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Un ricordo di Henry Fonda a 35 anni dalla sua scomparsa

Henry Fonda nel ruolo del giurato numero 8 ne "La parola ai giurati" di Sidney Lumet Henry Fonda nel ruolo del giurato numero 8 ne "La parola ai giurati" di Sidney Lumet
Trentacinque anni fa, nell’agosto 1982, moriva a Los Angeles il grande Henry Fonda, superlativo interprete de “Il ladro” di Alfred Hitchcock, “La parola ai giurati” di Sidney Lumet, “Ultima notte a Warlock” di Edward Dmytryk, “C’era una volta il West” di Sergio Leone e di moltissimi altri film.

Nato a Grand Island - nel Nebraska - nel maggio 1905, comincia a recitare a teatro nel 1929 e debutta a Broadway nel ’34.

L’esordio cinematografico avviene l’anno seguente nella commedia The Farmer Takes a Wife (1935), portata sul grande schermo da Victor Fleming (il futuro regista di Via col vento -1939 -, Il mago di Oz - 1939 - e Il dottor Jekyll e Mr Hyde - 1941).

Ad Hollywood interpreta quasi subito ruoli da protagonista in commedie (Nel mondo della luna - 1937 - di T. Freeland), film drammatici (Sono innocente - 1938 - di Fritz Lang), d’avventura (Il falco del nord - 1938 - di Henry Hathaway) e storici come La figlia del vento (1938) di William Wyler, film che si svolge all’epoca della Guerra di secessione (1861-1865) ed in cui lavora con Bette Davis.

Nel ’39 viene scelto da John Ford per Alba di gloria, in cui fornisce una grande performance nel ruolo del giovane Abramo Lincoln, mitizzato padre della patria, nonché archetipica figura del leggendario “eroe” americano. Nello stesso anno è Frank James nel western Jess il bandito (1939) di Henry King, film che lancia la leggenda di Jesse James, in cui lavora con un giovane Tyrone Power e che, l’anno dopo, verrà seguito da Il vendicatore di Jess il bandito (1940) di Fritz Lang.

John Ford lo dirige ancora ne La più grande avventura (1939), che si svolge all’epoca della Guerra d’indipendenza americana (1773-1776), e in cui la Storia si fonde con le vicende familiari di una coppia di coloni, e soprattutto in Furore (1940), tratto dall’omonimo libro di John Steinbeck, in cui dà efficacemente vita al disorientamento del protagonista ed alla sua progressiva presa di coscienza della lotta di classe, e con cui ottiene una nomination all’Oscar come Miglior Attore Protagonista.

 Noto soprattutto per ruoli seri, prova il registro comico in Lady Eva (1941) di Preston Sturges, in cui lavora con Barbara Stanwyck e in cui il suo ruolo del giovane milionario goffo e imbranato è - insieme alla bravura di B. Stanwyck - uno fra i punti di forza del film.

 Le sue notevoli doti di versatilità gli permettono di passare attraverso molti generi: dal romantico Ragazze che sognano (1942) di Rouben Mamoulian alla commedia L’uomo, questo dominatore (1942) di Elliott Nugent, al western Alba fatale (1943) di William A. Wellman, in cui interpreta un cowboy che si batte invano contro il linciaggio di tre stranieri accusati - senza prove - di omicidio.

In Sfida infernale (1946), in cui lavora con Victor Mature, torna ad esser diretto da John Ford. Il film porta sullo schermo la “leggendaria” sparatoria all’OK Corrall fra lo sceriffo Wyatt Earp (insieme ai fratelli Morgan e Virgil ed al dentista/giocatore Doc Hollyday) ed i fratelli fuorilegge Clanton. Sparatoria che, circa un decennio dopo, verrà portata al cinema anche in Sfida all’OK Corrall (1957) di John Sturges, interpretato da Burt Lancaster, Kirk Douglas e Rhonda Fleming.

 Dopo il drammatico L’amante immortale (1947) di Otto Preminger, nello stesso anno è ne La croce di fuoco (1947) di John Ford e, l’anno successivo, ne Il massacro di Fort Apache (1948), anch’esso diretto da John Ford, in cui interpreta - lavorando con John Wayne - il deluso ed arrogante colonnello Thursday, alla ricerca di gloria nelle praterie del West e che morirà sconfitto dai pellirossa che aveva deciso di combattere senza alcun motivo logico.

Dopo alcuni anni di teatro (dal ’49 al ’54) e di assenza dai set cinematografici (anche per via del maccartismo) la sua ultima collaborazione con John Ford (il quale, nel corso delle riprese, verrà sostituito da Mervyn LeRoy) è in Mister Roberts (1955, conosciuto anche con il titolo La nave matta di Mister Roberts), commedia bellica in cui lavora con un giovane Jack Lemmon (Oscar come Miglior Attore Non Protagonista) al suo secondo film.

Nel ’56 è in Guerra e pace di King Vidor, colossale versione cinematografica del libro del russo Lev Tolstoj e in cui - lavorando con Audrey Hepburn - interpreta il ruolo dell’inquieto Pierre.

Accusato ingiustamente di rapina ne Il ladro (1956) di Alfred Hitchcock, interpreta magistralmente il giurato numero 8 nel bellissimo La parola ai giurati (1957) di Sidney Lumet (al suo esordio alla regia). Il film rappresenta una coraggiosa accusa contro le storture, le iniquità ed i pericoli intrinseci al sistema giudiziario e, nello stesso tempo, contro il razzismo (a volte strisciante, a volte dichiarato) della cosiddetta “middle class” americana dell’epoca.

Nel ’59 recita nel western Ultima notte a Warlock di Edward Dmytryk, tratto dal libro Warlock (pubblicato in Italia da Sur nell’ottobre 2016 con traduzione di Tommaso Pincio) di Oakley Hall, in cui lavora con Richard Widmark, Anthony Quinn e Dorothy Malone.

All’inizio degli anni Sessanta prende parte a numerose produzioni fra cui Tempeste su Washington (1962) di Otto Preminger, acuto ritratto degli intrighi della vita politica americana e in cui interpreta il ruolo di un candidato alla presidenza. Rimane in ambienti politici con A prova di errore (1964) di Sidney Lumet, in cui - lavorando con Walter Matthau - è il Presidente degli Stati Uniti.

Dopo alcuni film di guerra (La battaglia dei giganti - 1965 - di Ken Annakin e Prima vittoria - 1965 - di Otto Preminger) viene diretto da Sergio Leone in C’era una volta il West (1968) in cui - lavorando con Claudia Cardinale, Charles Bronson, Jason Robards e Gabriele Ferzetti – interpreta un killer senza scrupoli. Un ruolo negativo che rovescia la sua immagine di “paladino del bene” e che, nello stesso anno, ripropone ne L’ora della furia (1968) di Vincent McEveety, in cui lavora con James Stewart.

In seguito si misura con il poliziesco Squadra omicidi, sparate a vista (1968) di Don Siegel, in cui lavora nuovamente con Richard Widmark, e, due anni dopo, è lo sceriffo corrotto di Uomini e cobra (1970) di Joseph L. Mankiewicz, in cui recita con Kirk Douglas.

Molti i film anche nel corso degli anni Settanta, fra cui il western Il mio nome è nessuno (1973) di Tonino Valerii, in cui lavora con Terence Hill, il bellico La battaglia di Midway (1977) di Jack Smight, con Charlton Heston, Glenn Ford, Robert Mitchum e Toshiro Mifune, e Fedora (1978) di Billy Wilder (alla sua penultima regia).

Fra gli altri film ricordiamo Il sentiero del pino solitario (1936) di Henry Hathaway, primo film in technicolor girato in esterni, Alta tensione (1937) di Ray Enright, Il terzo delitto (1938) di Leigh Jason, in cui lavora con Barbara Stanwyck, La sposa di Boston (1939) di Irving Cummings, Il romanzo di Lilian Russell (1940), anch’esso diretto da Irving Cummings, Il richiamo del Nord (1941) di John Brahm, Dedizione (1942) di Irving Reism, Il sergente immortale (1943) di John M. Stahl, La disperata notte (1947) di Anatole Litvak, in cui lavora con Barbara Bel Geddes (al suo esordio cinematografico) e Vincent Price, il western Il segno della legge (1957) di Anthony Mann, in cui recita con un giovane Anthony Perkins pre Psycho (Alfred Hitchcock, 1960), Fascino del palcoscenico (1958) di Sidney Lumet, il bellico Il giorno più lungo (1962) di Ken Annakin, Andrew Marton e Bernard Wicki, il western La conquista del West (1962) di Henry Hathaway, John Ford e George Marshall, Gli indomabili dell’Arizona (1965) di Burt Kennedy, Posta grossa a Dodge City (1967) di Fielder Cook, Tempo di terrore (1967) di Burt Kennedy, il drammatico Lo strangolatore di Boston (1968) di Richard Fleischer, in cui lavora con Tony Curtis e George Kennedy, Non è più tempo d’eroi (1970) di Robert Aldrich, Sfida senza paura (1971) di (e con) Paul Newman, il francese Il serpente (1973) di Henri Verneuil, in cui lavora con Yul Brynner, Philippe Noiret e Dirk Bogarde, Mussolini, ultimo atto (1974) di Carlo Lizzani, Rollercoaster - Il grande brivido (1977) di James Goldstone, in cui lavora con George Segal e Richard Widmark, L’ultima frontiera (1977, conosciuto anche con il titolo L’ultima corsa) di John Leone, i catastrofici (e piuttosto mediocri) Swarm (1978) di Irwin Allen, Città in fiamme (1979) di Alvin Rakoff e Meteor (1979) di Ronald Neame, Wanda Nevada (1979), diretto da suo figlio Peter.

Nonostante la lunghezza (oltre quarantacinque anni) e la consistenza delle sue interpretazioni cinematografiche  Henry Fonda dovrà attendere fino al 1981 per un Oscar alla carriera e l’anno successivo per l’Oscar come Miglior Attore Protagonista, nel ruolo del professore in pensione dell’amaro Sul lago dorato (1981) di Mark Rydell, suo ultimo film ed in cui lavora con sua figlia Jane e con Katharine Hepburn. Diventa così (singolare curiosità) uno fra i pochissimi attori ad aver vinto prima l’Oscar alla carriera e poi quello come Miglior Attore Protagonista.

 

Pubblicato in Cinema

Classe 1986, storico del cinema e giornalista pubblicista, appassionato di courtroom dramas, noir, gialli e western da oltre quindici anni, ha lavorato come battitore e segretario di produzione per un documentario su Pier Paolo Pasolini. Dopo un master in Editoria e Giornalismo, ha collaborato con il Saggiatore e con la Dino Audino Editore. Attualmente lavora come redattore freelance, promotore di eventi culturali e collaboratore alle vendite in occasione di presentazioni, incontri, dibattiti e fiere librarie.

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