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24 anni senza Burt Lancaster, interprete di “Il Gattopardo”, “L’uomo di Alcatraz” e "Vera Cruz"

Burt Lancaster con Claudia Cardinale alla prima di "Il Gattopardo" Burt Lancaster con Claudia Cardinale alla prima di "Il Gattopardo" foto Carlo Riccardi
Ventiquattro anni fa, nell’ottobre 1994, moriva a Century City - in California - il grande attore americano, noto per film come “I gangsters” di Robert Siodmak” “Forza bruta” di Jules Dassin, “Vera Cruz” di Robert Aldrich, “La rosa tatuata” di Daniel Mann, “Il mago della pioggia” di Joseph Anthony, “L’uomo di Alcatraz” e “Il treno”, entrambi diretti da John Frankenheimer, “Il Gattopardo” di Luchino Visconti, “I professionisti” di Richard Brooks, “Joe Bass l’implacabile” e “Ardenne 44 un inferno", entrambi di Sydney Pollack, “Atlantic City” di Louis Malle e molti altri.

Nato a New York il 2 novembre 1913, trapezista in vari circhi dal 1929 al 1941, viene costretto ad interrompere la carriera a causa di una brutta frattura ad un braccio.

Dopo vari lavori saltuari, nel’43 si arruola fra i marines e, nei due anni successivi, combatte nella Seconda guerra mondiale (in Africa settentrionale e sbarca in Italia insieme agli altri militari alleati).

Esordisce al cinema nel 1946 ne I gangsters di Robert Siodmak, tratto da uno fra i Quarantanove racconti di Ernest Hemingway ed in cui lavora con Ava Gardner, e l’anno dopo giganteggia da protagonista in Forza bruta (1947) di Jules Dassin, capolavoro carcerario degli anni Quaranta.

I film successivi son quasi tutti dei classici, in cui Lancaster padroneggia sempre meglio il suo stile di recitazione ed arricchisce sempre più di sfaccettature e finezze psicologiche i suoi personaggi. Ne Il terrore corre sul filo di Anatole Litvak, è il marito assassino che in circa un’ora e mezza di suspense ininterrotta rappresenta un serio pericolo per la moglie (interpretata da Barbara Stanwyck), mentre ne La leggenda dell’arciere di fuoco (1950) di Jacques Tourneur e ne Il corsaro dell’isola verde (1952) di Robert Siodmak, mette in evidenza le sue doti acrobatiche, che poi tempererà e drammatizzerà in grandi western come Vera Cruz (1954) di Robert Aldrich, in cui lavora con Gary Cooper, e Sfida all’OK Corrall (1957) di John Sturges, in cui recita con Kirk Douglas (con il quale instaurerà un ottimo rapporto di amicizia ed una collaborazione artistica che, nei circa trent’anni successivi, li vedrà insieme in altri sei film).

Nel frattempo, l’esperienza arricchisce la sua maschera di malinconie e mezzi toni con cui affronta personaggi più ambigui e sofferti, fra cui il giornalista psicopatico di Piombo rovente (1957) di Alexander MacKendrick, il giudice tedesco che viene processato a Norimberga di Vincitori e vinti (1961) di Stanley Kramer o l’ergastolano che diventa uno fra i massimi esperti al mondo in ornitologia de L’uomo di Alcatraz (1962) di John Frankenheimer, con cui vince la Coppa Volpi alla Mostra di Venezia (dopo l’Oscar come Miglior Attore Protagonista vinto due anni avanti con il predicatore esaltato de Il figlio di Giuda - 1960 - di Richard Brooks) ed ottiene una Nomination all’Oscar come Miglior Attore Protagonista (Oscar che verrà vinto da Gregory Peck per il bellissimo Il buio oltre la siepe di Robert Mulligan, tratto dal libro omonimo - Premio Pulitzer 1960 - di Harper Lee).

Nel 1963 Luchino Visconti gli imprime i tratti asciutti e dolenti del principe di Salina ne Il Gattopardo, celeberrima versione cinematografica del libro omonimo (Premio Strega 1959) di Giuseppe Tomasi di Lampedusa in cui lavora con Claudia Cardinale, Alain Delon, Paolo Stoppa, Serge Reggiani, Romolo Valli, Rina Morelli, Lucilla Morlacchi, i giovani Mario Girotti - non ancora Terence Hill - e Giuliano Gemma e una giovanissima Ottavia Piccolo. Nel film Lancaster, elegante più che mai negli impeccabili vestiti dell’aristocratico borbonico che si trova costretto a confrontarsi con il nuovo vento garibaldino, riesce a dominare la scena senza manierismi e senza farsi sopraffare dalla sfarzosità delle scenografie, degli arredamenti e dei costumi, fondendo, da vero precursore (un decennio prima dell’affermazione di attori quali Robert Redford, Jack Nicholson, Dustin Hoffman, Al Pacino, Robert De Niro) la professionalità ed il carisma hollywoodiano con la sensibilità europea, con uno stile fino ad allora sconosciuto agli attori americani.

In età più matura, per dare spessore ai suoi personaggi gli basta sempre meno. Rende crepuscolare l’antieroe western (Io sono la legge - 1971 - di Michael Winner, Io sono Valdez - 1971 - di Edwin Sherin, Nessuna pietà per Ulzana - 1972 - di Robert Aldrich) e gangster (Atlantic City - 1980 - di Louis Malle, con Susan Sarandon).

In Italia, viene diretto nuovamente da Visconti in Gruppo di famiglia in un interno (1974), con Claudia Cardinale e, negli anni successivi, appare in Novecento (1976) di Bernardo Bertolucci, nel film tv Mosè (1977) di Gianfranco De Bosio, La pelle (1981) di Liliana Cavani, con Claudia Cardinale, nelle miniserie tv Marco Polo (1982) di Giuliano Montaldo e Verdi (1983) di Renato Castellani, Il giorno prima (1987) di Giuliano Montaldo, nello sceneggiato tv I promessi sposi (1989) di Salvatore Nocita e nel film tv Il viaggio del terrore: la vera storia dell’Achille Lauro (1990) di Alberto Negrin.

Fra gli altri film ricordiamo Furia nel deserto (1947) di Lewis Allen, Erano tutti miei figli (1948) di Irving Reis, Per te ho ucciso (1948) di Norman Foster, con Joan Fontaine, Le vie della città (1948) di Byron Askin (1948), con Kirk Douglas, Doppio gioco (1949) di Robert Siodmak, con Yvonne De Carlo ed un giovane Tony Curtis ad inizio carriera, La corda di sabbia (1949) di William Dieterle, con Corinne Calvet, Paul Henreid, Claude Rains, Peter Lorre e Sam Jaffe, L’imprendibile signor 880 (1950) di Edmund Goulding, La valle della vendetta (1951) di Richard Thorpe, con Joanne Dru e Robert Walker (al suo penultimo film), Pelle di rame (1951) di Michael Curtiz, Torna, piccola Sheba (1952) di Delbert Mann, il celebre Da qui all’eternità (1953) di Fred Zinnemann, con Deborah Kerr, Frank Sinatra, Ernest Borgnine e Jack Warden, Il trono nero (1954) di Byron Askin, La rosa tatuata (1955) di Daniel Mann, con Anna Magnani (la quale vinse l’Oscar come Miglior Attrice Protagonista, primissima attrice italiana a vincere un Oscar in un film americano), Il mago della pioggia (1956) di Joseph Anthony, con Katharine Hepburn, Wendell Corey, Lloyd Bridges e Earl Holliman, Trapezio (1956) di Carol Reed, con Tony Curtis e Gina Lollobrigida, Mare caldo (1958) di Robert Wise, con Clark Gable, Tavole separate (1958) di Delbert Mann, con Rita Hayworth e David Niven, Il discepolo del diavolo (1959) di Guy Hamilton, con Kirk Douglas, Gli inesorabili (1960) di John Huston, con Audrey Hepburn, Il giardino della violenza (1961) di John Frankenheimer, Gli esclusi (1963) di John Cassavetes, Il treno (1964) e Sette giorni a maggio (1964), entrambi diretti da John Frankenheimer,I professionisti (1966) di Richard Brooks, con Claudia Cardinale, Lee Marvin, Robert Ryan, Woody Stroode, Jack Palance e Ralph Bellamy,Un uomo a nudo (1968) di Frank Perry, Joe Bass l’implacabile (1968) e Ardenne 44 un inferno (1969), entrambi diretti da Sydney Pollack, Airport (1970) di George Seaton, Scorpio (1973) di Michael Winner, con Alain Delon, Azione esecutiva (1973) di David Miller, con Robert Ryan, Buffalo Bill e gli indiani (1976) di Robert Altman, con Paul Newman, Cassandra Crossing (1976) di George Pan Cosmatos, con Richard Harris e Sophia Loren, L’isola del dottor Moreau (1977) di Don Taylor, Vittorie perdute (1978) di Ted Post,  Zulu Dawn (1979) di Douglas Hickox con Peter O’ Toole, Branco selvaggio (1981) di Lamont Johnson, Osterman Weekend (1983) di Sam Peckinpah (alla sua ultima regia), Local Hero (1983) di Bill Forsyth,  Il sogno della città fantasma (1985) di Alan Sharp, Due tipi incorreggibili (1986) di Jeff Kanew, settimo ed ultimo film in cui lavora con l’amico Kirk Douglas, Rocket Gibraltar (1988, conosciuto anche con il titolo Il sogno del mare) di Daniel Petrie, La bottega dell’orefice (1988) di Michael Anderson il film tv  Il fantasma dell’opera (1989) di Tony Richardson, L’uomo dei sogni (1989) di Phil Alden Robinson, con Kevin Costner.

In due occasioni è passato dietro alla macchina da presa, dirigendo (ed interpretando) il western Il kentuckiano (1955, conosciuto anche con il titolo Il vagabondo delle frontiere), con Dianne Foster e Walter Matthau (al suo esordio cinematografico) e L’uomo di mezzanotte (1974), con Susan Clark.     

Nel novembre 1990, circa due settimane dopo la fine delle riprese del film tv Separate but Equal di George Stevens jr. (che verrà trasmesso nel maggio 1991), viene colpito da un ictus che comprometterà fortemente le sue capacità motorie e metterà fine alla sua carriera d’attore, quattro anni prima della sua scomparsa.

Burt Lancaster, insieme a Humphrey Bogart (1899-1957), Clark Gable (1901-1960), Gary Cooper (1901-1961), Cary Grant (1904-1986), Henry Fonda (1905-1982), Ray Milland (1907-1979), John Wayne (1907-1979), James Stewart (1908-1997), Fred MacMurray (1908-1991) e Van Heflin (1908-1971), ed ai  quasi coetanei Robert Taylor (1911-1969), Stewart Granger (1913-1993), Alan Ladd (1913-1964), Richard Widmark (1914-2008), Sterling Hayden (1916-1986), Gregory Peck (1916-2003), Glenn Ford (1916-2006), Kirk Douglas (classe 1916), Robert Mitchum (1917-1997) e William Holden (1918-1981), è stato uno fra i “grandi” della Hollywood classica e non solo. Una lunga e ricca carriera (circa cento film) cominciata con ruoli d’azione e noir e passata attraverso il western, il gangster-movie, alcuni fra i più celebri drammi di scuola statunitense fino alla profondità di autori europei come Luchino Visconti.

 

Pubblicato in Cinema

Classe 1986, storico del cinema e giornalista pubblicista, appassionato di courtroom dramas, noir, gialli e western da oltre quindici anni, ha lavorato come battitore e segretario di produzione per un documentario su Pier Paolo Pasolini. Dopo un master in Editoria e Giornalismo, ha collaborato con il Saggiatore e con la Dino Audino Editore. Attualmente lavora come redattore freelance, promotore di eventi culturali e collaboratore alle vendite in occasione di presentazioni, incontri, dibattiti e fiere librarie.

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