue immagini fisse, come in U-LOT, ulteriore riflessione dell’artista sull’amiguo status del velo nelle nostre società, che presenta quattro ritratti di donne velate, che per l’artista restano, sempre e comunque, femminili e sensuali. 

Questi scatti sprigionano un umorismo deliberatamente kitsch, che da forza all’argomento assunto dall’artista. Se Hassan Hajjaj gioca con i loghi dei marchi di lusso, lo fa non solo per inserirsi in un contesto di “pop-art d’oggi”, ma per mettere in discussione l’argomento politico dell’identità e della tradizione.

Tutto nella sua opera è forma e contenuto. Lo stile pop-art si ritrova nelle cornici delle sue fotografie, che Hassan Hajjaj riempie d’oggetti di consumo per lo più d’origine marocchina (scatole di the, lattine di soda, confezioni di olive, tubi di harissa, ecc ...) che diventano parte integrante del lavoro, insieme ai tappeti intrecciati ipercolorati che usa come scenografia e come pass-par-tout.

«Quando ho iniziato a fotografare – aveva dichiarato l’artista -, volevo giocare sull’idea dei mosaici che si trovano in Marocco, quindi ho creato dei modelli che si ripetono, a partire da prodotti locali provenienti dall’Africa, ma anche prodotti conosciuti in tutto il mondo». Quindi, il soprannome che gli aveva dato Rachid Taha (cantante e compositore algerino) non è certo una coincidenza: Andy Wahloo*, che Hassan Hajjaj appone sui suoi vestiti e che è anche il nome di un bar parigino di cui è il designer.

La mostra si conclude con una serie di fotografie inedite in bianco e nero. Ritratti, scatti di gruppo, cliché ripresi per strada, quasi fossero stati rubati, che riportano a una dimensione più intima delle persone raffigurate: tutti elementi che contrastano formalmente con i precedenti set colorati.

In occasione di questa mostra, che si svolge in concomitanza con la Biennale dei fotografi del mondo arabo contemporaneo, lo stesso Hassan Hajjaj invita due artiste marocchine a presentare le loro opere alla Maison Européenne de la Photographie: Zahrin Kahlo(dall’11 settembre al 13 ottobre 2019) e Lamia Naji(dal 18 ottobre al 17 novembre 2019).

Partener della MEP, la RATP (la rete di trasporti pubblici di Parigi) accompagna l’esposizione di Hassan Hajjaj con un progetto inedito: in una dozzina di stazioni della metropolitiana e alcune stazioni ferrovierie, tra metà settembre e metà dicembre 2019, saranno “vestite” dalle opere dell’artista anglo-marocchino.

*« non ho niente» in arabo

Pubblicato in Fotografia
Cristina Biordi

Giornalista professionista, documentarista, curatrice di mostre, appassionata ed esperta d’arte, cinema, teatro, letteratura, fotografia, enogastronomia, con 15 anni d’esperienza nel settore dell’energia e dell’ecologia. Ovvero: è terribilmente curiosa! Dalla Città Eterna si è trasferita nella Ville Lumière, dove è titolare dell’agenzia Labi communication, e come Joséphine Baker ha due amori: l’Italia e Paris. 

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