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Il corpo e la scultura: quasi un secolo e mezzo di storia

Isabella - Jaume Plensa Isabella - Jaume Plensa © Cristina Biordi
Come ogni due anni Yerres, l'altra capitale dell'impressionismo, e la proprietà Caillebotte rinnovano il loro interesse per l’arte presentando al pubblico Biennale della scultura.

Giunta alla sua 4a edizione, la manifestazione investe, dal 9 aprile fino al 10 luglio, la splendida residenza del pittore francese Gustave Caillebotte, che ospita i lavori d’artisti di fama internazionale, di diverse epoche e giovani talenti emergenti della scultura in tutte le sue forme ed espressioni, attraversando quasi un secolo e mezzo. Altre opere sono esposte in diversi spazi pubblici della cittadina poco lontana da Parigi.

“La scelta del tema federativo, Il corpo della scultura, dà l'opportunità di riunire espressioni molto diverse dell'arte contemporanea attorno a un argomento centrale, familiare e ovvio per tutti: il corpo”, dichiara il commissario della Biennale, Paul-Louis Rinuy. “Dal Rinascimento, il corpo – il corpo umano in particolare – non cessa di presentarsi agli artisti come la manifestazione per eccellenza dell'enigma della vita umana e della grande sfida per qualsiasi arte, che sia figurativa, allusiva o astratta”.

Il parco, l’Orangerie e i locali della Ferme Ornée diventano la scenografia per la rappresentazione di un dialogo e scambio tra le opere in bronzo, metallo forgiato, resina, pietre diverse per colore e durezza, terra modellata o cotta, tessuti, legno, vetro. L’elenco dei materiali impiegati dagli scultori d'oggi per incarnare, con l'evidenza concreta di una forma visibile, le loro esperienze, i loro desideri, le loro visioni del mondo e dell'uomo, i loro sogni e anche le loro paure.

Attorno alle grandi figure storiche del XXo secolo che hanno trattato il corpo e la figura umana con una lingua moderna significativa alzando sempre di più la barra dell’esigenza estetica – Rodin, Bourdelle, Brancusi, Zadkine, Giacometti, Germaine Richier e Dubuffet - la Biennale di Yerres affianca una trentina di scultori di molte generazioni, maestri riconosciuti tra i quali si può citare, per i più famosi, Damien Cabanes, Pascal Convert, Eugène Dodeigne, Alain Kirili, Markus Lüpertz, Denis Monfleur, Giuseppe Penone, Jaume Plensa, Christian Lapie, Emmanuel Saulnier e Alain Séchas, e creatori molto giovani, che si sono appena formati nelle scuole di belle arti, all'estero o a Parigi e arrivano sulla scena artistica attuale: Léa Dumayet, Ana Maria Lozano Rivera, Stéphane Vigny, Léa Klein e Nour Asalia.

Entrando nel magnifico parco la si scorge da subito, è la sublime testa d’Isabella realizzata da Jaume Plensa. Quest’artista catalano, da sempre interessato alla creazione di opere antropomorfiche utilizzando diversi materiali - già tra i protagonisti l’anno scorso della Biennale di Venezia con un’installazione presso la Basilica di San Giorgio Maggiore – presenta il dolce volto di una donna, che muta sotto lo sguardo a seconda di come ci si muove intorno, fino quasi a perdere una dimensione spaziale e a sembrare bidimensionale. Come tutti i suoi ritratti, anche Isabella ha gli occhi chiusi, quasi sognante. Per l’artista la sua scultura dovrebbe essere una sorta di specchio, per scoprire la bellezza nascosta dentro ognuno. “L'idea è di dare un messaggio molto spirituale attraverso un medium molto tradizionale”. L'artista non cerca di tradurre il ritratto in modo realistico ma di trascrivere il suo mondo interno, per realizzare un ritratto dell’anima.

Addentrandosi un po’ di più nel parco, si ammirano le imponenti figure di Christian Lapie, dei giganti di quercia, che formano un circolo, il quadrante di un orologio, e sembrano chiacchiare tra loro, come per “uccidere il tempo”: sono appunto Les heures tombent (Le ore cadono).

Lapie, inizialmente pittore-sperimentatore ha utilizzato i materiali più disparati (gesso, ossidi, ceneri lamiere, cemento, ed altro), ma dopo un soggiorno nella foresta amazzonica, è passato direttamente a una scultura monumentale, con delle figure di legno rozzo e calcinato. Alcune vedono il giorno in Champagne, dove abitata, terra di combattimenti sanguinosi in occasione della Prima Guerra mondiale, per poi viaggiare attraverso il mondo. “La sua opera interroga la nostra memoria individuale e collettiva”.

Sempre nel parco, quasi all’entrata dell’Orangerie, guardiana severa e materna allo stesso tempo si ritrova la scultura di Denis Monfleur Le grand assis (Il grande seduto). Denis Monfleur è un scultore tenace e perseverante la cui arte si è imposta nell'ambito della scultura contemporanea da due decenni. Ha dato vita a tutto uno popolo scolpito che prende corpo nelle materie più dure – il granito, il basalto – difficili da tagliare. È un poeta della pietra, sa rivelare nelle pieghe della materia tutti i sogni che inventa e le figure del nostro mondo che osserva a volte come un caricaturista. La sua si iscrive bene nelle correnti del manierismo e dell'informale, coltivate precedentemente da Dubuffet, Fautrier o Giacometti. La potenza e la compattezza delle forme, il trattamento ricco e ruvido delle superfici inducono allo stesso tempo una forte sensazione di plasticità e una tensione tragica evidente.

Tensione tragica presente anche nell’opera dell’artista colombiano Alain Séchas, esposta all’interno dell’Orangerie, Centaure mourant 2.0 (Centauro morente 2.0). Commissionato dal museo Bourdelle di Parigi, Séchas ha realizzato una versione meccanica del centauro, in cui il drammatico si combina a un humour  che conferisce all’opera una grande forza emozionale. La scultura meccanica, un capolavoro di metamorfosi - in cui il centauro si disarticola in un movimento di caduta per poi riprendere la sua posizione su base - , tratta allo stesso tempo la questione esistenziale e il ruolo dell'artista, la funzione dell'arte e la sua fine sempre differita. La scultura potrebbe avere uno scopo catartico e riparatore, rappresentando la paura della morte qui scongiurata in un meccanismo che la mette in scena per poi renderla “reversibile”. Giocare a farsi paura, giocare a morire ma per scherzo, per affrontare le sue paure e domarle meglio per affrancarsene.

La Biennale di scultura di Yerres è anche un importante trampolino per giovani artisti. Per quest’edizione insieme a Stéphane Vigny sono state selezionate Léa Dumayet, Ana Maria Lozano Rivera, Léa Klein e Nour Asalia. 

Quest’evento ormai diventato tra i più importanti nel mondo della scultura contemporanea in Francia e non solo, si articola anche in diversi incontri con gli artisti, conferenze, permermettendo di ammirare le opere di grandi artisti e di scoprirle in tutta la loro bellezza alle varie luci del giorno.

 

 

Proprietà Caillebotte

 

Pubblicato in Arte
Cristina Biordi

Giornalista professionista, documentarista, curatrice di mostre, appassionata ed esperta d’arte, cinema, teatro, letteratura, fotografia, enogastronomia, con 15 anni d’esperienza nel settore dell’energia e dell’ecologia. Ovvero: è terribilmente curiosa! Dalla Città Eterna si è trasferita nella Ville Lumière, dove è titolare dell’agenzia Labi communication, e come Joséphine Baker ha due amori: l’Italia e Paris. 

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