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Martin Scorsese Premio alla Carriera

Martin Scorsese Martin Scorsese G.Currado © AGR
È stato premiato alla Carriera all’Auditorium Parco della Musica nel corso della XIII Festa del Cinema di Roma il grande regista, sceneggiatore e produttore americano noto per film quali “Taxi Driver”, “New York, New York”, “Toro scatenato”, “Il colore dei soldi”, “Quei bravi ragazzi”, “Casinò”, “Gangs of New York”, “Shutter Island”, “Hugo Cabret” e molti altri.

Il regista newyorkese è stato premiato da un commosso Paolo Taviani. Scorsese, in una Sala Sinopoli gremita all’inverosimile, ha raccontato il suo rapporto con il cinema italiano: «Da Le notti di Cabiria di Federico Fellini a Accattone di Pier Paolo Pasolini, sono molti i film italiani che hanno cambiato la mia vita».

«Vivendo nella Little Italy di Manhattan potevi scegliere fra diventare gangster o prete. Io scelsi la via religiosa, ma finii per diventare un regista» (Martin Scorsese)

Nato a New York nel novembre 1942, Martin Scorsese trascorre l’infanzia e la prima giovinezza nel quartiere di Little Italy. Si avvicina al mondo del cinema di cui subisce il fascino fin da ragazzo. Esordisce dietro alla macchina da presa con il drammatico Chi sta bussando alla mia porta? (1967), che annuncia le tematiche principali della sua successiva produzione: la predilezione per storie sulla vita violenta dei bassifondi dove prevalgono la fisicità dei personaggi e le loro pulsioni autodistruttive (dall’ossessiva educazione cattolica alle contraddizioni della cultura italoamericana), la sapiente fusione di dialoghi e voci fuoricampo, l’ironia dai risvolti inquietanti.

Consolidano un successo sempre crescente i drammi crudi e realistici dal gusto autobiografico America 1929: sterminateli senza pietà (1972), Mean Streets - Domenica in chiesa, lunedì all’inferno (1972) e l’intenso ritratto femminile Alice non abita più qui (1974).

Nel ’76 vince la Palma d’Oro al Festival di Cannes con il film che decreta il suo successo: l’iperrealista e beffardo Taxi Driver, con uno strepitoso Robert De Niro testimone della violenza della vita notturna metropolitana.er

Seguono la nostalgica rilettura del musical New York, New York (1977) con Robert De Niro e Liza Minnelli, e il documentaristico e decadente L’ultimo valzer (1978) sul concerto d’addio dello storico gruppo The Band.

Gli anni Ottanta lo vedono impegnarsi in prima persona in una campagna di sensibilizzazione per la conservazione del film e del colore, che le nuove tecnologie rischiano di compromettere del tutto.

Nel frattempo prosegue di successo in successo, spesso coadiuvato dall’amico Robert De Niro: dal drammatico Toro scatenato (1980) sulla vita del pugile americano Jake La Motta alla cinica analisi dei mezzi di comunicazione di massa Re per una notte (1983) con Jerry Lewis, dall’allucinanteile odissea urbana e notturna di Fuori orario (1985) al visionario L’ultima tentazione di Cristo (1988) boicottato dall’ostracismo cattolico; dall’anomala gangster story sulla mafia Quei bravi ragazzi (1990, Leone d’argento per la miglior regia a Venezia al cupo e allucinato Cape Fear - Il promontorio della paura (1991), con Nick Nolte, Robert De Niro, Jessica Lange e Juliette Lewis e bretremake dell’omonimo film di Jack Lee Thompson del 1962 con Gregory Peck, Robert Mitchum, Polly Bergen, Martin Balsam e Telly Savalas, dal dramma in costume L’età dell’innocenza (1993) all’anticonvenzionale Casinò (1995), con Sharon Stone.

Dopo un’incursione nel mondo religioso orientale con il lirico Kundun (1998), sulla figura del Dalai Lama e sul tema universale del potere, ritorna a tematiche più congeniali alle sue corde con il drammatico Al di là della vita (1999), con Nicholas Cage nei panni di un paramedico che gir di notte su un’ambulanza per le vie di New York, e con l’epico affresco Gangs of New York (2002).

Con The Aviator (2004) rende invece omaggio al mito di Howard Hughes, stravagante e leggendario produttore della Hollywood classica, nonché pioniere dell’aviazione americana, in un bioptic rutilante.

Nel 2005 realizza il documentario No Direction Home - Bob Dylan, sulla figura dell’inclassificabile artista americano a cavallo degli anni Sessanta, e nel 2006, all’ottava nomination, vince finalmente l’Oscar per la Miglior Regia di The Departed - Il bene e il male, remake del film hongkonghese Infernal Affairs (2002) di Andrew Lau e Alan Mak: una talpa di Frank Costello, luciferino boss della malavita irlandese, e un poliziotto infiltrato nell’organizzazione mafiosa si scambiano ruoli e morale, in un thriller poliziesco in cui Scorsese ammanta di una cupezza senza speranza i temi tipici del suo cinema.

La passione per la musica rock e il suo immaginario lo porta a riaffrontare - trent’anni dopo il già citato L’ultimo valzer - la forma del film-concerto con Shine a Light (2008), resoconto coreografico ed esplosivo di due concerti dei Rolling Stones realizzati al Beacon Theater di New York nell’autunno 2006.

In epoche più recenti ha diretto gli ottimi Shutter Island (2010), Hugo Cabret (2011), The Wolf of Wall Street (2013), Silence (2016) e The Irishman (2018). 

Sperimentatore instancabile, affiancato da un team di collaboratori abituali (Thelma Schoonmaker al montaggio, Dante Ferretti alle scenografie, Elmer Bernstein alle musiche, di film in film continua a riflettere sul male, sulla morte e sul senso di colpa che pervadono la società americana contemporanea, in un’originalissima visione che fonde le proprie radici religiose, identitarie e culturali con una percezione vivissima, di volta in volta dolente e nevrotica, delle contraddizioni della modernità.

Cinefilo appassionato, autore di documentari che ripercorrono la storia del cinema come «memoria condivisa» di un’epoca e di una società (Martin Scorsese - Viaggio nel cinema americano - 1995 -, Il mio viaggio in Italia - 2001), a volte ha lavorato anche come attore. È ad esempio il cinico manager newyorkese di Round Midnight (1986) di Bertrand Tavernier,  il nevrotico Van Gogh in un episodio di Sogni (1990) di Akira Kurosawa, lo sponsor di un programma televisivo truccato in Quiz Show (1994) di Robert Redford.

Fra gli altri documentari New York City… Melting Point (1966), Scene di strada 1970 (1970), Martin Scorsese: Back on the Block (1973), Italoamericani (1974), Ragazzo americano (1978), Made in Milan (1990, The King of Ads (1993), Dal Mali al Mississippi (2002, Lady by the Sea: The Statue of Liberty (2004), La parola a Fran Lebowitz (2010), A Letter to Elia (2010), diretto insieme a Kent Jones, George Harrison: Living in the Material World (2011), The 50 Year Argument (2014), diretto insieme a David Tedeschi.     

Fra le altre pellicole in cui è apparso come attore ricordiamo Cannonball (1977) di Paul Bartel, Il pap’occhio (1980) di Renzo Arbore, Anna Pavlova (1983) di Emil Loteanu, Indiziato di reato (1991) di Irwin Winkler, Cerca e distruggi (1995) di David Salle, La dea del successo (1998) di Albert Brooks.

Grande rappresentante della cosiddetta New Hollywood, Martin Scorsese è considerato - insieme al quasi coetaneo Francis Ford Coppola – come uno fra i maggiori registi della sua generazione. Temi centrali dei suoi film sono la violenza istintiva dell'uomo e il suo rapporto con la responsabilità, il peccato e la religione. Il suo stile, sovente contraddistinto da sequenze virtuosistiche e da violenza iperrealista, trae ispirazione dalla Nouvelle Vague francese, dal neorealismo italiano e dal cinema indipendente americano di John Cassavetes. Fra i numerosi premi cinematografici ricevuti, l'Oscar per la Miglior Regia (2007, per The Departed - Il bene e il male), la Palma d'Oro al Festival di Cannes (1976, per Taxi Driver), il Leone d'Oro alla Carriera al Festival del Cinema di Venezia (1995) e, in epoche più recenti, tre Golden Globe come miglior regista (nel 2003 per Gangs of New York, nel 2007 The Departed - Il bene e il male e nel 2012 per Hugo Cabret) ed uno alla Carriera (2010).

 

 

 

 

 

 

Pubblicato in Cinema

Classe 1986, storico del cinema e giornalista pubblicista, appassionato di courtroom dramas, noir, gialli e western da oltre quindici anni, ha lavorato come battitore e segretario di produzione per un documentario su Pier Paolo Pasolini. Dopo un master in Editoria e Giornalismo, ha collaborato con il Saggiatore e con la Dino Audino Editore. Attualmente lavora come redattore freelance, promotore di eventi culturali e collaboratore alle vendite in occasione di presentazioni, incontri, dibattiti e fiere librarie.

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