Il Salone della fotografia di Parigi celebra la settima Arte

Proiettori puntati sul cinema al Salone della fotografia di Parigi. La 7a edizione dell’evento, che si tiene dal 7 all’11 novembre, celebra la 7a arte. Non c’è da stupirsi visto che oggi le macchine fotografiche vengono usate per filmare, come spiegherà il regista Cédric Klapisch, autore de “L'appartamento spagnolo”, invitato alla manifestazione sabato 9 novembre.

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Proiettori puntati sul cinema al Salone della fotografia di Parigi. La 7a edizione dell’evento, che si tiene dal 7 all’11 novembre, celebra la 7a arte. Non c’è da stupirsi visto che oggi le macchine fotografiche vengono usate per filmare, come spiegherà il regista Cédric Klapisch, autore de “L'appartamento spagnolo”, invitato alla manifestazione sabato 9 novembre.

La kermesse, che richiama un pubblico di addetti ai lavori come di semplici dilettanti, presenta come sempre tra gli stand di note marche di apparecchi fotografici, degli importanti appuntamenti culturali. Grazie alla Maison Européenne de la Photographie, quest’anno, si puó ammirare una galleria di 26 ritratti delle star più mitiche di Hollywood degli anni 1930-1960. Un’antologia meravigliosa firmata da fotografi prestigiosi quali Richard Avedon, Walter Carone, George Hurrell, Jean-Loup Sieff e Raymond Voinquel.

Da segnalare inoltre il bellissimo omaggio a Raymond Cauchetier – la prima retrospettiva a lui consacrata in Francia - fotografo della Nouvelle Vague che appartiene alla cerchia ristretta di artisti le cui immagini sono più celebri dell’autore stesso. Un esempio: Jean Seberg che tiene in mano una copia dell’Herald Tribune camminado vicino a un giovane Jean-Paul Belmondo sugli Champs-Élysées, nel film di Godard “Fino all’ultimo respiro”.

Le 150 foto esposte, tra cui diverse inedite, mostrano altri aspetti di Cauchetier, come gli scatti che immortalano il quotidiano delle popolazioni dell’Indocina, del Vietnam, della Cambogia e di Laos sessanta anni fa. Cauchetier, ex soldato, scoprì la fotografia per caso da autodidatta. Fu amico del re di Cambogia e dell’imperatore del Vietnam, in Giappone era considerato come uno dei fotografi più importanti negli anni ‘50, ma tornato in Francia divenne un semplice “ritoccatore” per il giornale ParisMatch. Raymond Cauchetier, classe 1920, una vita libera e straordinaria, e un incontro unico da non perdere per il pubblico con quest’artista, l’ultimo giorno della manifestazione.

Il salone non celebra soltanto i fotografi più famosi, come Sebastião Salgado - presentato da Alain Genestar e di cui è in corso una corposa mostra alla Maison Européenne de la Photographie e alla galleria Polka - ma presenta anche i nuovi talenti. Fra loro, Yann Morvan fotoreporter che ha collaborato con molte riviste internazionali e che si è distitnto per il suo lavoro approfondito sulle gang; Florence Demarchez, fotografa d’arte e di pubblicità dagli allestimenti molto curati; Scarlett Scoten e Lola Reboud che hanno fotografato i lati più intimi della gioventù nordafricana. E la coppia James Vil e Tony Daoulas in “Paris New York Underground”, un modo diverso di vedere gli spazi della metropolitana. «Abbiamo lavorato separatamente al progetto. In effetti, io lavoravo a Parigi al mio da qualche mese quando ho conosciuto James, che stava lavorando allo stesso progetto a New York. Decidere di presentare i nostri lavori insieme è stato naturale», racconta Tony Daoulas. «Inoltre utilizziamo la stessa tecnica di posa lunga e preferiamo il bianco e nero». Al Salone della fotografia sono esposti 10 scatti per autore, mentre in agosto 2014 la mostra sarà presentata ampliata nella Grande Mela, con 20 immagini per fotografo. Tony Daoulas ama il grande schermo e le sue immagini hanno spesso dei riferimenti cinematografici, con un gusto forte per le linee dritte, i punti di fuga e degli ambienti onirici che lasciano il campo all’immaginazione dello spettatore. 

Infine, ma non da meno, i vincitori del concorso del premio Zoom, Jérôme Blin e Romain Laurendeau, selezionati dalla stampa e dal pubblico via internet. Il primo per il suo servizio sugli adolescenti senza storia della campagna di Nantes, città francese sul fiume Loira, il secondo per un reportage, in nero e bianco, sui cercatori d’oro nel villaggio di Tenkoto in Senegal. Venti scatti in mostra per ognuno dei due fotografi: due modi diversi di raccontare la realtà, di essere testimoni della Storia.

Cristina Biordi 

Pubblicato in Fotografia

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