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Editori e lettori in Italia: uno sguardo al 2017

Editori e lettori in Italia: uno sguardo al 2017 Pagina Facebook Biblioteca dei Cappuccini "Padre Nardella" - San Severo
È stato pubblicato il 27 dicembre dall’ISTAT il report sulla produzione e la lettura di libri in Italia riferito all’anno 2017. 

A proposito di editoria, 1459 sono gli editori attivi in Italia nel 2017, tra questi, l’85% non pubblica più di 50 titoli l’anno. Il 54% pubblica al massimo 10 titoli annuali ed è considerato un piccolo editore, mentre il medio editore pubblica da 11 a 50 titoli l’anno. I grandi editori, ossia il 15,1% degli imprenditori del settore, pubblicano più dell’80% dei titoli presenti sul mercato e il 90% delle copie stampate (esse sono inoltre tornate a crescere, invertendo un trend decrescente che caratterizzava il Paese dal 2014). Questa ripresa, ossia +9,3% dei titoli e +14,5% delle copie stampate, in linea con i dati AIE (Associazione Italiana Editori) che registravano un aumento del fatturato, riguarda tuttavia solamente le grandi case editrici (quindi da 50 titoli in su all’anno); tra i piccoli e medi editori si registrano invece flessioni nella produzione. 

Ampio il divario tra Nord e Sud: più del 50% degli editori attivi ha sede al Nord, basti pensare che Milano da sola ospita un quarto dei grandi marchi del libro. 

Le librerie indipendenti e gli store online sono considerati dagli editori i canali di distribuzione più funzionali per aumentare la domanda ed espandere il pubblico di lettori. Cresce il mercato digitale, soprattutto di libri scolastici. Se in Italia si legge poco, per gli imprenditori del libro, indipendentemente dalla dimensione dell’azienda, ciò è dovuto al basso livello culturale della popolazione e alla mancanza di efficaci politiche scolastiche di educazione alla lettura. 

Riguardo invece all’orizzonte dei lettori italiani, si conferma il dato, italiano come mondiale, di una netta prevalenza di lettrici sui lettori: a partire dai 6 anni di età, il 47,1% delle donne ha letto almeno un libro in un anno di contro al 34,5% degli uomini.

La quota più alta di lettori la si rintraccia tra i giovani, in particolare nella fascia che va dagli 11 ai 14 anni; seguono persone dai 55 anni in su, soprattutto over 65: il lettore forte, ovvero colui che legge almeno 1 libro al mese e ha dunque letto almeno 12 libri in un anno è pari al 12,7%.

Il divario territoriale si conferma anche nella lettura: al Sud legge meno di una persona su tre (28,3%), quasi una su due nel Nord-est (49,0%). 

L’abitudine alla lettura si acquisisce in famiglia: nei nuclei in cui entrambi i genitori sono lettori, l’80% dei figli legge; nelle famiglie in cui nessuno dei due genitori è abituato a usufruire del libro, la percentuale dei lettori scende al 39,8%. 

Ad usare gli e-book sono i giovani, in particolare quelli tra i 15 e i 24 anni (più di un ragazzo su 5 ne fa uso). 

L’indagine permette alcune osservazioni suscettibili di approfondimento e di sistemazione in risultati. Per quanto concerne il mondo dell’editoria italiana, è interessante notare che oltre la metà degli editori totali pubblica non più di 10 opere l’anno: l’Italia è molto lontana dal primato francese con 2mila imprese a fronte di 4mila, in linea tuttavia con la Germania, l’Olanda, il Regno Unito e la Svezia. Le imprese di libri sono però mediamente più grandi nel Regno Unito e in Germania (12,8 e 12,0 unità) rispetto sia all’Italia (4,7 addetti) che alla Francia (3,8). 

Sicuramente interessante anche la forte polarizzazione nel settore tra grandi editori, in crescita (+8%), e medi e piccoli (-5% per entrambi), la quale evidenzia la tendenza di lungo periodo alla concentrazione del settore, dacché il numero degli editori attivi in Italia è diminuito del 3% ma solo, per l’appunto, tra i piccoli e medi imprenditori. 

L’editoria italiana è polarizzata anche geograficamente: al Nord vi è il 50% delle sedi, al Centro il 30,1%, al Sud il 16%. 

L’editoria educativo-scolastica è il settore che ha visto crescere in misura più rilevante la produzione, raddoppiando, rispetto al 2016, sia il numero dei titoli (+29,2%) che quello delle copie (+31,2%), e facendo altresì crescere l’utilizzo del libro digitale.

Si registra e conferma il primato della narrativa con il 29% dei titoli, seguono religione e teologia con il 7,4% delle opere, poi i titoli di storia e diritto con il 6%, dopo ancora, con il 4,1%, i titoli di pedagogia e didattica. 

È ancora ravvisabile dai dati ISTAT che i piccoli editori tendono a specializzare la produzione in termini di tiratura: il 23% dei piccoli editori stampa non più di 1000 copie l’anno laddove tra i grandi marchi, nell’85% dei casi, si stampano più di 2mila copie in un anno. 

Riguardo all’oggetto-libro, si registra il costante e progressivo sviluppo del digitale dapprima, e poi il prezzo dei libri in diminuzione (nel 2016 il prezzo medio era di € 20,21 e nel 2017 è di € 19,65). Il calo maggiore nel prezzo riguarda i titoli pubblicati dai piccoli editori mentre è più contenuto per i grandi (che tuttavia proponevano un costo inferiore già in partenza). 

Riguardo all’indagine condotta sulla lettura, si registra come stabile la quota dei lettori sul 41%, come nel 2011; va registrato inoltre un aumento dei lettori deboli (ossia maggiori di 6 anni di età che leggono al massimo 3 libri l’anno), soprattutto uomini. 

Il primato dei lettori al Nord è dovuto alla maggior abitudine alla lettura: in questo senso, il Centro si pone come spartiacque e le isole propongono una situazione differenziata con la Sicilia che ha un indice di lettori del 25,8% e la Sardegna con il 44,5%. 

Se la lettura è un comportamento fortemente influenzato dall’ambiente familiare, l’ISTAT si chiede per quale motivo non si legga. Non per il prezzo del libro è la risposta, ma per amore di passatempi differenti, come quelli digitali, laddove vi fosse tempo per degli hobby. Stando al parere degli editori, essi attribuiscono tale criticità alla mancanza di efficaci politiche scolastiche di educazione alla lettura e più di un terzo di essi indica come ostacolo alla lettura il fatto che il tempo dedicato in passato ai libri venga oggi destinato alla fruizione di contenuti digitali. In quanto alle politiche di sostegno del settore, gli editori segnalano soprattutto l’inadeguatezza di incentivi pubblici all’acquisto di libri (come detrazioni fiscali e bonus libri).

Pubblicato in Editoria

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