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Settimana di fuoco in Parlamento, tra inciuci e fumate nere

Il Parlamento non riesce ad eleggere il Presidente della Repubblica neanche alla quarta votazione, che avrebbe dovuto essere facilitata, dato che era prevista una maggioranza semplice (50% più un voto) anziché una maggioranza qualificata dei due terzi.


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Il Parlamento non riesce ad eleggere il Presidente della Repubblica neanche alla quarta votazione, che avrebbe dovuto essere facilitata, dato che era prevista una maggioranza semplice (50% più un voto) anziché una maggioranza qualificata dei due terzi. Significa che il numero di voti necessari all'elezione doveva essere 504 invece che 673 come nei primi tre scrutini.

Come previsto, la maggioranza dei voti è stata collezionata da Romano Prodi che, tuttavia, si ferma a 395, seguito da Stefano Rodotà a 213, Anna Maria Cancellieri a 78 e Massimo D'Alema a 15, Franco Marini a 3, Giorgio Napolitano a 2. Voti persi 7, schede nulle 3, bianche 15. 

Il quarto scrutinio si era aperto questo pomeriggio in un clima di grande tensione, dopo i vari botta e risposta delle forze politiche e le accuse mosse al Pd dal Pdl. La decisione di rompere il patto con il centro-destra e candidare Prodi alla Presidenza, aveva provocato l'ira del Cavaliere, che nel corso di un vertice a Palazzo Grazioli aveva dichiarato che Bersani "ha violato la parola data" e che "ora la lotta sarà dura". Poi, la decisione del Pdl e della Lega di non votare alla quarta votazione, in segno di protesta, culminata anche con il gesto plateale di Alessandra Mussolini, che si è presentata nell'emiciclo in t-shirt bianca con su scritto "il diavolo veste Prodi".

Indubbiamente, quella di Prodi è una scelta che non unisce, ma divide, non solo il Pd dal Pdl, ma anche, a quanto pare, il centro-sinistra dal Movimento 5 Stelle, che si dice convinto a portare avanti Stefano Rodotà. Invece, Pd e Sel sono schierati per Romano Prodi, mentre Scelta Civica, Pdl, Lega e Fratelli d'Italia appoggiano la candidatura di Anna Maria Cancellieri.

Se dentro Montecitorio il clima era incandescente, fuori dal Palazzo l'atmosfera era parimenti infuocata. In piazza sono scesi gli elettori del Pdl, infuriati per la scelta del Pd di votare Prodi, assieme ai dissidenti del Pd che non appoggiano Prodi, bensì Rodotà.

Ora si passerà alla quinta votazione che avrà luogo domani mattina alle 10. I lavori del Parlamento, infatti, non si fermeranno neanche sabato e domenica e procederanno ad oltranza, con due votazioni giornaliere, sino all'elezione del Capo dello Stato.

 

  • Napolitano e Boldrini
  • Autore: Cristiano Laruffa
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  • Autore: Cristiano Laruffa

Pubblicato in Attualità

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