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Amarcord: Pertini insieme ai campioni Mondiali del 1982

Ricordo di un sogno di quell'estate: 11 luglio 1982 gli Azzurri di Bearzot vincono il Mondiale di calcio contro la Germania Ovest. A incitarli dagli spalti il Presidente Pertini, un grande Italiano e un Presidente della Repubblica forte ed emblematico come pochi.

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Ricordo di un sogno di quell'estate: 11 luglio 1982 gli Azzurri di Bearzot vincono il Mondiale di calcio contro la Germania Ovest. A incitarli dagli spalti il Presidente Pertini, un grande Italiano e un Presidente della Repubblica forte ed emblematico come pochi.

Esattamente 30 anni fa, l’11 luglio del 1982, la nazionale di calcio italiana saliva per la terza volta sul tetto del mondo dopo una entusiasmante finale giocata contro la Germania Ovest: in quella epica partita gli Azzurri di Bearzot riportarono una vittoria straordinaria con il risultato di 3-0. Fu così che quella finale di Mondiale entrò nella leggenda del calcio e dello sport. Trent'anni dopo è l'eco dalla vittoria della Spagna sull'Italia, altrettanto schiacciante, che stavolta compie il giro del mondo, celebrando il primato assoluto della nazionale iberica: l'inanellamento di ben due tornei europei consecutivi intervallati dalla vittoria di un mondiale; una tripletta su cui nessuno osava scommettere. Sebbene l'amarezza per la sconfitta calcistica sia stata forte per gli italiani, queste delusioni, quelle in ambito sportivo, scivolano velocemente e ciò che resta è il sano spirito agonistico. Ma in quel lontano 1982, in quell'afoso e assolato 11 luglio, sugli spalti ad incoraggiare la nazionale di Zoff, Rossi, Cabrini e Gentile c'era anche il Presidente della Repubblica Sandro Pertini: uomo di cuore e di testa, ma italiano nell'animo. Recatosi in Spagna per la finale e ansioso di vedere la squadra portare a casa il titolo di campioni mondiali. Figura mitica, personaggio amato e stimato, Pertini fu un esempio di uomo di Stato per la sua semplicità e la sua dirittura morale. Un uomo divenuto l’emblema di un’Italia che non si arrendeva al clima di paura e tensione, diffuso dal terrorismo; che rifiutava di arrendersi ai dettami vessatori della mafia, che tentava di lasciarsi alle spalle le pesanti eredità delle stragi degli anni di piombo e, che nonostante tutto ciò, coltivava la segreta ambizione di salire sul podio dei vincitori. In quell’11 luglio, durante quella finale così ricca di tensione e di emozioni straripanti, Pertini si lasciò sfuggire proprio sull’ultimo goal degli Azzurri “non ci prendono più”; mostrando con spontaneità prima di tutto la fede calcistica nazionale e lasciando per un attimo indietro, quel contegno adeguato al Presidente della Repubblica. Ricordiamo così non solo una grande vittoria sportiva dell’Italia, ma anche un grande italiano, un combattente combattivo, critico con le stesse istituzioni di cui faceva parte, energico, ma non reazionario, testardo, ma nient’affatto ottuso. Un modo per celebrare un'Italia vincente, quella di allora che ispiri quella di adesso. Nella politica come nella competizione sportiva.

                                                                                                                                                  Luigi Paolicelli

Pubblicato in Varie

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