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Un ricordo di Giorgio Strehler nel centenario della sua nascita

una scena di "Vita di Galileo" (1963) una scena di "Vita di Galileo" (1963)
Cent’anni fa nasceva il grande regista teatrale e direttore artistico triestino, che ha portato in scena opere come “Le baruffe chiozzotte” di Carlo Goldoni, “I giganti della montagna” di Luigi Pirandello, “La tempesta” di William Shakespeare, di “L’opera da tre soldi” e “L’anima buona di Sezuan di Bertolt Brecht e molte altre.

«Io so e non so perché faccio teatro, ma so che devo farlo; che devo e voglio farlo facendo entrare nel teatro tutto me stesso, uomo politico e no, ideologo, poeta, musicista, attore, pagliaccio, amante, critico, me insomma, con quello che sono e penso di essere e quello che penso e credo sia vita. So poco, ma quel poco lo dico» (Giorgio Strehler)

Nato a Trieste nel 1921 da famiglia di origini viennesi e balcaniche, Giorgio Strehler studia giurisprudenza, frequenta l’Accademia dei Filodrammatici di Milano sotto la guida di Gualtiero Tumiati e si diploma come attore nel 1940.

Debutta come regista nel teatro universitario e poi in Svizzera, dove si rifugia dopo l’entrata in guerra dell’Italia e fonda la Compagnie des Masques.

Tornato a Milano, dal ’45 lavora come regista per alcune compagnie e come critico teatrale per il quotidiano «Milano Sera».

Due anni dopo, nel ’47, l’inaugurazione - con la pièce L’albergo dei poveri di Maksim  Gor'kij - del  Piccolo Teatro di Milano, fondato insieme a Paolo Grassi  ed alla moglie Nina Vinchi, primo teatro pubblico e stabile in Italia, che nasce con l’obiettivo programmatico di essere un “teatro d’arte per tutti”  con la sola ambizione della qualità artistica. Strehler ne sarà condirettore fino al ’68 e direttore unico dal ’72 al ’97.

Cura la regia di numerosi testi di autori classici, moderni e contemporanei, quali Carlo Goldoni - Arlecchino servitore di due padroni  (1947), poi in repertorio per molti anni, La trilogia della villeggiatura (1954), Le baruffe chiozzotte (1964), Il campiello (1975) -, Luigi Pirandello - I giganti della montagna (1947, 1966 e 1994), Come tu mi vuoi (1988) -, William Shakespeare, La tempesta (1947, 1978/79), Riccardo II (1948), Giulio Cesare (1953), Coriolano (1957),  Il gioco dei potenti (1965), Re Lear (1972) -, Federico Garçia Lorca - La casa di Bernarda Alba (1955) -, Anton Čechov - Il giardino dei ciliegi (1955 e 1974), Platonov e gli altri (1958/1959) -, Carlo Bertolazzi, El nost Milan (1955 e 1979), L’egoista (1960) -, Marco Praga - La moglie ideale (1954) -, August Strindberg - Temporale (1980) -. Eduardo De Filippo - La grande magia (1985) -.

La sua carriera ha seguito precisi filoni di ricerca con il rileggere in chiave realistica Goldoni, nel recuperare il teatro naturalista milanese e nello scoprire il teatro politico ed epico di Bertolt Brecht, che porta in scena in spettacoli rimasti nella memoria e giustamente passati alla storia: L’opera da tre soldi (1956 e 1972), L’anima buona di Sezuan (1958, 1980 e 1996), Schwejk nella seconda guerra mondiale (1961), L'eccezione e la regola (1962), Vita di Galileo (1963), Santa Giovanna dei Macelli (1970). Il pensiero e le concezioni teatrali di Brecht influenzeranno le sue   regie degli anni successivi, anche quelle di altri autori.

La sua attività di regista ha spaziato anche nell’opera lirica fin dal 1947 con La traviata di Giuseppe Verdi, diretta da Tullio Serafin al Teatro alla Scala di Milano,  e, fra le altre, L’angelo di fuoco (1955) di Sergej Sergeevič Prokof'ev al Festival Internazionale di Musica Contemporanea di Venezia, Il matrimonio segreto (1955) di Domenico Cimarosa, Histoire du soldat (1957) di Igor’ Stravinskij - che riprenderà rappresentata in balletto al Teatro Piccola Scala di Milano nel 1962 -,  Cavalleria rusticana (1966) di Pietro Mascagni diretta da Herbert von Karajan al Teatro alla Scala, Fidelio (1969) di Ludwig van Beethoven al Maggio Musicale Fiorentino, altre opere di G. Verdi - Simon Boccanegra (1971), Macbeth (1975) diretto da Claudio Abbado, Falstaff (1980) diretto da Lorin Maazel -  e varie opere di Wolfgang Amadeus Mozart da Il ratto del serraglio (1965) al Kleines Festspielhaus di Salisburgo, a Le nozze di Figaro (1973) a Parigi, da Il flauto magico (1974) diretto da Herbert von Karajan al Festival di Salisburgo, a Don Giovanni (1987) diretto da Riccardo Muti al Teatro alla Scala e Così fan tutte (1997) per l’inaugurazione del Nuovo Piccolo Teatro di Milano.

Nel 1985 il governo francese gli mette a disposizione il Teatro Odeon che diventa Teatro d’Europa e del quale curerà la direzione insieme al regista e teatrologo croato Peter Selem, ed al critico Renzo Trian.

Qualche anno dopo, nel ’90, fonda con Jack Lang l’Unione dei Teatri d’Europa, associazione culturale che ha per obiettivo quello di scambi tra le diverse esperienze culturali per unire produzioni spettacolari e lavori artistici dei teatri europei. Nello stesso anno riceve il Premio Europa per il Teatro.

Strehler, considerato tra i registi teatrali europei più rappresentativi, elabora la sua personale concezione del teatro che deve avere finalità di intrattenimento didattico, e dando delle opere un’interpretazione fedele al testo ed all’intenzione dell’autore, rappresentando l’essenziale e tenendo come punto centrale d’ interesse la storia e le azioni dell’essere umano. Il suo segreto era una particolare combinazione fra l’uso dello spazio scenico, i ritmi di recitazione e l’illuminazione.

Ha lavorato in alcune occasioni come attore, in L’uomo dal fiore in bocca (1943) di Luigi Pirandello, il già citato L’albergo dei poveri (1947) di Maksim Gorkij, Elvira, o della passione teatrale (1986), opera messa in scena da lui stesso con Giulia Lazzarini per l’inaugurazione della scuola teatrale del Teatro Studio, e nel Faust (1988) di Johann Wolfgang Goethe.

Ispirandosi alla sua esperienza nel carcere di San Vittore – dove nel’44 fu richiuso per una settimana dopo la cattura da parte dei tedeschi - scrive Ma mi…, la nota canzone in dialetto milanese, che fa parte del repertorio delle cosiddette “Canzoni della Mala”, cantata per la prima volta da Ornella Vanoni nel ’59 e ripresa anche da Enzo Jannacci nel ’64.

Fra i suoi scritti ricordiamo quelli dedicati a B. Brecht, L'opera da tre soldi di Bertolt Brecht e Kurt Weill (1961), Schweyk nella seconda guerra mondiale di Bertolt Brecht, (1962) a cura di Luigi Lunari e Raffaele Orlando, Santa Giovanna dei macelli di Brecht (1974), Shakespeare, Goldoni, Brecht, Edizioni Piccolo Teatro di Milano/Teatro d'Europa, 1988, Lettere sul teatro, Archinto, 2000.

Muore a Lugano a Lugano il 25 dicembre 1997 durante le prove del già citato Così fan tutte. Dopo il funerale a Milano, le sue ceneri vengono portate al cimitero Sant’Anna a Trieste.

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Ultima modifica il Domenica, 15/08/2021

Pubblicato in Teatro

Classe 1986, storico del cinema e giornalista pubblicista, appassionato di courtroom dramas, noir, gialli e western da oltre quindici anni, ha lavorato come battitore e segretario di produzione per un documentario su Pier Paolo Pasolini. Dopo un master in Editoria e Giornalismo, ha collaborato con il Saggiatore e con la Dino Audino Editore. Attualmente lavora come redattore freelance, promotore di eventi culturali e collaboratore alle vendite in occasione di presentazioni, incontri, dibattiti e fiere librarie.

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