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Nell’ultimo libro a cura di Emanuele Martinez la “storia” dei Bersaglieri vive nel loro Museo

Nell’ultimo libro a cura di Emanuele Martinez la “storia” dei Bersaglieri vive nel loro Museo
La celebrazione dei 150 anni di Roma Capitale d’Italia, avvenuta il 3 febbraio 1871, è strettamente legata alla celebrazione della “presa” della città il 20 settembre dell’anno prima quando, attraverso una breccia nella Mura Aureliane all’altezza di Porta Pia, le colonne d’attacco del Regio Esercito Italiano, con in testa i Bersaglieri, irrompono nella Città Eterna travolgendo gli Zuavi Pontifici.

Con il loro ingresso nella città, ha fine il potere temporale dei Papi.

A ricordo dell’evento, nel 1932 nel piazzale antistante la Porta sulla via Nomentana, è stato eretto il Monumento al Bersagliere, dell’Architetto Italo Mancini e dello scultore Publio Morbuducci, sul quale svetta la figura in bronzo del Bersagliere scattante all’assalto, sulle cui face sei altorilievi in bronzo rievocano personaggi e luoghi particolarmente significativi della storia del Corpo (Ponte di Goito - 1848; Luciano Manara - 1849; Porta Pia - 1870; Sara Sciat - 1911; Enrico Toti - 1916 e Riva di Villasanta - 1918) e, contemporaneamente all’inaugurazione del monumento, all’interno della Porta, ultima opera architettonica di Michelangelo, veniva inaugurato il “Museo Storico dei Bersaglieri”, al cui interno è il “Sacrario”, quì trasferito dalla Caserma “La Marmora”, in Viale Trastevere, dove era stato inaugurato il 18 giugno 1904 da re Vittorio Emanuele III, che conserva una vasta ed eterogenea collezione di rari oggetti e cimeli, iniziata nel 1887 per cura del’Ispettorato dei Bersaglieri, degli eventi che hanno dato onore al Corpo, le sue tradizioni, i suoi ricordi.

Il prezioso volume “Il Museo storico dei Bersaglieri” (Gangemi Editore, pag. 128, Euro 35,00), a cura dello storico dell’arte e giornalista Emanuele Martinez, realizzato in collaborazione con Esercito Italiano su licenza di Difesa Servizi, consente di ripercorrere attraverso reperti e documenti la storia del Corpo a partire dalla sua costituzione.
Nel testo di presentazione del libro, il Magg. Generale Gerardo V. Restaino, Vice Comandante Militare della Capitale, ricorda che il Corpo dei Bersaglieri per le sue peculiarità e per il ruolo speciale nella presa di Roma, entrarono subito nell'immaginario popolare, diventando il corpo militare più famoso. “Chi e bersagliere - scrive il Magg. Generale Restaino - rimane tale per sempre e ognuno di essi ha sempre mantenuto vivo il ricordo di quello storico evento e ha fatto sì che il Museo stesso si arricchisse, nel corso del tempo di numerosi cimeli che rappresentano fattivamente la storia del Corpo e, parallelamente, la storia d'Italia”.
Per la realizzazione del libro, diviso in due parti “La Storia” e “Le collezioni”, arricchito da oltre 200 illustrazioni a colori dei reperti e dei documenti catalogati nel Museo, è stato necessario studiare oltre trecento oggetti, molti per la prima volta dalla loro acquisizione, ed effettuare una campagna fotografica ad alta definizione per censire tutti gli oggetti selezionati, compresi fogli e pagine dei documenti cartacei, per un totale di più di 8000 immagini.

Nella sezione “Storia”, i temi più importanti sono quelli dedicati al Generale Alessandro La Marmora, alle Guerre d'Indipendenza (1848-1866), alla guerra di Crimea (1854-1856), al brigantaggio nell'Italia post-unitaria, alla breccia di Porta Pia, alla Prima e alla Seconda guerra mondiale, per terminare, con il secondo dopoguerra, fino al 2000.

La seconda parte del libro, articolata in varie sezioni, è dedicata alle “collezioni”: equipaggiamenti, armi, uniformi, bandiere e vessilli, diari, arte e fotografia.
Il patrimonio artistico del Museo, costituito da pitture, sculture, disegni e stampe, databili dalla metà del XIX secolo alla fine del XX, si configura come collezione d'arte che consente una lettura specifica dell'iconografia “bersaglieresca”. All'interno dell'atrio del Museo, si trovano: il monumento a Enrico Toti dello scultore Pietro Piraino (1878-1950) e il busto bronzeo di Alessandro La Marmora, opera di Giorgio Ceragioli (1861-1947). Nella sezione pittura, con più di cento opere, sono in rilievo le firme di Girolamo Induno (1825-1890), di Giuseppe Isola (1808-1893) e di Anselmo Bucci (1887-1955).

Fra il materiale esposto nel Museo figura la “proposizione” originale di Alessandro La Marmora al re Carlo Alberto per sollecitare la costituzione del Corpo, oggetti appartenuti allo stesso La Marmora ( tra i quali la sciabola che impugnò l’8 aprile 1848 a Goito, dove fu ferito, e due carabine con fiaschetta per polvere automatica per il rapido caricamento da lui ideate prima del 1836), documenti relativi alla difesa della Repubblica Romana del 1849, ricordi di Goffredo Mameli, di Enrico e Emilio Dandolo, di Luciano Manara, ricordi e cimeli della spedizione in Crimea, delle campagne d’Indipendenza, delle guerre coloniali e delle guerre mondiali.

Il Corpo dei Bersaglieri, istituito nell’esercito piemontese dal re Carlo Alberto nel 1836 su iniziativa dell’allora capitano del reggimento Granatieri Guardie dell’esercito piemontese Alessandro La Marmora, convinto dell’utilità di una unità capace di abbinare all’abilità di tiro una grande mobilità ed una spiccata attitudine alla corsa per operare come fanteria leggera, in ordine sparso, su terreni accidentati. Il nome “bersagliere”, infatti, trae origine dal corpo dei tiratori scelti. Il corpo ebbe il battesimo di fuoco nell’aprile del 1848 a Goito e da allora ha partecipato, con l’inconfondibile ciuffo di lucenti piume di gallo nero sul cappello, a tutte le campagne per l’indipendenza, alla spedizione di Crimea del 1855, dove gli zuavi francesi donarono al Corpo il fez rosso cremisi indossato ancora oggi, e, nell’esercito italiano, alla lotta al brigantaggio nell’Italia meridionale, alla spedizione in Cina nel 1900, alle guerre coloniali, alla guerra ’15-’18 fino alla seconda guerra mondiale e, poi, alle missioni di pace in varie parti del mondo. Attualmente opera, nell’ambito delle truppe corazzate dell’Esercito, come fanteria meccanizzata con compiti di avanguardia e esplorazione.

Emanuele Martinez, curatore del libro, opera nel campo della conservazione e valorizzazione dei patrimoni storico-artistici di Ordini religiosi, Forze Armate (Marina Militare, Arma dei Carabinieri, Guardia di Finanza, Corpo delle Infermiere Volontarie della CRI), Ministero dei Beni Culturali, Istituzioni pubbliche e private. A Roma ha curato i progetti scientifici del Museo della Repubblica Romana e della memoria garibaldina nel 2010, del Museo dei Cappuccini in via Veneto nel 2012 e la catalogazione e il riordino dei cimeli bellici del Museo Nazionale di Castel Sant'Angelo nel 2014. Al Museo Centrale del Risorgimento per 15 anni ha curato mostre storico documentarie, progetti per la consultazione online delle fonti d'archivio e progetti di didattica museale interdisciplinare. Per il Ministero della Difesa, ha curato la schedatura e l'archiviazione delle Bandiere di Guerra e di Combattimento del Sacrario delle Bandiere delle Forze Armate pubblicandone gli inventari. È autore di saggi di catalogo sulle fonti storiche e storico militari dell'Ottocento e del Novecento.

Pubblicato in Editoria
Alberto Esposito

Giornalista pubblicista iscritto all'Albo dei Pubblicisti del Lazio da Marzo 2004.
Si occupa di montaggio, postproduzione, dirette televisive, registrazioni in studio, editing audio e video.
Collabora ed ha collaborato con diversi quotidiani tra cui Italia Sera, La voce e Il Romanista

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