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Amédée de La Patellière al MUDO-Museo de l’Oise

Bagnanti a Bandol, 1928 Bagnanti a Bandol, 1928 cortesia MUDO
La prossima volta che vi recate a Parigi, facendo scalo all’aeroporto di Beauvais, non perdete l’occasione di visitare il  MUDO-Musée de l’Oise, la cui entrata è gratuita. Situato ai piedi della cattedrale della cittadina francese, la struttura museale è all’interno di un palazzo rinascimentale.

Il MUDO ha da poco riaperto le sue porte dopo alcuni importanti lavori di rinnovazione e oltre a un’interessante collezione permanente con opere del XIX°secolo  - tra le quali delle tele di Camille Corot, Alfred Sisley e Paul Huet - propone fino al 15 giugno un’ interessante esposizione dedicata Amédée de La Patellière.

Un artista che occupa un posto singolare a cavallo tra le due guerre e la cui  opera è quella di un pittore indipendente. Con più di cento lavori tra pitture e disegni provenienti da grandi raccolte pubbliche e private, l’esposizione esplora tutti gli aspetti di un’arte in perpetua ricerca: lo spettatore è così invitato a scoprire la variegata produzione artistica di de La Patellière, dalle piccole opere dedicate alla Grande Guerra alle grandi composizioni di un realismo onirico, fortemente strutturate, passan per alcune tele dal lirismo più affermato. 

Il Musée de l’Oise di Beauvais vuol far scoprire l’originalità di questo pittore che cercò, tanto con la sua tecnica che con i temi affrontati, la strada per un’altra modernità. Il percorso rivela e confronta i suoi argomenti preferiti, pur mettendo l’accento sulla sua tecnica basata su composizioni ben strutturate, su forme semplificate e su un lavoro rigoroso di chiaro-scuro. 

Il percorso tematico inizia nell’ala del XVIII° secolo del palazzo con la presentazione del suo universo familiare e la genesi della sua vocazione artistica. Nato in una famiglia della piccola nobiltà terriera della regione di Nantes, de La Patellière muove i primi passi nell’atelier del pittore Leduc a Nantes. La residenza familiare era ituata a Bois-Benoit e le campagne dintorni diventano un suo argomento d’ispirazione costante. Dopo aver seguito degli studi di diritto, si iscrive all’Accademia Julian di Parigi. Questo soggiorno nella Ville Lumiére lo confronta per la prima volta alla pittura moderna, soprattutto Cézanne ed i cubisti.

Andrà sotto le armi durante la Prima Guerra mondiale che interrompe inevitabilmente i suoi studi accademici. Ma dal sul campo di battaglia il disegna diventa un amico fraterno. Senza mai mostrare l’orrore dei combattimenti, evoca quest’anni di conflitto in acquarelli e incisioni che mostrano le trincee, i segni dei fori di granata nella campagna, alcune rovine, gli alberi mutilati, ecc.  

Alla fine del conflitto, Amédée de La Patellière trascorre la sua vita tra Parigi e Bois-Benoît. Il ritorno della pace impregna le sue prime grandi composizioni rurali. Lontano dai lavori dei campi, dipinge la campagna della sua infanzia nella quale regnano la calma e il silenzio. Questa tematica attraversa tutta la sua carriera come un ritorno costante alle origini, spesso con un senso di una dolce malinconia.

La seconda parte dell’esposizione si svolge nella Torre del castello. Qui si scopre un altro aspetto dell’artista: la passione per lo sconosciuto, la dimensione onirica e il mistero. Scrive del resto nelle sue note nel 1927: “Mi occorre mistero, del tragico, delle opposizioni, degli abbagliamenti! (…) La magia! Dipingere l’angoscia verso il bello”. 

Purtroppo, Amédée de La Patellière morirà nel gennaio 1932, in seguito alle complicazioni delle ferite ricevute durante la Grande Guerra, la parola fine a una produzione ricca e decisamente originale.  

Pubblicato in Arte
Cristina Biordi

Giornalista professionista, documentarista, curatrice di mostre, appassionata ed esperta d’arte, cinema, teatro, letteratura, fotografia, enogastronomia, con 15 anni d’esperienza nel settore dell’energia e dell’ecologia. Ovvero: è terribilmente curiosa! Dalla Città Eterna si è trasferita nella Ville Lumière, dove è titolare dell’agenzia Labi communication, e come Joséphine Baker ha due amori: l’Italia e Paris. 

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