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La bolla non è solo finanziaria ma anche gli ecosistemi naturali stanno vivendo il CRACK

La bolla non è solo finanziaria ma anche gli ecosistemi naturali stanno vivendo il CRACK
Questo è il secolo in cui la pressione antropica sta maggiormente influenzando i nostri ecosistemi naturali, rurali ed anche urbani. La società scientifica da decenni ormai osserva questa pressione antropica in alcuni ambienti avvalendosi degli indicatori biologici e da qualche anno sta provando a calcolare qual è la portata di tale pressione e che futuro attendono le nostre foreste, le nostre paludi e i nostri fondali.

L’indicatore biologico è una specie animale, vegetale, batterica e funginea sensibile a cambiamenti ambientali dovuti a fattori inquinanti: o attraverso il bioaccumulo di sostanze inquinanti o attraverso modificazione morfologiche osservabili e direttamente proporzionali all’entità dell’inquinamento.

Alcuni ricercatori propongono che gli ecosistemi naturali possono essere eguagliati ad altri sistemi complessi e che ne seguano le medesime regole. Come i mercati finanziari risentono di una perturbazione del sistema economico, come la crisi in economica in Grecia o la bolla edilizia statunitense, anche gli ecosistemi naturali risentono dell’eccessiva pressione antropica generando una perdita di biodiversità e di conseguenza un crack ecologico. In particolare, in ambito ecologico, la preoccupazione è che la continua antropizzazione della biosfera possa portare molti ecosistemi naturali vicino al collasso e che l’intero pianeta possa di fatto avvicinarsi ad una soglia critica di transizione.

Un studio che avvale questa tesi è stato pubblicato il 20 Luglio scorso sulla rivista internazionale “Current Biology”. Tema centrale dello studio di Lisandro Benedetti-Cecchi, Laura Tamburello, Elena Maggi e Fabio Bulleri del dipartimento di Biologia dell’Università di Pisa è stato proprio osservare la “crisi” dell’ indicatore biologico Cystoiseria amentacea, un alga; il campo di studio è stato per 7 anni l’isola di Capraia è più precisamente le foreste algali dell’isola toscana. 

 

 

L’alga Cystoiseria amentacea in condizioni naturali cresce formando “foreste” con uno strato fogliare di 30-40 cm, queste sono zone ad elevata biodiversità in cui altre microalghe, artropodi, spugne, pesci e altre specie marine trovano cibo e riparo. Inducendo, sperimentalmente, una graduale riduzione della biomassa (simulando l’effetto dell’inquinamento) in aree separate e circoscritte, i ricercatori pisani, nel corso dei 7 anni, hanno osservato una graduale e drastica riduzione delle “foreste” algali fino a formare un leggerissimo manto erboso in cui la biodiversità è quasi annullata.

La similitudine con i mercati finanziari è evidente, una perturbazione al sistema comporta una transizione irreversibile di biodiversità; impoverendo il fondale interessato si innescano una serie di reazione a catena che potrebbero abbracciare anche altri comparti ambientali.  

In che modo correggere questo andamento? Una reazione irreversibile è irreversibile. La pressione antropica può essere contrastata solo con una forza uguale e contraria fatta di informazione, consapevolezza, prevenzione e piccole ma costanti azioni atte a minimizzare quotidianamente il nostro insostenibile stile di vita.  

Bibiografia   

Lisandro Benedetti-Cecchi, Laura Tamburello, Elena Maggi e Fabio Bulleri. “Experimental Perturbations Modify the Performance of Early Warning Indicators of Regime Shift”. Current Biology, Volume 25, Issue 14, 20 July 2015, Pages 1867–1872.

Pubblicato in Ambiente