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L'epica di Ron Howard con Heart of the Sea – la vera storia di Moby Dick

foto del manifesto foto del manifesto movieplayer.it
Fin dai tempi di “Apollo 13”, Ron Howard è sempre affascinato dalle grande storie di sopravvivenza, eventi reali che raccontano le avventure e le peripezie di un manipolo di uomini in lotta contro il proprio destino.

Coraggio, ingegno, fratellanza, amore per la sfida, sono tutti valori tipici del cinema di Howard e li ritroviamo nel suo ultimo film, “Heart of the Sea - Le origini di Moby Dick”, l’adattamento cinematografico del romanzo best-seller di Nathaniel Philbrick, ispirato alla vera storia del viaggio drammatico della baleniera Essex: l’imbarcazione che partita dalle coste del New England, viene attaccata e affondata da un enorme capodoglio bianco al largo delle coste cilene: un mostro marino dalle dimensioni e la forza eccezionali, ed un senso quasi umano di vendetta.
Un disastro marittimo che avrebbe ispirato Herman Melville a scrivere, trent’anni dopo il suo romanzo più celebre Moby Dick. Ma l’autore ha descritto solo una parte della storia ed è qui che interviene il romanzo di Philbrick e poi il film di Ron Howard: "Heart of the Sea" rivela le conseguenze di quella straziante aggressione, di come i superstiti dell'equipaggio della nave vengono spinti oltre i loro limiti e costretti a compiere l'impensabile per poter sopravvivere. Sfidando le intemperie, la fame, il panico e la disperazione, gli uomini mettono in discussione le loro convinzioni più radicate.
Il film, come è stato detto, è un survivor movie, un film di sopravvivenza: i protagonisti di "In the Heart of the Sea" sono proprio i componenti dell’equipaggio della Essex, a partire dal protagonista Chris Hemsworth (già co-protagonista di Rush) nei panni del primo ufficiale della nave Owen Chase, oppure Benjamin Walker nei panni dell’inesperto capitano della Essex, oppure Cillian Murphy è il secondo ufficiale, Matthew Joy.
Il tema della sopravvivenza non è nuovo quest’anno nel grande schermo. Dopo “The Martian” di Ridley Scott, in cui la fantascienza si lega all’humour nel racconto di un uomo disperso su Marte, qui ad essere abbandonati e dimenticati è un manipolo di uomini in balia dei mostri e dei mari.
A differenza di Scott, il registro narrativo di Howard è quello del grande cinema classico per famiglie, regalando al pubblico un grande romanzo d’avventura, solido e robusto. Il duro romanzo di Philbrick viene qua addolcito  e smussato nel racconto di una grande impresa marinara. Una sorta di “Lo Squalo” in versione romantica (inteso come il periodo storico di metà Ottocento), al quale però viene tolta la parte horror. Le paure dell’altro da sé, e del mostro marino, tipiche del film di Spielberg, vengono qui asciugate e prosciugate, in un romanzo cinematografico che racconta la nemesi del capitalismo moderno: l’olio di balena infatti, prima della scoperta del petrolio, era il combustibile in tutto il mondo per lampade, treni e candele. Una caccia che in questo caso è costata molto cara.

Pubblicato in Cinema
Giacomo Visco Comandini

Laureato alla Sapienza, dal 2008 è uno dei redattori di Enel.tv, la televisione aziendale di Enel. Appassionato di cinema, ha collaborato per la rivista Filmaker’s MagazineIl Riformista e la Repubblica

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