Stampa questa pagina

'Che fine hanno fatto i bambini' di Annalisa Cuzzocrea

'Che fine hanno fatto i bambini' di Annalisa Cuzzocrea
In libreria da marzo 2021 “Che fine hanno fatto i bambini. Cronache di un Paese che non guarda al futuro” (Piemme) di Annalisa Cuzzocrea.

«Il lavoro di Annalisa Cuzzocrea è prezioso: con curiosità, passione e rigore non si accontenta della superficie, pone le domande giuste e accende una luce autentica sul grande rimosso del nostro tempo: l’infanzia» (Nadia Terranova)

«La vostra libertà è conoscere che ogni meta di vittoria, ogni aspettazione di applauso è servile. La vostra bellezza non si vergogna degli abbasso né degli sputi. Altro, altro è il suo pudore. E la vostra grazia senza paragone, ultima, è che la vostra bellezza NON VI RIGUARDA» (Elsa Morante, Il mondo salvato dai ragazzini)

«[...] Dove abbiamo sbagliato? Perché nei mesi in cui l'Italia ha affrontato la prima ondata della pandemia non c'è stato un solo momento in cui le istituzioni del nostro Paese hanno pensato ai bambini? Perché mentre in Francia, in Germania, in Inghilterra, nelle settimane in cui tutto veniva fermato, i più piccoli potevano fare quel che facevano gli adulti, e quindi camminare intorno al palazzo o dentro a un parco per qualche minuto al giorno, da noi si inveiva contro chi portava un bimbo in strada? Fosse anche solo per farlo giocare davanti a un garage. Perché nella seconda ondata Irlanda, Francia, Germania, Gran Bretagna hanno fatto di tutto per tenere le scuole aperte, e noi abbiamo cominciato a chiuderle? Soprattutto nelle regioni del Sud, quelle che più di altre della scuola e della sua funzione educativa hanno bisogno? Come abbiamo fatto a non ricordarci che i bambini esistono e che serviva una risposta anche per loro? Una risposta che non fosse solo: restate chiusi dentro, prima o poi passa. Una risposta che fosse a misura delle loro paure e delle loro ansie. Che guardasse alle loro necessità, non a quelle dei genitori. "Non vi riguarda" è l'unica cosa che abbiamo detto ai bambini, ai ragazzini, in tutti questi mesi. La malattia non vi riguarda, la morte non vi riguarda. La vita stessa, al tempo della pandemia, non vi riguarda. [...] Ho concepito queste pagine come un'inchiesta sul perché oggi bambini e ragazzi sono, per la società, invisibili. Perché, mentre le famiglie - quelle che se lo possono permettere dal punto di vista sociale oltre che economico - investono tanto, forse troppo, su di loro, le istituzioni agiscono come se la questione non le riguardasse. Perché l'unico posto in cui trovano cittadinanza rimane la scuola e, quando questa viene meno, intorno ci sia il deserto. perché a Londra o Amsterdam esistano musei di cui sono i primi fruitori e spazi pubblici che li prendono in considerazione dal momento in cui sono in fasce, mentre da noi sorgono solo "divertifici" privati pieni di gonfiabili e i pochi musei adatti a loro sono una pallida e mal riuscita imitazione degli Science Museum che visitiamo ammirati a Glasgow o a San Francisco. Quanto poco puntiamo sulla loro creatività, come società? Come può questo consentire che ognuno di loro abbia le stesse possibilità di partenza? [...] Sono andata a cercare chi poteva aiutarmi a capire cosa succede - o rischia di succedere - in una società che non guarda ai suoi figli come sono o che, semplicemente, non è in grado di vederli. Da Nord a Sud, ho compreso cosa significhi, fuori dalle statistiche fredde dei ministeri, l'espressione "povertà educativa". E sono arrivata alla conclusione che finché non considereremo i bambini e i ragazzi italiani come cittadini, con tutti i diritti che ne conseguono, molto prima che comincino a votare o a guidare la macchina, non verremo fuori dalla condizione di denatalità che squilibra il nostro welfare e il nostro futuro. e soprattutto, non saremo in grado di dare alle generazioni che dipendono da noi le stesse possibilità che a partire dal dopoguerra e per il trentennio successivo ci hanno dato i nostri genitori, in una società in cui i bambini non erano invisibili per la collettività e al tempo stesso erano schiacciati dall'iperinvestimento delle loro famiglie. ma andavano sicuri per le strade che li portavano a scuola camminando da soli perché il mondo intorno - dal vicino di casa al commerciante del negozio all'angolo - se ne prendeva cura anche solo guardandoli. E riconoscendo, in quei passi, il suo futuro» (Annalisa Cuzzocrea, Introduzione a A. Cuzzocrea, Che fine hanno fatto i bambini. Cronache di un Paese che non guarda al futuro, Piemme, Milano 2021)

 

«Che fine hanno fatto i bambini?» chiedevano alcuni striscioni apparsi in varie città d’Italia nel corso del lockdown nazionale di marzo, aprile e maggio 2020, quando le scuole di ogni ordine e grado erano chiuse (ricordiamo che furono chiuse il 5 marzo e lo rimasero fino all’inizio di giugno, ovverosia fino alla fine dell’anno scolastico 2019-2020) ed i ragazzi/ragazze erano spariti/sparite dal discorso pubblico. Quando il Presidente del Consiglio, il Governo ed il Cts (il Comitato tecnico-scientifico) avevano dimenticato di decidere se un bambino, ovviamente accompagnato, potesse oppure no fare almeno un giro intorno all’edificio in cui abita, capire che il mondo non era scomparso, avere un’idea di quel che stava avvenendo.

In Che fine hanno fatto i bambini? Cronache di un Paese che non guarda al futuro Annalisa Cuzzocrea indaga sul perché i bambini ed i ragazzi non siano stati visti dal governo alle prese con l’emergenza sanitaria connessa al Covid-19. Perché siano serviti dei mesi prima di rendersi conto di quanto pesante sarebbe stata la conseguenza della chiusura delle scuole, del confinamento nelle case, soprattutto per i più fragili e per chi vive in contesti difficili. Attraverso il dialogo con psicologi, scrittori, economisti, demografi, sociologi, registi, insegnanti e genitori, nel corso di un viaggio che la porta fino ai Quartieri Spagnoli di Napoli ed all’interno della sezione nido del carcere di Rebibbia, l’autrice scopre ed illustra le ragioni di fondo dell’invisibilità dell’infanzia nel nostro Paese. Un Paese in cui le esigenze e i diritti dei più piccoli vengono sempre “dopo”. Messe a piè di lista, mentre troppo, quasi tutto, viene delegato alle famiglie di appartenenza. I bambini sovente vengono considerati non come cittadini degli spazi che abitano (quasi mai pensati per chi ha meno di diciotto anni), bensì come “bagagli appresso” dei genitori, “appendici” affidate alle loro cure. È solo una questione politica o anche - e soprattutto - un problema culturale? Perché l’Italia stenta a vedere i suoi figli per quelli che sono, e si limita a studiarli attraverso quello che consumano? Se tutto viene affidato alla famiglia, cosa si fa là dove l’ambiente d’origine non funziona, non aiuta e non permette di “fiorire”?

Un libro necessario per comprendere cosa stiamo perdendo, come stiamo mettendo in pericolo il nostro futuro, e da dove bisognerà ripartire.

Annalisa Cuzzocrea è nata a Reggio Calabria e vive a Roma dal 1993. Laureata in Lingue e Letterature straniere alla Sapienza, comincia la sua carriera giornalistica a Radio Capital nel 2000, per poi passare alla web tv del sito di «la Repubblica» ed infine alla carta stampata. Inviata di «la Repubblica», dove si occupa soprattutto di politica, tiene un corso di “Giornalismo politico al tempo dei social” alla Luiss di Roma.

 

Che fine hanno fatto i bambini? Cronache di un Paese che non guarda al futuro di Annalisa Cuzzocrea (illustrazione di copertina: Chiara Brambilla; foto dell’autrice: Isabella Bonotto; art director: Cecilia Flegenheimer) pubblicato da Piemme (Milano), è disponibile in libreria ed in e-book da marzo 2021.

Pubblicato in Editoria

Classe 1986, storico del cinema e giornalista pubblicista, appassionato di courtroom dramas, noir, gialli e western da oltre quindici anni, ha lavorato come battitore e segretario di produzione per un documentario su Pier Paolo Pasolini. Dopo un master in Editoria e Giornalismo, ha collaborato con il Saggiatore e con la Dino Audino Editore. Attualmente lavora come redattore freelance, promotore di eventi culturali e collaboratore alle vendite in occasione di presentazioni, incontri, dibattiti e fiere librarie.

Noi e i nostri fornitori archiviamo informazioni quali cookie su un dispositivo (e/o vi accediamo) e trattiamo i dati personali, quali gli identificativi unici e informazioni generali inviate da un dispositivo, per personalizzare gli annunci e i contenuti, misurare le prestazioni di annunci e contenuti, ricavare informazioni sul pubblico e anche per sviluppare e migliorare i prodotti. Accettando o continuando a navigare su questo sito con la tua autorizzazione noi e i nostri fornitori possiamo utilizzare tali dati. MAGGIORI INFORMAZIONI