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Ancora in sala “Perfetti sconosciuti”. La commedia di Paolo Genovese tiene

foto di scena foto di scena comingsoon.it
Dopo più di tre mesi dalla sua uscita, è ancora in sala la commedia di Paolo Genovese “Perfetti Sconosciuti”.

Un successo di pubblico e di critica su un tema ormai classico nella società di oggi. Cosa succede, infatti, quando la vita reale e quella virtuale si sovrappongono per “gioco”? Come un cellulare che viene messo sul tavolo divenendo irrimediabilmente simbolo di debolezze, disillusioni e paure di un gruppo di amici di vecchia data che a fine serata potrebbero scoprire di non conoscersi affatto.
“Perfetti sconosciuti”, diretto da Paolo Genovese e vincitore del David di Donatello come miglior film, mette così a confronto quelle che sarebbero le nostre “tre vite”: una pubblica, una privata, una segreta. Tema attualissimo nell’era della condivisione a ogni costo dei social network, ma anche della comunicazione “facile” e frammentata di Whatsapp, mail, sms e selfie.
Ed è così che Eva (Kasia Smuntniak), in crisi da tempo con suo marito Rocco (Marco Giallini), durante una cena organizzata proprio dai due propone al gruppo di amici di lasciare a vista per tutta la serata i cellulari e condividerne eventuali messaggini e telefonate. Un gioco, appunto, che si trasforma ben presto in un pesante boomerang per tutti i presenti.
Si scopre ad esempio che lo stesso Rocco è da tempo in analisi all’oscuro della moglie e che Eva ha intenzione di rifarsi il seno. Intanto Bianca (Alba Rohrwacher), all’insaputa del marito Cosimo (Edoardo Leo), continua a sentire il suo ex, mentre lo stesso Cosimo ha un amante. Lele (Valerio Mastandrea) si intrattiene tutte le sere con una ragazza a colpi di selfie compromettenti e sua moglie Carlotta (Anna Foglietta) ha un’amante “virtuale”. Infine Peppe (Giuseppe Battiston) sarà costretto ad ammettere la sua omosessualità. Tutto questo accade non senza fraintendimenti o scambi repentini di cellulari nella speranza di cavarsela o coprirsi a vicenda.
Nel raccontare queste “tragedie” intime il tono del film non è mai in verità drammatico, piuttosto ironico,  permeato da una comicità puntuale e mai stucchevole che neanche per un istante ci fa rimpiangere l’assenza di cambi di scena.
Pubblico e critica sono concordi nell’apprezzarne soprattutto la costruzione della sceneggiatura, la regia e la qualità dei dialoghi. Non a caso ha superato i 16 milioni di euro imponendosi come secondo miglior incasso dell’anno per il cinema italiano, dopo Quo vado?. Un successo più che meritato. 

Pubblicato in Cinema
Giacomo Visco Comandini

Laureato alla Sapienza, dal 2008 è uno dei redattori di Enel.tv, la televisione aziendale di Enel. Appassionato di cinema, ha collaborato per la rivista Filmaker’s MagazineIl Riformista e la Repubblica

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