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Clima, Trump ci ripensa?

Donald Trump Donald Trump Foto © Marco Ravagli
"Io credo ci sia un cambiamento del clima, e credo che i cambiamenti siano in entrambe le direzioni". 
Lo ha detto Donald Trump in un'intervista concessa a Piers Morgan, di Itv, trasmessa a margine della terza giornata della sua visita di Stato nel Regno Unito. Trump ha aggiunto di averne parlato con il principe Carlo, molto attento al tema: "Lui vuole assicurare che le future generazioni abbiano un buon clima ed evitino un disastro. E io sono d'accordo".
 
Marcia indietro quindi del Presidente USA dopo aver "salutato" gli accordi di Parigi annunciando il ritiro degli Stati Uniti dall'accordo internazionale sul clima?
 
Gli Stati Uniti sono il secondo produttore mondiale di gas serra, con il 15% delle emissioni globali (dati 2015). Il primo produttore è la Cina, con il 29%. Nel 2015 le emissioni cinesi sono calate dello 0,7% e nel 2016 di un altro 0,5%. Nei dieci anni precedenti, la produzione di gas climalteranti cinesi aumentavano in media del 5% ogni anno. Il calo è dovuto alla chiusura di centrali a carbone e all'apertura di centrali nucleari, rinnovabili e a gas. La Cina, priva di petrolio e avvelenata dal carbone, ha convenienza a puntare su eolico e fotovoltaico e sta investendo in questi settori in modo massiccio. Gli Usa nel 2015 avevano tagliato le emissioni del 2,6% e nel 2016 dell'1,7%, grazie a notevoli investimenti sulle rinnovabili, favoriti dall'amministrazione Obama. Il terzo produttore mondiale di gas serra è l'Unione europea, con il 10%. Negli ultimi vent'anni le sue emissioni sono scese costantemente, grazie al ruolo delle rinnovabili, ma nel 2015 sono salite dell'1,4%. I problemi vengono dall'India, che contribuisce per il 6,3% alle emissioni globali e nel 2015 ha aumentato la sua produzione di gas serra del 5,2%.
 
Continuando di questo passo la civiltà umana potrebbe arrivare al collasso entro il 2050 a causa dei cambiamenti climatici. Una nuova analisi ha descritto il riscaldamento globale come "una minaccia esistenziale a medio termine per la civiltà umana" delineando uno scenario plausibile su ciò che potrebbe accadere all'uomo nei prossimi 30 anni.
L'analisi, pubblicata dal Breakthrough National Center for Climate Restoration di Melbourne, in Australia, e rilanciata in Italia dal sito greenme.it, sostiene che i potenziali "esiti estremamente gravi" delle minacce alla sicurezza legate al clima sono molto più probabili di quanto si pensasse ma sono quasi impossibili da quantificare perché "cadono al di fuori dell'esperienza umana degli ultimi mille anni".
Continuando a questi ritmi secondo lo studio i sistemi planetari e umani raggiungeranno un "punto di non ritorno" entro la metà del secolo, in cui la prospettiva di una Terra in gran parte inabitabile porterà alla guerra tra le nazioni e al disordine internazionale.
 
L'unico modo per evitare i rischi di questo scenario drammatico sarebbero pari a una mobilitazione di emergenza come quella avvenuta nel periodo della seconda guerra mondiale, ma questa volta si dovrà partire dalla costruzione di un sistema industriale a emissioni zero per il ripristino di condizioni climatiche sicure. 
 
Ma, nonostante l'ottimismo col quale accogliamo la presa di coscienza del Presidente Usa rispetto ai problemi climatici, più volte ignorati, sottovalutati se non addirittura negati, difficilmente si può immaginare un cambio di passo tanto irruente e immediato. Consoliamoci con la notizia che se ci è arrivato anche lui forse una piccola speranza è rimasta.
Pubblicato in Ambiente
Giovanni Currado

Responsabile editoriale dell'agenzia Agr Srl.
Giornalista e fotografo, autore di diversi reportages in Asia e Africa. Responsabile dello studio dell'immenso archivio fotografico Riccardi e curatore della collana "Fotografici" per Armando Editore.

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