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Un libro da riscoprire: Il diritto del bambino al rispetto di Janusz Korczak

Un libro da riscoprire: Il diritto del bambino al rispetto di Janusz Korczak
Un libro da riscoprire e, aggiungerei, da non dimenticare. “Il diritto del bambino al rispetto” di Janusz Korczak, pubblicato da Luni Editrice (Milano)

«Ci chiediamo con ansia: “Chi diventerà, cosa farà nella vita?”. Vogliamo che i nostri bambini siano meglio di quello che siamo noi. I nostri sogni sono popolati dal futuro uomo perfetto. Rispetto per i minuti del presente. Come saprà sbrigarsela domani se gli impediamo di vivere oggi una vita responsabile? Non calpestare, non umiliare, non fare del bambino uno schiavo di domani; lasciar vivere senza scoraggiare né strapazzare, né far fretta. Rispetto per ogni minuto che passa, perché morirà e non tornerà più; un minuto ferito comincerà a sanguinare, un minuto assassinato tornerà e ossessionerà le vostre notti: Lasciamo che il bambino si abbeveri fiducioso nell’allegria del mattino. È quello che vuole. Un racconto, una conversazione con il cane, una partita a pallone, non sono per lui tempo perduto; quando guarda un’immagine o ricopia una lettera, non si affretta. Fa tutto con un’incantevole semplicità. Ha ragione lui» (Janusz Korczak, Il diritto del bambino al rispetto, Luni Editrice, Milano 2013)

«Il bambino non è un imbecille: non ci sono più imbecilli tra loro che tra di noi. Vogliamo ostentare la nostra dignità di adulti, eppure gli imponiamo un numero considerevole di doveri insulsi e di compiti irrealizzabili. Quante volte si blocca, colpito e stupito, di fronte a tanta arroganza, tanta aggressività e tanta stupidità dimostrata dai grandi. Il bambino ha un avvenire, ma anche un passato fatto di alcuni avvenimenti significativi, di ricordi, di meditazioni profonde e solitarie. Come noi, ricorda e dimentica, rispetta e disprezza, ragiona bene e si sbaglia quando non sa. Saggio, concede la fiducia o la rifiuta a seconda dei casi; è come uno straniero in una città sconosciuta di cui non conosce la lingua né i costumi né la direzione delle vie. Spesso preferisce arrangiarsi da solo, ma ciò è troppo complicato e chiede consiglio. ha bisogno allora di qualcuno che in modo gentile gli dia delle informazioni. Rispetto per la sua ignoranza. Uno spirito maligno o un mascalzone vorranno sfruttare l'ingenuità dello straniere dandogli una risposta incomprensibile per indurlo in errore. Un cafone biascicherà tra i denti qualche parola poco cordiale. Come loro, invece di essere utili al bambino come gentili informatori, abbaiamo sguaiatamente, lo opprimiamo con le nostre invettive, il nostro modo di apostrofarlo, le nostre punizioni. Le sue conoscenze sarebbero ben misere se non le potesse attingere da un compagno o se non ce le rubasse ascoltando dietro alla porta e sorprendendoci durante le nostre conversazioni» (Janusz Korczak)

Sono sufficienti queste poche righe per far comprendere al lettore/lettrice la densità e della ricchezza di questo preziosissimo piccolo, grande libro.

Volentieri ci si lascia trasportare dalle parole di Janusz Korczak, in un mondo che si percepisce ormai lontano, forse irraggiungibile: il mondo del bambino. J. Korczak è stato uno fra i rari adulti in grado di esplorarlo e descriverlo non dall’esterno - come generalmente avviene - bensì da “dentro”. Vede con gli occhi del bambino e per questo risulta così facile riconoscersi in ciò che scrive con tanta chiarezza. Parlando al conscio ed all’inconscio del lettore/lettrice, J. Korczak gli/le offre l’opportunità (preziosissima) di ritrovare in sé quel bambino/bambina che è stato/stata e che ancora è. Le sue sono parole semplici e sincere; parole cariche di una “compassione” (nell’accezione più positiva ed autentica) per gli esseri viventi che solo i grandi uomini sono in grado di provare.

«Questo piccolo grande libro è il manifesto di una rivoluzione non ancora completata. […] sono i bambini a essere fraintesi, umiliati, repressi nello svolgere pienamente le potenzialità naturali e individuali. Questo testo dovrebbe essere il vademecum di ogni genitore, di orni educatore, in quanto non costituisce soltanto una rivendicazione, ma indica la strada nella quale può essere legittimato e valido il rapporto educativo. Il riscatto dell’infanzia dalla condizione di mortificazione è strettamente collegato alla maturazione della coscienza degli adulti che dovrebbero vedere i bambini come soggetti di diritti in quanto esistono, in quanto sono se stessi, e non come proprietà di qualcuno, fossero pure i genitori.

Korczak come medico ebbe occasione di osservare la nascita e la morte dell’uomo. La ricerca scientifica lo portò a collegare dettagli dispersi e fenomeni emotivi nel formulare le diagnosi. Osservò i bambini per coglierne le leggi dello sviluppo e con questo l’importanza dei primi giorni di vita, delle prime settimane, il linguaggio dei pianti, dei singhiozzi, della mimica, dei sorrisi, dello psichismo del bambino, del suo sviluppo intellettuale.

In tal modo Korczak situò ogni bambino per quello che era, indipendentemente dal suo essere ricco o povero, analoga era infatti la condizione di disagio dell’infanzia, sia che provenisse dalle strade che dai salotti, che andava vinta nell’ottica kantiana disinteressata, che fa considerare il bambino, essere umano, sempre come fine, mai come mezzo. Pestalozzi aveva intuito che per conoscerne i bisogni occorresse osservarlo. Egli iniziò da suo figlio.

Ma sul piano educativo è stato Korczak a trarre le conseguenze più radicali delineando nuovi orizzonti dell’educazione, capaci di procurare agli educatori istanti di gioia profonda che la fiducia dei giovani e le loro pupille ridenti e grate procurano.

Korczak si rivolge agli educatori e li esorta a tener conto dei ‘bambini della domenica dell’anima’, che essi, gli educatori, sono chiamati ad aiutare nella lettura del mondo e nella conoscenza della vita.

Il riconoscimento dei loro diritti è la condizione per poter loro parlare da pari a pari, riconoscendogli una dignità personale senza artificiali limitazioni derivate dai pregiudizi. Parlare con i bambini per aiutarli a essere se stessi.

Gli educatori divengono così terapeuti di una felicità fatta di piccole cose, di cianfrusaglie senza brevetto, di luoghi segreti ove far rivivere sogni e giochi, di comprensione senza severi giudizi, di scelta di gusti, di amici, di aiuto. Consentono cioè al bambino piccolo di vivere la sua irripetibile vita senza negargli il diritto di contribuire a gestirla.

Vivere la propria vita è il diritto di ogni uomo, anche nella sua età più tenera. Non si tratta beninteso di predicare un irresponsabile atteggiamento per far fare al bambino ciò che vuole. E’ lui stesso che ha bisogno di regole e di limitazione perché, se libero, è in grado anche di capire fin dove può arrivare la sua liceità. Si tratta di parlargli, di fargli presente le difficoltà e anche ciò che dipende da lui, da noi, dagli altri, di ciò che è nella nostra possibilità avere e non avere. Dobbiamo essergli maestri di vita, e la vita è complicata, e il bambino sa comprendere più di quanto s’immagini, a condizione che lo si prenda sul serio.

Non essendo elettori né soldati, i bambini stentano ad avere l’attenzione che meritano nella società. Si lascia trascorrere il tempo dell’infanzia, come se il perder tempo fosse un pregio anziché un delitto. Delitto di defraudare, della vita serena, l’uomo infante; delitto di non aiutarlo nei primi tre anni di vita a completare lo sviluppo potenziale che è in lui. Spesso questo trascorrere del tempo senza dialogo tra pari viene a essere mascherato come bontà, quando invece è una forma camuffata di colpevole negligenza.

Korczak esorta l’educatore a essere tale, cioè a rispettare i bambini creando quell’atmosfera particolare fatta di sentimenti delicati, di sforzi entusiasti, di gioie intellettuali. L’educatore dovrà educarsi sui libri di medicina, di storia, di sociologia, di etnologia, di poesia, di criminologia, di addestramento degli animali, sulle diverse religioni e sui libri di preghiere. Dovrà essere cioè persona colta, per innalzare la qualità del colloquio con i giovani, per affinarlo a cogliere le più delicate pieghe dell’animo umano. L’educatore è chiamato a comprendere, non a punire, a dar fiducia ea guadagnarla, ai bambini e dai bambini, affinché i più importanti anni della vita di un uomo non vengano passati nella soffocante pretesa di dettare il comportamento futuro e le scelte di vita a chi, essendone titolare, ha diritto di farlo in proprio.

I bambini meritano rispetto per i misteri e per i colpi che riserva il duro lavoro della crescita umana. Ogni minuto di vita non può essere sprecato. Scrive Korczak che noi abbiamo una ingenua paura della morte perché ignoriamo che la vita è una successione di momenti che muoiono e rinascono.

Quando l’educatore parla al bambino rispettandolo, il suo istante di vita si unisce a quello del bambino e si uniscono nello stesso processo di maturazione e di crescita. I valori pedagogici di fronte ai momenti sacri, di profondo valore religioso, in cui il bambino cerca la sua strada, al di fuori di una pretesa pedagogica uniformità, costituiscono il fondamento e il coronamento di un itinerario alla libertà, fondata sull’equilibrio morale, naturale, civico.

Nel nome del messaggio di Korczak, educatori di ogni parte del mondo stanno percorrendo la strada che da Treblinka illumina la loro azione. Costituiscono i punti di riferimento di una sfida educativa che Korczak ha lasciato all’umanità e che forse il terzo millennio realizzerà.

Da Vercelli, denominata "città dei bambini" per la sua azione educativa svolta secondo l’insegnamento korczakiano, a Gerusalemme, a Ginevra, ad Amsterdam, a Mosca, a San Pietroburgo, esistono degli educatori che hanno raccolto il messaggio e operano in tal senso.

Spero che con questa benemerita iniziativa editoriale, Korczak trovi sempre più ascolto per la felicità dei giovani, e per una società più umana». (Giuliana Limiti)

Janusz Korczak, ebreo polacco, nasce a Varsavia nel luglio 1878. Medico, educatore, poeta e libero pensatore, consacrò la sua intera vita, il suo lavoro e centinaia di scritti al bambino, unico vero soggetto di tutte le sue opere. Rinunciò volontariamente a crearsi una propria famiglia: i suoi figli furono migliaia di bambini. Per loro, per i loro diritti e per il rispetto della loro integrità e unicità, si batté fino all’ultimo con tutte le sue forze ed i suoi mezzi, credendo fermamente nella possibilità che l’uomo ha di dar vita ad un mondo differente e migliore. J. Korczak muore nell’agosto 1942 all’età di sessantaquattro anni nel campo di sterminio di Treblinka, ucciso dalla barbarie nazista insieme agli educatori e a duecento bambini della “Casa dell’Orfano”, da lui fondata e diretta per oltre trent’anni. Pare che i tedeschi gli avessero offerto una “via d’uscita”, ma lui la rifiutò preferendo seguire i “suoi” bambini nel loro tragico destino.

Il diritto del bambino al rispetto di Janusz Korczak, prefazione di Giuliana Limiti (presidente dell’Associazione Italiana “Amici di Janusz Korczak”) pubblicato da Luni Editrice (Milano) nella collana “Attraverso lo Specchio: saggi di filosofia e pedagogia”, è disponibile in libreria e online da febbraio 2013.

Fra gli altri libri di J. Korczak pubblicati da Luni Editrice, Quando ridiventerò bambino, Come amare il bambino, Diario del Ghetto.

 

Pubblicato in Editoria

Classe 1986, storico del cinema e giornalista pubblicista, appassionato di courtroom dramas, noir, gialli e western da oltre quindici anni, ha lavorato come battitore e segretario di produzione per un documentario su Pier Paolo Pasolini. Dopo un master in Editoria e Giornalismo, ha collaborato con il Saggiatore e con la Dino Audino Editore. Attualmente lavora come redattore freelance, promotore di eventi culturali e collaboratore alle vendite in occasione di presentazioni, incontri, dibattiti e fiere librarie.

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