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Clint Eastwood compie 90 anni

Clint Eastwood in "Lo straniero senza nome" Clint Eastwood in "Lo straniero senza nome"
Il grande attore, regista e produttore americano compie novant’anni.

Interprete di film come Per un pugno di dollari, Per qualche dollaro in più e Il buono, il brutto, il cattivo di Sergio Leone, Impiccalo più in alto e Una 44 Magnum per l’ispettore Callaghan, di Ted Post, L’uomo dalla cravatta di cuoio, Gli avvoltoi hanno fame, La notte brava del soldato Jonathan, Ispettore Callaghan: il caso Scorpio è tuo e Fuga da Alcatraz di Don Siegel, Joe Kidd di John Sturges, Una calibro 20 per lo  specialista di Michael Cimino, Cielo di piombo, ispettore Callaghan e Filo da torcere di James Fargo, Corda tesa di Richard Tuggle, Nel centro del mirino di Wolfgang Petersen, Di nuovo in gioco di Robert Lorenz e molti altri, e regista di pellicole come Lo straniero senza nome, Il texano dagli occhi di ghiaccio, Il cavaliere pallido, Gli spietati, Mystic River, Million Dollar Baby, Gran Torino, Invictus, American Sniper, Sully, Il corriere - The Mule, è considerato una “leggenda vivente” del cinema del passato e del presente.

Nato a San Francisco nel 1930, dopo vari lavori combatte nella Guerra di Corea ed esordisce al cinema quasi per caso nel 1954.

La Universal lo mette sotto contratto per piccole parti (fra il ’55 ed il ’59 saranno oltre quaranta) in film come Tarantola (1955) e La  vendetta del mostro (1955) di Jack Arnold, Francis in the Navy (1955), Lady Godiva (1955) e Vita di una commessa viaggiatrice (1956) di Arthur Lubin, Come prima, meglio di  prima (1956) di Jerry Hopper, Esecuzione al tramonto (1956) di Charles F. Haas, Scialuppe a mare (1956) di Joseph Pevney, Due gentiluomini attraverso il Giappone (1957) di Arthur Lubin, il bellico Duello nell’Atlantico (1957) di Dick Powell, con Robert Mitchum e Curd Jurgens, La squadriglia Lafayette (1958) di William A. Wellman (alla sua ultima regia), ed altri.

In L’urlo di guerra degli Apaches (1958) di Jodie Copelan, con Scott Brady, ottiene il suo primo ruolo da coprotagonista.

Dal ’59 al ’65 è fra i protagonisti del telefilm western Rawhide (circa duecentoventi episodi, in Italia Gli uomini della prateria), con cui si afferma come star televisiva.

Nel frattempo, nel ’63 Sergio Leone lo ingaggia per interpretare il celebre Per un pugno di dollari (1964), con Gian Maria Volonté, cui seguiranno Per qualche dollaro in più (1965), con Lee Van Cleef e G. M. Volonté, e Il buono, il brutto, il cattivo (1966), con Eli Wallach e L. Van Cleef.

L’enorme successo della trilogia leoniana sull’uomo senza nome”, il freddo e misterioso pistolero con poncho e cigarillo, favorisce il suo ritorno ad Hollywood, dove interpreta il violento western Impiccalo più in alto (1968) di Ted Post, primo film prodotto dalla sua Malpaso Film, da lui fondata in quello stesso anno.

In contemporanea avvia anche una proficua collaborazione con il regista Don Siegel: nell’originale trasferimento nel poliziesco metropolitano dello stile e dell’etica western (L’uomo dalla cravatta  di cuoio - 1968) e nelle varianti umoristiche (Gli avvoltoi hanno  fame - 1970 -, con Shirley MacLaine) o di cupo pessimismo (La notte brava del soldato Jonathan - 1971).

Il celebre Ispettore Callaghan: il caso Scorpio è tuo (1971), anch’esso diretto da Don Siegel, inaugura un personaggio magneticamente ambiguo e di alterna fortuna critica (ma di grande successo di pubblico) in uno scenario urbano e violento, cui seguiranno gli altrettanto efficaci Una 44 Magnum per l’ispettore  Callaghan (1973) di Ted Post e Cielo di piombo, ispettore Callaghan (1976) di James Fargo.

Nel frattempo, nel ’71, esordisce alla regia con l’inquietante giallo Brivido nella notte, ma sarà solo nel suo primo western (Lo straniero  senza nome - 1973) che, da regista-interprete (come avverrà nella maggior parte fra i suoi film successivi) affronterà il tema della vendetta, tema che attraverserà anche i successivi Il texano dagli   occhi di ghiaccio (1976) e Il cavaliere pallido (1985).

Nel frattempo viene diretto da Michael Cimino (Una calibro 20 per  lo specialista - 1974 -, con un giovane Jeff Bridges) al suo esordio alla regia e si esibisce nelle performance di scalatore (Assassinio sull’Eiger - 1975), di poliziotto sbrigativo (L’uomo nel mirino - 1977), cowboy scanzonato (Broncho  Billy - 1980) e militare di carriera (Firefox - Volpe di fuoco - 1982), dando vita, con la magistrale asciuttezza di Fuga da Alcatraz (1979) di Don Siegel, considerato come uno fra i migliori film carcerari americani mai realizzati, all’ergastolano Frank Morris - interpretato con straordinaria sobrietà - che riesce ad evadere dal carcere di massima sicurezza.

La nostalgia di Honkytonky Man (1982) ed uno stanco ispettore Callaghan (Coraggio... fatti ammazzare - 1983), più efficace diretto da Buddy Van Horn nel successivo Scommessa con la morte (1988), precedono la rievocazione di Charlie Parker in dense atmosfere notturne in Bird (1988), in cui non appare come attore.

Tornato al western con un’elegia crepuscolare in bilico fra caratterizzazione classica e smitizzante rilettura moderna (Gli spietati - 1992 -, con Gene Hackman, Morgan Freeman e Richard Harris, e con cui si afferma definitivamente come “autore”), sia pur rimanendo icona del cinema d’azione (Nel centro del mirino - 1993 - di Wolfgang Petersen), il Clint Eastwood over sessanta si mostra anche molto critico verso il sistema, con grande rigore etico ed attraverso la tensione stemperata e la tenerezza di Un mondo perfetto (1993).

Imprevedibile nello struggente I ponti di Madison County (1995), in cui recita con Meryl Streep, come nella prova di Potere assoluto (1997), con G. Hackman, passa al setaccio le forti contraddizioni della cultura, delle istituzioni e delle leggi americane (Mezzanotte nel giardino del bene e del male - 1997) con acuti affreschi sociali ed in collaudati meccanismi da thriller (Fino a prova contraria - 1998).

A settant’anni porta lo stile western in orbita con Space Cowboys (2000), con Donald Sutherland, James Garner e Tommy Lee Jones. Nello stesso anno viene premiato con il Leone d’Oro alla Carriera alla Mostra del Cinema di Venezia.

All’epoca nessuno lo sapeva, ma il premio alla Carriera si rivelerà decisamente prematuro, in quanto all’inizio degli anni Duemila, in epoche in cui molti fra i suoi colleghi coetanei interpretavano i loro ultimi due/tre film e poi si ritiravano a vita privata (ad esempio Sean Connery e Gene Hackman, entrambi ritiratisi nel 2005) o scomparivano (il grande Richard Harris, morto nel 2002), lui a ritirarsi dal cinema non ci pensa neppure.

Nel 2002 torna al thriller con atmosfere noir in Debito di sangue, da lui stesso prodotto, scritto, diretto e interpretato, confermando così la sua indole di film-maker totale e la sua grande capacità di far tesoro delle lezioni dei classici del cinema declinandole per le attese del pubblico contemporaneo.

I due film successivi sono giustamente considerati come capolavori di forza emotiva, eleganza, stile e sobrietà: Mystic River (2003), con Sean Penn, Kevin Bacon, Tim Robbins, Laura Linney e Marcia Gay Harden, è una tragedia americana piena di sangue, rancore e nostalgia per la fine dell’amicizia e la “perdita dell’innocenza”, mentre Million Dollar  Baby (2004, Oscar come Miglior Film e Miglior Regia), con Hillary Swank, Morgan Freeman, e C. Eastwood medesimo, racconta di un vecchio allenatore di boxe che porta una giovane emarginata alla soglia del titolo mondiale e poi, in seguito ad un gravissimo incidente che la paralizza senza alcuna speranza di guarigione, la aiuta dolcemente a morire.

Nel 2005 e 2006 dirige Flags of Our Fathers e Letters From Iwo  Jima, un dittico sulla cruenta battaglia avvenuta sull’isola di Iwo Jima nel 1945 raccontata, con vibrante umanità e senza alcuna retorica (né militarista né pacifista) dal punto di vista degli americani (in Flags of Our Fathers) e dei giapponesi (in Letters From Iwo  Jima).

Flags of Our Fathers, tratto dal libro omonimo di J. Bradley e R. Powers, attraverso la storia di tre antieroi sopravvissuti alla guerra, narra la differenza fra la realtà profondamente umana e drammatica della guerra e l’uso propagandistico della celebre foto della bandiera americana piantata su una collina dell’isola.

Letters From Iwo Jima utilizza invece le corrispondenze originali dei giapponesi - nascosti nelle caverne e fra i sulfurei anfratti dell’isola - per raccontare i destini incrociati e le nostalgiche solitudini di un gruppo di soldati ed ufficiali, costretti al sacrificio o al suicidio.

Il film successivo (Changeling - 2008 -, con Angelina Jolie), presentato in concorso al Festival di Cannes, incentrato su una donna in lotta contro le istituzioni corrotte per provare a ritrovare il figlio misteriosamente scomparso, è un poliziesco che, con voce asciutta e sommessa e con grande economia espressiva, vira in tragico thriller.

Negli anni seguenti, con Gran Torino (2008), Invictus, (2009), con un grande Morgan Freeman nel ruolo di Nelson Mandela (in una di quelle parti in cui l’attore si fonde perfettamente con il personaggio storico che interpreta - come ad esempio nel caso di Kirk Douglas nel ruolo di Vincent Van Gogh in Brama di vivere di Vincente Minnelli, Anthony Quinn in quello dell’armatore greco Onassis in Il magnate greco di Jack Lee Thompson, o Ben Kingsley in quello di Gandhi nell’omonimo film di Richard Attenborough), Hereafter (2010), J. Edgar (2011), Jersey Boys (2014), American Sniper (2014), con Ralph Fiennes, Sully (2016), con Tom Hanks e Aaron Eeckhart, Ore 15:17 - Attacco al treno (2017), Il corriere - The Mule (2018) e Richard Jewell (2019), Clint Eastwood ha confermato la sua statura di “gigante”, sicuramente uno fra i più grandi autori del cinema americano degli ultimi venti/venticinque anni.

Fra gli altri film come attore ricordiamo Le streghe (1967) di Vittorio De Sica (episodio Una sera come  le altre), Dove osano le  aquile (1969) di Brian G. Hutton, con Richard Burton, La ballata  della città senza nome (1969) di Joshua Logan, con Lee Marvin, I guerrieri (1970) di B. G. Hutton, con Donald Sutherland e Telly Savalas, Joe Kidd (1972) di John Sturges, con Robert Duvall e John Saxon, Filo da torcere (1978) di James Fargo, Fai come ti pare (1980) di Buddy Van Horn, Corda tesa (1984) di Richard Tuggle, Per piacere... non  salvarmi più la vita (1984) di Richard Benjamin, Pink Cadillac (1989) di B. Van Horn, e l’ottimo Di nuovo in gioco (2012) di Robert Lorenz, con Amy Adams, Ryan Gosling e John Goodman, ed in cui, all’età di ottantadue anni, offre una superlativa prova drammatica.

Fra le altre regie, il cortometraggio The Beguiled: The Storyteller (1971), realizzato poco prima del suo esordio alla regia con il già citato Brivido nella notte, Breezy (1973), con William Holden e Kay Lenz, Gunny (1986), Cacciatore bianco, cuore nero (1990), La recluta (1990), Piano Blues (2002), episodio del documentario The Blues.

In televisione, oltre che nel già citato Rawhide, fra la fine degli anni Cinquanta e l'inizio dei Sessanta, appare anche in alcuni episodi di vari telefilm (La pattuglia della strada, Death Valley Days, West Point, Navy Log, Maverick, Alfred Hitchcock Presents, Mister Ed, il mulo parlante).

A partire dal 2000 ha partecipato anche a numerosi documentari (Kurosawa - 2000 - di Adam Low, La prima volta a Venezia - 2010 - di Antonello Sarno, The Eastwood Factor - 2010 - di Richard Schickel, Kurosawa, La Voie - 2011 - di Catherine Cadou, Casting By - 2012 - di Tom Donahue, Tab Hunter  Confidential - 2015 - di Jeffrey Schwarz, Salvate Sad Hill - 2017 - di Guillermo de Oliveira). 

Pubblicato in Cinema

Classe 1986, storico del cinema e giornalista pubblicista, appassionato di courtroom dramas, noir, gialli e western da oltre quindici anni, ha lavorato come battitore e segretario di produzione per un documentario su Pier Paolo Pasolini. Dopo un master in Editoria e Giornalismo, ha collaborato con il Saggiatore e con la Dino Audino Editore. Attualmente lavora come redattore freelance, promotore di eventi culturali e collaboratore alle vendite in occasione di presentazioni, incontri, dibattiti e fiere librarie.

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