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Le affinità elettive tra Ren Hang e Coco Capitàn

Le affinità elettive tra Ren Hang e Coco Capitàn
Dopo il successo dell’esposizione di JR, la Maison européenne de la photographie (MEP) di Parigi presenta, fino al 26 maggio 2019, due autori diversi ma intimamente legati. 

Il primo è Ren Hang, prematuramente scomparso nel 2017, il secondo, o meglio la seconda, è la giovane Coco Capitàn

Al fotografo cinese è dedicato il secondo piano della “casa”, dove sono esposte circa 150 fotografie selezionate tra le più importanti raccolte europee e cinesi. L’esposizione LOVE, REN HANG è composta principalmente da ritratti di amici, di sua madre o di giovani cinesi contattati su Internet, ma anche di paesaggi e di nudi. 

L’opera di Ren Hang è immediatamente riconoscibile. L’artista non parla tanto di sessualità, quanto di nudità e libertà. Le sue foto sono piene di vita, soggetti colorati e appariscenti. Attraverso un approccio cromatico, l’esposizione propone un’immersione nelle varie costellazioni oniriche dell’artista: la presenza del rosso, i colori aciduli, una sala dedicata alla madre, un’altra agli scatti notturni. Infine, l’ultima raccoglie i suoi lavori più “osé” sul corpo, che creano un collegamento, molto organico, tra l’erotismo e la natura. 

Ren Hang, particolarmente influente presso la gioventù cinese, faceva riferimento “al realismo cinico” (movimento artistico cinese sorto eventi di Tian’anmen nel 1989). Il suo lavoro è caratterizzato da uno stile semplice, diretto e naturale, in cui la metafora poetica e la follia sono strumenti capaci di mettere in discussione i valori tradizionali e i significati del corpo. Tutto questo in un contesto socio-politico e culturale ostile, che gli è costato diverse volte carcere. In effetti, il governo cinese ha censurato il suo lavoro considerato sovversivo o qualificato pornografico, che rappresentava l’espressione di un desiderio di libertà, di creazione, di freschezza e di leggerezza. 

L’artista mette in scena la luce dei corpi. La nudità diventa una testimonianza dell’esistenza umana: «La gente arriva nuda in questo mondo e io considero che il corpo nudo sia l’aspetto autentico dell’essere umano. Quindi sento la vera esistenza delle persone attraverso i loro corpi nudi», aveva dichiarato anni fa in un’intervista. Attraverso la luce potente del flash, i colori saturi, le pochissime ombre, è il poeta la sessualità della gioventù cinese contemporanea. 

Il corpo non è mai solo, è sempre rappresentato in un contesto, grazie agli oggetti (una piuma di padella, sigarette, farina, una biancheria da letto, uno specchio), o proiettato in spazi (una terrazza fatiscente, una doccia, la parte superiore di un edificio a Pechino), o in luoghi naturali (alberi, rocce, fiume). Il corpo come parte del loro ambiente, prende vita, quasi galleggiando in una natura irreale. Lo spettatore è trasportato emotivamente in queste composizioni oniriche e gioiose. 

La mostra presenta anche alcuni scritti di Ren Hang, che condivideva regolarmente sul suo sito Internet, ormai chiuso, i quali testimoniano la sua lotta contro l’oppressione e la censura. «Se la vita è un abisso senza fondo, quando salterò, la caduta senza fine sarà anche un modo di volare». Il fotografo cinese ha pubblicato diverse raccolte di poesie in cui descriveva le sue lotte interiori contro la depressione, incluse le frequenti allucinazioni. L’artista si è suicidato nel 2017, all’età di 29 anni. 

Fotografa e autrice è anche l’artista spagnola Coco Capitán, a cui è dedicato il terzo piano della MEP con la prima esposizione istituzionale in Francia intitolata BUSY LIVING

Laureata al Royal College of Art di Londra e, grazie a una collaborazione molto fortunata con il marchio Gucci, Coco Capitán ha acquisito rapidamente una notorietà internazionale come fotografa di moda, settore con il quale collabora frequentemente, non senza ironia. 

Ma il suo lavoro è molto più vasto: a soltanto 26 anni, è un artista che combina fotografia, pittura e performances a un lavoro editoriale costituito di slogan e di aforismi. 

Coco Capitán è uno dei talenti più compiuti una sua generazione. Anche per lei quasi 150 opere in mostra, tra scatti, tele e installazioni. L’esposizione è costruita come un percorso immersivo nell’universo dell’artista, segnato da diverse serie, che mescolano generalmente la fotografia al testo. Parole e immagini come mezzo di comunicazione efficace. Una grafia infantile, con lettere scritte al contrario, proprio come fanno i bambini appena imparano a scrivere, per esprimere dei pensieri tra l’ovvio e il filosofico. 

Negli scatti dei paesaggi dell’ovest degli Stati Uniti che rappresentano infrastrutture all’abbandono, le frasi che fanno da didascalia donano un senso metafisico agli oggetti. Sono il segno di un’esigenza di una malinconia ludica, una sorta crepuscolarismo gioioso. 

Altri lavori esposti rivelano lo sguardo critico che l’artista porta sulla società dei consumi e traduce una vera filiazione con la Pop Art, fino a citarne il padre Andy Warhol. 

Fa eco all’artista cinese, l’interesse di Coco Capitán per la rappresentazione e la percezione del corpo, espresso nelle fotografie di moda, o in quelle degli atleti della squadra olimpica spagnola di nuoto sincronizzato, rappresentati appena dopo lo sforzo fisico. 

Quasi per chiudere il cerchio, nell’ultima sala è esposta una serie più personale, che sottolinea le relazioni che l’artista intrattiene con la Cina sin dalla sua infanzia. Qui anche una grande vetrina contenente un insieme di tessuti dipinti sui quali sono scritti i suoi aforismi, alcune pagelle e dei diari presentati in esclusiva alla MEP. 

La presenza simultanea alla Maison européenne de la photographie dei due artisti non una semplice coincidenza. Se non hanno mai avuto l’occasione di incontrarsi, avevano una relazione epistolare via Internet. 

Insieme, le loro opere offrono una visione alternativa alle traiettorie incrociate della moda, delle performances, del testo attraverso degli approcci, tra i più originali, all’immagine fotografica.

Pubblicato in Fotografia
Cristina Biordi

Giornalista professionista, documentarista, curatrice di mostre, appassionata ed esperta d’arte, cinema, teatro, letteratura, fotografia, enogastronomia, con 15 anni d’esperienza nel settore dell’energia e dell’ecologia. Ovvero: è terribilmente curiosa! Dalla Città Eterna si è trasferita nella Ville Lumière, dove è titolare dell’agenzia Labi communication, e come Joséphine Baker ha due amori: l’Italia e Paris.