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La Cina è di casa a Art Paris Art Fair

Tutto lungo gli Champs Elysée si muovono al vento le bandiere della Cina e della Francia, in occasione della visita del presidente Xi Jinping a Parigi, il 26 marzo. 

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Tutto lungo gli Champs Elysée si muovono al vento le bandiere della Cina e della Francia, in occasione della visita del presidente Xi Jinping a Parigi, il 26 marzo. Contemporanemente al Grand Palais è in corso il vernissage di Art Paris Art Fair. In cima alla scalinata esterna cameggia un grande pugno in bronzo, Iron fist, del “camaleontico” artista cinese Liu Bolin, di cui alcune foto sono esposte da diverse gallerie negli stands della fiera. Un’opera che simboleggia sia la rivolta contro l’oppressione sia la forza di un paese che si impone al mondo.

Dal 27 al 30 marzo, Art Paris Art Fair riunisce sotto la navata del Grand Palais circa 140 gallerie internazionali di 18 paesi, che offrono un panorama sull’arte moderna e contemporanea che include la fotografia, la progettazione e l’edizione d’arte. Il 2014 vede la Cina ospite d’onore, nel quadro delle celebrazioni dei 50 anni delle relazioni franco-cinesi, mettendo in luce la ricchezza e il dinamismo della scena cinese moderna e contemporanea con quasi 90 artisti rappresentati da dieci gallerie venute da Pechino, Shanghai e Hong Kong (Xin Dong Cheng, Ifa gallery, 10 Chancery  Lane, Blindspot…) e da una ventina di galleristi occidentali come A2Z Art Gallery, Parigi-Beijing, Loft, Daniel Templon, che rappresentano nomi noti quali Zao Wou Ki (Galerie Bogéna) e Chu Teh Chun (Galerie Patrice Trigano), Wang Keping (Galerie Zürcher) e Gao Xingjian, premio Nobel di letteratura e pittore (Galerie Claude Bernard).

Inoltre, durante tutta la fiera - dalle 19.30 a mezzanotte - viene proiettata sulla facciata del Grand Palais “L’origine del mondo”, la creazione monumentale digitale di Miguel Chevalier. Quest’impianto si ispira alla biologia, ai microorganismi ai dispositivi automatici cellulari. Le cellule si moltiplicano, si dividono, si fondono, proliferano seguendo un ritmo a volte lento, a volte rapido.Tavole di méga pixel neri e bianchi instabili scivolano gradualmente verso spirali di colori vivi e saturati che effettuano vere coreografie sulla musica di Michel Redolfi. Mondo organico o virtuale che sia, l’installazione comunica la forza della vita.

All’interno, camminando tra gli stands, sotto la splendida volta di vetro e acciaio, si ritrovano diverse generazioni d’artisti: dal “cinetico” Julio Le Parc all’urbano JonOne. E diversi generi, dalla fotografia alle installazioni, dalla scultura ai video.  Anche i talenti italiani sono ben rappresentati. Tra questi va citata - perché non passa inosservata, nonostrante la numerosa offerta -  l’opera affascinante, intensa e poetica di Omar Galliani (attualmente in mostra alla GAM di Torino con "L’opera al nero. Omar Galliani", fino al 18 maggio), presso lo spazio della galleria Studio Vigato di Milano. Artista di fama mondiale, Galliani si serve del carboncino e della matita come un demiurgo per far apparire da uno sfondo oscuro e indistinto le immagini - donne, dettagli anatomici, oggetti - che prendono forma in un gioco sinuoso di chiari e scuri.

Seppur utilizzando la fotografia, l’opera del giovane cinese Yang Yongliang ( galleria Parigi-Beijing), può essere definita altrettanto affascinante, intensa e poetica. Rinterpretando la cultura ancestrale del suo paese attraverso una composizione che maschera a prima vista il contenuto e che sostituisce ai paesaggi naturali, dei panorami caotici che brulicano di piloni elettrici, di grattacieli e di macchine, Yongliang riesce a mantenere viva con ironia la tradizione dei famosi “shanshui”.

In questo dialogo ideale tra Europa e il “Paese di mezzo”, va infine segnalato il programma artistico e culturale “Dans quelle vie tu monde(s)?” che quest’anno ha come obiettivo di favorire gli scambi franco-cinesi sul tema dell’ambiente. Perché anche l’arte può fare la sua parte per la salvaguardia del pianeta.

Cristina Biordi

Pubblicato in Arte

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