Raffaele La Capria in visita alla mostra "Vita da Strega"

Raffaele La Capria con Maria Bellonci al Premio Strega 1961 Raffaele La Capria con Maria Bellonci al Premio Strega 1961 foto Carlo Riccardi
Giovedì 21 luglio 2016 alle 18.30 lo scrittore Raffaele La Capria sarà in visita pubblica alla mostra Vita da Strega.

Vincitore del Premio Strega nel 1961con il libro Ferito a morte (che vinse su titoli quali Delitto d’onore di Giovanni Arpino, Ballata levantina di Fausta Cialente, Le voci della sera di Natalia Ginzburg), accompagnato da Stefano Petrocchi - direttore della Fondazione Maria e Goffredo Bellonci - e Roberto Ippolito, Raffaele La Capria visiterà la mostra curata dall’Archivio Riccardi e inaugurata giovedì 7 luglio 2016 presso la Biblioteca Rispoli - piazza Grazioli 4 - a Roma, dove rimarrà aperta al pubblico (con gli stessi orari della Biblioteca - lunedì e venerdì ore 9-19, martedì, mercoledì e venerdì ore 9-20, sabato ore 9-13) fino a sabato 30 luglio.

Settant’ anni di emozioni. E ora la storia del Premio Strega, simbolo della cultura letteraria italiana, rivive nella mostra.  Davanti agli occhi scorrono “Gli anni d’oro del Premio” raccontati con le foto di Carlo Riccardi.

Con la suggestione delle immagini del maestro Carlo Riccardi (cinquanta scatti degli anni compresi fra il ’57 ed il ’71, in quindici differenti edizioni del Premio Strega) il quale, il 3 ottobre 2016, compirà novant’anni, è possibile ripercorrere il cammino del Premio che ha accompagnato il cammino del paese. A partire dal sorriso pungente del primo vincitore Ennio Flaiano, le fotografie esposte alla Biblioteca Rispoli sembrano svelare l’anima dei protagonisti di tante battaglie letterarie. Ed ecco così il volto annoiato di Alberto Moravia, lo stile di Pier Paolo Pasolini, il fascino particolare di Elsa Morante, il compiacimento dello stesso Raffaele La Capria e via via le espressioni di Giorgio Bassani, Giovanni Arpino, Anna Maria Ortese, e tanti altri. Ma ci sono anche Marcello Mastroianni e Nino Manfredi: il legame del Premio con il mondo dello spettacolo e anche con quello dell’arte è forte.
Concepito con la seconda guerra mondiale ancora in corso, lo Strega nacque nello spirito della ricostruzione civile dopo gli anni cupi del conflitto e del fascismo.
Vide la luce con l’annuncio del 17 febbraio 1947 da parte della fondatrice Maria Bellonci che così raccontò il suo concepimento: “Già da tempo cominciavo a pensare ad un nostro premio, un premio che nessuno avesse mai immaginato. L’idea di una giuria vasta e democratica che comprendesse tutti i nostri amici mi sembrava tornar bene per ogni verso. Confermava il nuovo acquisto della democrazia”.

La Biblioteca Rispoli, ospitata a pochi metri da Piazza Venezia nelle ex scuderie del quattrocentesco Palazzo Doria Pamphilj, ha condiviso da sempre le vicende del Premio. In occasione della mostra presenta in alcune vetrine le edizioni storiche dei libri vincitori e candidati che fanno parte del suo patrimonio di quarantamila volumi. La Biblioteca Rispoli, di cui è responsabile Liliana Bilello, rappresenta insomma una specie di luogo ideale per questo evento.
Gli scatti del maestro Carlo Riccardi, tutti in bianco e nero, sono visibili grazie al meticoloso lavoro svolto da Maurizio Riccardi e Giovanni Currado di ricerca e recupero dai negativi originali dell’Archivio Riccardi. Alcuni sono inediti.

La mostra Vita da Strega, nata da un’idea di Roberto Ippolito, attraverso le immagini di grande impatto, ricostruisce la storia del Premio dalla sua istituzione fino al 1971 e quindi un pezzo di vita italiana -  culturale e non solo. Fa entrare nel salotto letterario di Maria Bellonci e del marito, il giornalista e critico letterario Goffredo, i quali animarono il Premio con il contributo di Guido Alberti, produttore del liquore Strega - che dà il nome alla manifestazione -, finanziandola ininterrottamente fin dalla nascita.

Il Premio è animato dagli “Amici della domenica”, così chiamati per via del giorno delle loro prime riunioni nel 1944. Sono loro il corpo elettorale da sempre: si tratta di quattrocento esponenti del mondo culturale che ogni anno, con due successive votazioni a Roma, scelgono il libro di narrativa vincitore.

La prima continua a svolgersi a casa Bellonci, oggi sede della Fondazione Bellonci, e seleziona la cinquina finalista. La seconda, nei primi giorni di luglio, è quella finale; per l’edizione numero settanta si svolge all’Auditorium Parco della Musica invece che nel tradizionale Ninfeo di Villa Giulia. Da anni la giuria è integrata dai voti collettivi di scuole, università, istituti italiani di cultura, Società Dante Alighieri e da un gruppo di lettori forti. Le foto di Carlo Riccardi documentano il clima speciale delle giornate delle votazioni con le conversazioni anche decisive per il risultato.
I romanzi del Premio Strega hanno segnato l’evoluzione dell’Italia, i cambiamenti del linguaggio e del costume, i fermenti, i problemi. L’elenco dei vincitori comprende i nomi più importanti della letteratura italiana contemporanea.
Da settant’ anni il Premio rappresenta una parte molto significativa della storia culturale italiana. La stessa serata finale è da sempre un momento di incontro non solo per gli scrittori e il mondo editoriale, ma per la cultura, il giornalismo e le istituzioni. E in qualche caso per chi vuole farsi vedere!
La gara per la conquista del Premio è immancabilmente così accesa che le polemiche di pretendenti, esclusi e osservatori non possono sorprendere. I lettori sanno che un libro-Strega è un libro che merita grande attenzione. I negativi dell’Archivio Riccardi, diventati mostra alla Biblioteca Rispoli con Vita da Strega, permettono di immergersi in una storia assolutamente unica.

Vita da Strega è anche un libro - presentato in anteprima nel corso dell'inaugurazione della mostra -dal titolo Gli anni d'oro del Premio Strega - Racconto fotografico di Carlo Riccardi (Edizioni Ponte Sisto).

Il volume, a cura di Maurizio Riccardi e Giovanni Currado, raccoglie una selezione di oltre novanta foto, una più ampia sintesi della raccolta presente all'interno dell'Archivio Riccardi, e si conclude con un commento di Stefano Petrocchi.

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