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"Driver l'imprendibile" compie 40 anni

Ryan O' Neal e Isabelle Adjani in una scena di "Driver l'imprendibile" Ryan O' Neal e Isabelle Adjani in una scena di "Driver l'imprendibile"
Quarant’anni fa, nel luglio 1978, usciva negli Stati Uniti il grande film scritto e diretto da Walter Hill ed interpretato da Ryan O’ Neal, Isabelle Adjani e Bruce Dern.

«The Driver è soprattutto un action movie eppure le figure che si rincorrono hanno una loro suadente emblematicità» (Tullio Kezich, «Corriere della Sera»)

«Più che nell'artificioso intrigo le qualità spettacolari maggiori della pellicola vanno ricercate nelle corse pazze e negli inseguimenti altrettanto folli che riempiono lo schermo, non differenziando troppo il racconto dai tanti altri d'ugual tipo». («Stampa Sera», novembre 1978)

«È un film girato con una nuova tecnica. Proverai della sensazioni strabilianti. Sarai tu al volante della macchina. Sarai tu a premere l'acceleratore. Sarai tu l'uomo che per dieci anni ha fatto impazzire la polizia americana» (1978, slogan utilizzato per pubblicizzare il film  all’epoca in cui veniva proiettato nelle sale cinematografiche)

I personaggi di The Driver (Driver l’imprendibile) non hanno nome. Driver è un asso del volante che viene ingaggiato dalla malavita per sfuggire agli inseguimenti della polizia dopo aver fatto un colpo. Alle sue costole è il Detective, che non è mai riuscito ad incastrarlo. Deciso ad ogni costo ad acciuffarlo, il Detective, sperando di poter finalmente prendere Driver con le mani nel sacco, ricatta alcuni pregiudicati costringendoli a fare una rapina. Per non ingannare dai banditi, Driver si serve della Giocatrice, una ragazza conosciuta per caso e che gli aveva dimostrato lealtà negando di conoscerlo nel corso di un confronto. Mentre il Detective si trova in treno per recuperare il bottino, i due si impegnano in una lotta contro i banditi traditori. Il pilota va alla stazione per prendere il suo “onorario” depositato in una cassetta di sicurezza, ma il denaro non c’è più e la Giocatrice è in fuga. Driver, si troverà nuovamente con le mani pulite e la polizia, suo malgrado, non riuscirà ad arrestarlo. Paradossalmente la Giocatrice, derubandolo, lo ha salvato una seconda volta.

The Driver di Walter Hill (soggetto e sceneggiatura: Walter Hill; fotografia: Philip Lathrop; musica: Michael Small; montaggio: Tina Hirch, Robert K. Lambert; scenografia: Harry Horner, David M. Haber; arredamento: Darrell Silvera; costumi; Jack Bear, Robert Cornwall, Jennifer L. Parsons; interpreti: Ryan O’ Neal, Isabelle Adjani, Bruce Dern, Felice Orlandi; produzione: Lawrence Gordon per Twentyth Century Fox; durata: 91’ - la versione originale, di 131’, non è mai stata proiettata) prosegue la grande tradizione dei film “a tutta birra” prodotti negli Stati Uniti negli anni Settanta (ricordiamo ad esmpio Il braccio violento della legge - 1971 - di William Friedkin e Duel - 1972 - di Steven Spielberg). Tuttavia, stavolta lo sceneggiatore e  regista fa una scelta radicale scrivendo una trama esilissima e dei personaggi che non hanno neppure un nome. Sono caratterizzati solo da una dimensione: per il protagonista una freddezza impassibile di fronte a tutto in una vita che lascia spazio solo al suo lavoro; per la Giocatrice un alone di mistero che da sempre la donna/femme fatale racchiude nel genere noir (ed il film ha tutte le caratteristiche di tale genere, fondendolo con il cinema esistenzialista e silenzioso alla Michelangelo Antonioni) per il Detective che lo bracca una vena di follia che condiziona il suo modo di operare (non gradito neppure ai suoi colleghi). Scritto su misura per Steve McQueen (il quale preferì interpretare Il nemico del popolo di George Schaefer e, dopo altri due film - Il cacciatore di taglie di Buzz Kuliz e Tom Horn di William Wiard - morirà nel 1980 all’età di cinquant’anni) e il ruolo venne a Ryan O'Neal, attore notoriamente poco espressivo. In questo caso, così come nel precedente Barry Lyndon (1975) di Stanley Kubrick, la sua freddezza è la caratteristica principale del personaggio dell'autista "imprendibile" al servizio della malavita. Il suo avversario è un inquietante Bruce Dern disposto ad allungare le indagini a tempo di indefinito pur di acciuffarlo. Isabelle Adjani è invece una “femme fatale” che non chiarisce le sue intenzioni  neppure quando volta le spalle ai due rivali dopo il faccia a faccia finale alla stazione, non fa coppia con Driver per attrazione o per passione: è una giocatrice («Se perdo io sono al verde, se perdi tu finisci al fresco»).

Walter Hill lascia tutto in sospensione fino all'ultima inquadratura e fa chiarezza solo nelle scene di inseguimento in auto, perfette sotto il profilo del montaggio. Il regista si è sbizzarrito alternandocontinuamente riprese da angolazione fissa sulla strada, dove irrompono i veicoli, con riprese all'interno dell'abitacolo, che inquadrano il pilota concentrato e subito dopo il suo punto di vista che sembra cozzare sull'auto inseguita. Eccellente anche il lavoro svolto dagli stuntmen nella scena in cui viene demolita in tempo reale la Mercedes arancione ed altrettanto eccellente il sonoro fra sgommate e lamiere cigolanti (come ad esempio nei rovesciamenti delle auto della polizia all'inizio e della Corvette color grigetto chiaro argentato alla fine).

The Driver, in un certo qual modo, condivide alcune atmosfere con il successivo Strade violente (1981) di Michael Mann. Una cosa è sicura: sarebbe molto interessante aver la possibilità di visionare la versione originale di 131 minuti che il regista non ha mai proiettato. Pare che altri inseguimenti in auto furono eliminati dal montaggio finale, tutte le scene interpretate da Cheryl Smith furono escluse (sia pur a malincuore) dal regista cancellando il suo personaggio dalla trama e, negli extra della versione in Dvd americana, è stata inclusa una scena tagliata che definisce meglio le origini del protagonista. Purtroppo ancora oggi, a distanza di quattro decenni, Walter Hill non sembra intenzionato a realizzare una versione director’s cut con quei famosi quaranta minuti in più.

 

 

 

Pubblicato in Cinema

Classe 1986, storico del cinema e giornalista pubblicista, appassionato di courtroom dramas, noir, gialli e western da oltre quindici anni, ha lavorato come battitore e segretario di produzione per un documentario su Pier Paolo Pasolini. Dopo un master in Editoria e Giornalismo, ha collaborato con il Saggiatore e con la Dino Audino Editore. Attualmente lavora come redattore freelance, promotore di eventi culturali e collaboratore alle vendite in occasione di presentazioni, incontri, dibattiti e fiere librarie.

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