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Il Signor Cardinaud, di Georges Simenon

Il Signor Cardinaud, di Georges Simenon
Avevo un amico a cui ogni tanto ripenso. Non era particolarmente intelligente, né particolarmente colto. Eppure, aveva una costanza ed una testardaggine invidiabili.

A 40 anni decise di voler prendere quel diploma che non aveva mai preso e, pur lavorando molte ore al giorno e con sacrifici davvero grandi, riuscì a diplomarsi. A 45 anni decise di imparare a nuotare. Non c’è bisogno che vi dica com’è andata a finire. 

Possiamo definire “amore” quello del signor Cardinaud, protagonista dell’omonimo romanzo di Simenon? Oppure è soltanto testardaggine e grande costanza? Chissà cos’è che muove un piccolo assicuratore della provincia francese a sfidare le chiacchiere dei conoscenti e la malavita locale per andare a riprendersi la donna che lo ha lasciato con due figli per scappare con un poco di buono, rubandogli oltretutto i soldi del mutuo della casa. Non sappiamo cosa sia, forse non è amore, forse è soltanto voglia di tornare a riconquistarsi il proprio nido, la propria domenica familiare fatta di messa, arrosto in forno e dolce comprato in pasticceria. Tutto qua. Tutto qua? Forse non proprio. Quella del signor Cardinaud è una storia minima, di piccoli borghesi, una cittadina della provincia francese fatta di gente con le sue abitudini ed i suoi riti. E proprio con un rito si apre e si chiude il romanzo: una messa domenicale in cui già dall’inizio - dall’inciampo del figlio del protagonista - si intuisce che qualcosa sta per “cadere” … Il nostro protagonista, un assicuratore fattosi strada da una famiglia molto umile, gode con piacere del risultato della sua piccola scalata sociale: tutti lo salutano con rispetto, tutti gli sorridono. Peccato che proprio quella domenica tornerà a casa e troverà il suo solito arrosto che brucia nel forno: sua moglie non è in casa, è sparita. Inizia così una corsa contro il tempo per ritrovare sua moglie e riportarla a casa. A Cardinaud sembra non interessare cosa sia successo, anche quando capirà che tutta la cittadina era al corrente della relazione clandestina della moglie, lui imperterrito proseguirà la sua indagine e la sua ricerca, anche a costo di imbattersi in ambienti pericolosi e malfamati.

No, forse non è amore. Almeno non per come oggi in parte lo immaginiamo. Ma è davvero questo il punto? Eppure c’è qualcosa nell’ossessione del protagonista, innamorato di questa donna fin da ragazzino, che mi ha commosso e che mi ha fatto arrabbiare. Nel romanzo di Simenon non ci sono grandi sentimenti, non ci sono grandi personaggi. Eppure c’è una crepa che questo piccolo personaggio (un assicuratore della provincia francese, serve altro?) riesce a creare all’interno di una società silenziosa e pettegola, all’interno della quale si era fatto strada probabilmente con molta costanza e testardaggine. E forse con quella stessa costanza inizia ad indagare per ritrovare la sua tranquillità. Ce lo saremmo aspettato schiacciato dal timore dei pettegolezzi e risucchiato dalla protezione di un quartiere che lo giudica e lo compiange. Invece Cardinaud rivuole la sua vita, quella di prima. Nel romanzo non troviamo grandi personaggi né grandi sentimenti: eppure c’è qualcosa nella tenacia del protagonista che ci racconta di un mondo interiore che forse a volte non riteniamo degno di essere raccontato, che tuttavia ci appartiene e a volte ci cambia la vita più di qualsiasi grande Amore.

La scrittura di Simenon è naturalmente magistrale, tra i due riti religiosi che aprono e chiudono il romanzo in maniera quasi ironica, si apre un’indagine degna dei migliori gialli di Simenon ma che stavolta viene condotta fra i sentimenti, le ossessioni ed i peccati di questa piccola provincia borghese. Quanto siamo disposti a rischiare per riprenderci la nostra normalità?

Pubblicato in Editoria

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