“Pier Paolo Pasolini: Io So...” in Argentina

Pier Paolo Pasolini in tribunale nel 1963 Pier Paolo Pasolini in tribunale nel 1963 foto Carlo Riccardi
Verrà inaugurata giovedì 7 dicembre 2017 a Buenos Aires, presso il Centro Culturale Borges, La mostra fotografica “Pier Paolo Pasolini: Io so. Relazioni tra arte cinematografica e società”, curata da Enzo De Camillis.

Nasce un personaggio e un’epoca si arricchisce dei suoi contenuti, delle sue espressioni, delle sue forme d’arte, finché la sua opera diventa storia. Questo è avvenuto a Bologna il 5 marzo 1922, giorno in cui nacque Pier Paolo Pasolini, personalità eclettica del mondo cinematografico.

Trovare una chiave di lettura efficace è stato un impegno importante che si è cercato di trasmettere con le sue immagini, tramite le scene dei suoi film e non solo, che ripercorrono cronologicamente la sua crescita culturale specchio della società.

La mostra, che verrà inaugurata giovedì 7 dicembre 2017 a Buenos Aires, viene ospitata come prima location nel Centro Culturale Borges. Si tratto un evento molto significativo, che nasce grazie alla sinergia fra più soggetti, l'Istituto Italiano di Cultura in Argentina e, in particolar modo, l’Archivio Fotografico della Cineteca Nazionale - Centro Sperimentale di Cinematografia. Il tutto sotto l’egida del patrocinio del MIBACT.

L’esposizione ha un input, prende avvio dalla riflessione sul fatto che molti artisti contemporanei - in particolare delle ultime generazioni - hanno lavorato in vari modi sulla figura e soprattutto sull'opera di Pasolini, considerandolo come uno fra i più interessanti intellettuali italiani del secondo Novecento.

Il Centro Culturale Borges, accoglie lo spirito del confronto fra la galleria di immagini scattate durante la realizzazione dei film di Pier Paolo Pasolini e gli elaborati grafici che raccontano importanti eventi e fatti quotidiani che hanno lasciato un segno nella Storia italiana e internazionale di quegli anni.

La mostra è curata dallo scenografo e regista Enzo De Camillis, autore del docufilm Un Intellettuale in Borgata (2014), in cui viene narrata la vita e i pensieri di Pasolini con precisi riferimenti, i suoi primi anni nel quartiere dove abitava, Donna Olimpia, luogo topico in cui stabilrono i contatti fondamentali con il mondo delle borgate romane, pur vivendo , prima in via Fonteiana 86 e poi in via Giacinto Carini 45, nellostesso edificio in cui abitava il poeta e critico letterario Attilio Bertolucci.

Pertanto, Monteverde rappresenta una tappa fondamentale per l’esperienza culturale ed umana di Pasolini. È qui che ha scritto opere come il libro Ragazzi di vita (Garzanti, 1955), i cui primi due capitoli sono ambientati nelle case popolari di via di Donna Olimpia, la raccolta di poesie Le ceneri di Gramsci (1957) ed il libro Una vita violenta Garzanti, 1959).

Dal docufilm di Enzo De Camillis alla mostra l’obiettivo fondamentale rimane lo stesso, ovvero far conoscere Pasolini, il suo personaggio a tutto tondo da scrittore a regista, da giornalista e saggista a poeta.

È il contesto sociale dei difficili anni del suo arrivo a Roma (1950) con la madre, con la quotidianità e le durissime condizioni di vita della “borgate” romane, a sensibilizzare il suo spirito, facendolo diventare un osservatore sociale attraverso cui muoverà i primi passi di quella esperienza umana, che descriverà nelle opere di indagine e denuncia durante la sua carriera di intellettuale ed artista.

È da queste riflessioni che nasce il libro Ragazzi di vita, con violentissime polemiche anche negli ambienti culturali della sinistra, e  in particolare nel Partito Comunista Italiano. Erano le accuse di un mondo politico miope in contrapposizione alla lungimiranza culturale di Pasolini, che avranno il loro tragico epilogo proprio nelle pagine di Petrolio, con la denuncia di un mondo economico che si stava preparando alla globalizzazione della nostra epoca attuale. Si sottolinea la sua ricerca continua sull’onestà culturale delle “borgate” in contrasto con le rigidità del periodo, sottolineata dai suoi film Accattone (1961) e Mamma Roma (1962) e nelle sue dichiarazioni sul potere mediatico della televisione (“la televisione è un medium di massa. E in quanto medium di massa non può far altro che mercificarci ed alienarc. Quando qualcuno ci guarda in video ha verso di noi un rapporto da inferire a superiore, che è un rapporto spaventosamente antidemocratico”), espresse nel 1971 in un’ intervista Rai di Enzo Biagi.

La sua lungimiranza culturale si spingerà fino alla lucida esternazione delle trame oscure della cosiddetta “strategia della tensione, nell’articolo Cos’è questo golpe? Io so, pubblicato su “Il Corriere della Sera”, all’epoca diretto da Piero Ottone, il 14 novembre 1974, ovvero circa un anno prima del suo barbaro assassinio, avvenuto nella notte fra il primo e il 2 novembre 1975 all’Idroscalo di Ostia.

“Io So...” è un mondo pieno di significati, è il titolo che viene riproposto nel libro su Pier Paolo Pasolini curato da Enzo De Camillis e pubblicato nel 2016 da Arduino Sacco editore, e che si delinea ora in tale esposizione fotografica.

Dieci titoli della sua filmografia, per sperimentare un percorso visivo in cui Pasolini, emerge come un autore ante litteram, ancora attuale e con un’impressionante lungimiranza intellettuale che si rivela nei luoghi e nei volti delle sue storie vere. Per tutto questo la figura di Pier Paolo Pasolini merita un ennesimo tributo.

 

Classe 1986, storico del cinema, appassionato di noir, courtroom movies, gialli e western fin dagli anni del liceo, ha lavorato come battitore e segretario di produzione per un documentario su Pier Paolo Pasolini. Dopo un master in Editoria e Giornalismo, ha collaborato con il Saggiatore e con la Dino Audino editore. Attualmente lavora come redattore freelance, promotore di eventi, e collaboratore alle vendite in occasione di incontri, presentazioni e fiere librarie.

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