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'Futuro al lavoro', il 9 febbraio corteo nazionale di Cgil, Cisl e Uil

'Futuro al lavoro', il 9 febbraio corteo nazionale di Cgil, Cisl e Uil
Manifestazione unitaria di Cgil, Cisl e Uil per protestare sulle politiche economiche contenute nella manovra fiscale.

Lo slogan è «Futuro al lavoro»: è partito con una mezz’ora di anticipo rispetto all’orario fissato il corteo a Roma di Cgil, Cisl e Uil che protesta contro le politiche economiche e sociali del governo. La manifestazione nazionale dei sindacati è molto affollata e si è mossa da piazza della Repubblica, vicino alla stazione Termini. Il corteo percorre via Cavour, piazza dell’Esquilino, via Liberiana, piazza di Santa Maria Maggiore, via Merulana, viale Manzoni, via Emanuele Filiberto, per arrivare in piazza San Giovanni in Laterano, sede «storica» di manifestazioni e comizi sindacali e politici. 

Sul palco, prima dei comizi conclusivi, hanno preso la parola sei delegati e delegate per dare voce a tutti i settori e le generazioni del mondo del lavoro: un’infermiera del 118, una pensionata, un rider, un delegato Ilva, una delegata della scuola, un lavoratore edile. Intorno alle 12 sono iniziati i comizi dei segretari generali di Cgil, Cisl e Uil, Maurizio Landini, Annamaria Furlan e Carmelo Barbagallo.

La partecipazione è stata imponente: nei giorni scorsi erano stati annunciati oltre 1.300 pullman, 12 treni, 2 navi dalla Sardegna e oltre mille voli. Per il neosegretario della Cgil è la prima manifestazione da numero uno del sindacato: è partito dalla testa del corteo e poi si è mescolato ai manifestanti. E ha spiegato:«Fin da settembre-ottobre, appena abbiamo visto le prime proposte del governo dichiarammo che questa manovra era miope e recessiva perché non affrontava i nodi di fondo è non interveniva sulle cause che hanno determinato la crisi. In Italia ci sono nodi strutturali che questo governo non sta affrontando purtroppo come i governi precedenti.

Siamo in piazza proprio per dire al governo che se vuol cambiare l’Italia deve farlo con chi lavora e accettare di confrontarsi anche perché noi il cambiamento lo vogliamo più di loro, soprattutto chi lavora ha bisogno di migliorare la propria condizione e di vedere affermata la propria dignità». Landini aggiunge: «Sono fiducioso di una convocazione del premier: se il governo se è saggio apra le trattative con noi, se è sordo faccia come vuole. Comunque sappiano che questo è solo l’inizio».

 

Pubblicato in Attualità

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