Le immagini di Craigie Horsfield. Una retrospettiva alla galleria Monica de Cardenas

Craigie Horsfield - dal sito www.monicadecardenas.com Craigie Horsfield - dal sito www.monicadecardenas.com
La galleria Monica de Cardenas annuncia una mostra dell’artista fotografo inglese Craigie Horsfield negli spazi di Lugano (Via Coremmo 11). Sarà esposta, dal 10 settembre al 19 dicembre 2015, una selezione di opere dagli anni settanta fino ad oggi, tra le quali la monumentale fotografia “Hungarians” del 1973.

L’artista inglese è conosciuto soprattutto per le straordinarie fotografie in bianco e nero di grandi dimensioni e intensità, e per il film “El Hierro Conversation” mostrato a Documenta 11 e alla Whitney Biennal del 2004 a New York. Dal 2003 ha cominciato ad utilizzare la fotografia a colori, stampando le sue fotografie con la nuova tecnica dry print. Dry prints sono stampe a getto d’inchiostro modificate, in questo caso realizzate su carta da disegno.

Craigie Horsfield, nato a Cambridge in Gran Bretagna nel 1949,  studia alla St.Martin’s School di Londra dal 1967 al 1971. E’ tra i primi giovani artisti a passare alla fotografia, intuendone le grandi potenzialità di rappresentazione non solo del reale, ma anche delle emozioni. Negli anni ’70 realizza fotografie che sottolineano il ruolo dell’individuo nella storia e nella cultura di un luogo; il presente viene visto come momento che dura nel tempo, che contiene passato e futuro. Stampa in grande formato solo più tardi, dopo essere rientrato a Londra nel 1980.

Le immagini di Craigie Horsfield sono sempre il frutto di una speciale relazione tra l’autore e le persone ed i luoghi ritratti, in cui l’iconografia e la storia dell’arte si ritrovano non tanto come citazione, ma come presupposto dello sguardo. C’è nel lavoro di Horsfield, e nei suoi ritratti, un’immobilità fatta di movimenti infiniti e impercettibili, un gesto trattenuto, interiore. C’è un tempo lungo ma concentrato, una capsula di tempo che lo contiene tutto. E c’è l’attesa. Horsfield fissa non narra, c’è un rigore assoluto nell’impaginazione del ritratto. C’è l’impianto della grande pittura quasi monumentale, ma anche la sospensione di un presente infinito, un presente per sempre; in questo è definitivamente classico ma contemporaneo.

E’ come se nei volti veri, quotidiani avesse colto con il ritratto, realizzato con luce zenitale e naturale e sfondo neutro, l’icona, la matrice: è questo in fondo il passaggio dal reale all’immaginario, dal particolare all’universale. Le didascalie che riportano nomi, luoghi, date appartengono al racconto, sono parte dell’esperienza che contrassegna il passaggio. L’identità e l’unicità dell’individuo nel divenire della storia sono colti nell’istantanea che da senso al tutto, quando il soggetto è in relazione con se stesso e con gli altri. Per questo l’unique print che contrassegna la copia unica del suo lavoro non è solo una specificazione tecnica ma un pensiero: riflette l’unicità e anche l’ineluttabilità dell’esperienza.

Per maggiori informazioni:

Galleria Monica de Cardenas

 

 

 

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