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Un capolavoro ritrovato: “La tempesta” (1938) di Fausto Pirandello

Un capolavoro ritrovato: “La tempesta” (1938) di Fausto Pirandello
Fino a domenica 4 dicembre nella Galleria d’Arte Moderna di Roma, in Via Francesco Crispi 24, sarà in esposizione il dipinto di Fausto Pirandello (Roma 1899-1975) “La tempesta” (olio su compensato di cm. 150x225) realizzato nel 1938 e considerato “tra i massimi capolavori non solo della sua produzione, ma dell’arte italiana tra le due guerre”.

L’opera, della quale dal 1939 si erano perse le tracce, è stata recentemente ritrovata in una collezione privata italiana. Esposto per la prima volta nel febbraio 1939 alla III Quadriennale d’Arte Nazionale di Roma, il dipinto, ha ricordato Flavia Matitti nel corso della presentazione dell’opera, era appartenuto al giornalista siciliano Telesio Interlandi (1894-1965), personaggio assai discusso per essere stato fondatore e direttore dal 1924 del quotidiano “Il Tevere”, dal 1933 del settimanale letterario “Quadrivio” e dal 1938 del famigerato quindicinale “La difesa della razza”. “La tempesta” venne poi inviata negli Stati Uniti ed esposta nell’autunno del 1939 al Carnegie Institute di Pittsburgh. Da quel momento il dipinto scompare dalla circolazione. Considerato disperso dagli studiosi, era noto solo grazie alle illustrazioni in bianco e nero pubblicate all’epoca. L’opera, ha sottolineato Fabio Benzi, “rappresenta una scena che, come sempre in Pirandello, accentua gli aspetti surreali e drammatici di una realtà scarna, esistenzialmente sofferente. L’idea nasce da una visione di tempesta estiva nella campagna di Anticoli Corrado, il paese vicino Roma dove molti artisti risiedevano. Qui in particolare vivevano Emanuele Cavalli e Giuseppe Capogrossi, suoi amici e sodali nella prima elaborazione della Scuola Romana. Il tonalismo, che partendo dalla loro ricerca era divenuto il linguaggio giovanile di punta nell’Italia degli anni Trenta, si esprime qui attraverso una ricerca di scavo nella realtà dei corpi e delle cose, che genera un senso di allarme e di inquietudine. Il dramma della tempesta, metafora di un disastro incombente, sembra presagire le distruzioni della guerra che di lì a poco scoppierà, con la fuga disordinata di figure il cui terrore è reificato nelle sottane sollevate che trasformano le donne in lugubri fantasmi, immagini di disperazione e terrore senza volto. Il miracoloso stamparsi di una foglia secca sul nero violaceo della gonna strappata dal vento mostra come a quel terrore sia impassibile l’ineluttabilità della natura. Pirandello dà della scena una soluzione visionaria e inquietante, attraverso figure spatolate, dalle posizioni e dai gesti quotidiani, ma come bloccate in composizioni ritmiche e innaturali: figure dominate da un’ansia immanente, conturbante e surreale”. L’esposizione, promossa da Roma Capitale, Assessorato alla Crescita culturale- Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali è stata realizzati grazie all’interessamento e al contributo della Galleria Russo di Roma.

Pubblicato in Arte
Alberto Esposito

Giornalista pubblicista iscritto all'Albo dei Pubblicisti del Lazio da Marzo 2004.
Si occupa di montaggio, postproduzione, dirette televisive, registrazioni in studio, editing audio e video.
Collabora ed ha collaborato con diversi quotidiani tra cui Italia Sera, La voce e Il Romanista

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