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Prorogata al 30 aprile 2022 la mostra fotografica Prima, donna. Margaret Bourke-White

Prorogata al 30 aprile 2022 la mostra fotografica Prima, donna. Margaret Bourke-White Oscar Graubner/courtesy estate of Margaret Bourke-White
Al Museo di Roma in Trastevere - piazza S. Egidio 1/b – per altri due mesi e mezzo sarà possibile visitare la straordinaria retrospettiva "Prima, donna. Margaret Bourke-White", attraverso oltre cento immagini sulla visione e la vita controcorrente della grande fotografa statunitense.

Vista la grande affluenza di pubblico, la mostra fotografica Prima, donna. Margaret Bourke-White, inaugurata il 21 settembre 2021, è stata prorogata fino a sabato 30 aprile 2022.

Curata da Alessandra Mauro, la mostra è promossa da Roma Culture, Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali ed è organizzata da Contrasto e Zètema Progetto Cultura, in collaborazione con Life Picture Collection, detentrice dell’archivio storico di «Life». Il catalogo è edito da Contrasto.

Pioniera dell’informazione e dell’immagine, Margaret Bourke-White (New York, 1904 - Stamford, Connecticut 1971), della quale il 27 agosto 2021 (circa un mese prima dell'inaugurazione della mostra) ricorreva il cinquantenario della scomparsa, ha esplorato ogni aspetto della fotografia: dalle prime immagini dedicate al mondo dell’industria e ai progetti corporate, fino ai grandi reportages per le testate più importanti come «Fortune» e «Life» (settimanale di cui fu la prima donna fotografa); dalle cronache visive della Seconda guerra mondiale, ai celebri ritratti di Stalin prima e di Gandhi poi (conosciuto durante il reportage sulla nascita della nuova India e ritratto poco prima del suo assassinio); dal Sud Africa dell’apartheid, all’America dei conflitti razziali fino al brivido delle visioni aeree del continente americano.

 

Margaret Bourke-White nasce nel Bronx (a New York) nel 1904, figlia di Minnie Bourke e dell’inventore e naturalista Joseph White. Avviata agli studi di Biologia, già all’epoca del college frequenta dei corsi di fotografia.

La sua carriera da fotografa comincia nel 1926 scattando foto industriali. Tre anni dopo, nel 1929, arriva la svolta professionale. Conosce Henry Luce, all’epoca caporedattore di «Time», il quale la invita a trasferirsi a new York per collaborare alla fondazione di una nuova rivista illustrata, ovverosia «Fortune».

Erano gli anni della cosiddetta Grande Depressione e della campagna fotografica della Farm Security Administration, ed anche M. Bourke White, insieme al futuro marito - lo scrittore Erskine Caldwell (1903-1987), autore di La via del tabacco (1932) e Il piccolo campo (1933) -, intraprende un viaggio di ricerca e documentazione sociale nel Sud degli Stati Uniti, che si tradurrà nella pubblicazione del libro You Have Seen Their Faces. La fotografia di M. Bourke-White fu emblematica sia sotto il profilo dello stile sia sotto quello dei contenuti. Fin dai primi anni la sua carriera abbraccia la visione moderna tipica di quell’epoca, di una mondo dominato dalla fede nel potere della macchina e della tecnologia.

Nonostante i suoi numerosi viaggi ed il suo rapporto con «Fortune», fino al  ’36 conserva un proprio studio, per i lavori industriali e di corporale ma senza trascurare le varie possibilità per libri, mostre e lavori da indipendente.

Il primo numero della rivista «Life» (23 novembre 1936), utilizza una sua foto per la copertina. Si tratta di uno scatto dei lavori finiti (grazie al New Deal rooseveltiano) della diga di Fort Peck, nel Montana. Un’immagine che farà il giro del mondo e che segnerà un punto di svolta della professione del fotografo nell’universo femminile.

A partire da quel momento M. Bourke White avvia un’assidua collaborazione con la rivista e realizza reportages durante la Seconda guerra mondiale, l’assedio di Mosca, la guerra in Corea, le rivolte sudafricane. Al fotogiornalismo dedicherà la maggior parte della sua carriera.

M. Bourke-White si considererà sempre una fotografa serie impegnata in una missione altrettanto seria. Dopo aver scattato le foto della Cecoslovacchia invasa dai tedeschi nel 1938, si convinse del fatto che la macchina fotografica potesse salvare la democrazia nel mondo. «Sono fermamente convinta che il fascismo non avrebbe preso il potere in Europa se ci fosse stata una stampa veramente libera che avesse informato la gente invece di ingannarla con false promesse», affermerà molti anni dopo.

È con il marito in Russia nel ’41 quando fu invasa dai tedeschi. Unica testimone americana di quegli avvenimenti ed unica fotografa straniera a Mosca.

Grazie all’intervento di Roosevelt scatta la prima foto non ufficiale di Stalin, che per molti anni sarà anche l’unico autorizzato a circolare al di fuori dell’Unione Sovietica.

Nel ’43 è la prima donna ad accompagnare i caccia americani che bombardano e fotografa quello che sarà uno fra i più violenti attacchi all’esercito tedesco.

A seguito dell’esercito americano, fotografa gli assedi della cosiddetta “linea gotica”, a Loiano e Livergnano, sull’Appennino Emiliano.

Entra nel campo di concentramento di Buchenwald il giorno dopo la liberazione dei prigionieri e fa parte del gruppo che scopre, prima ancora dell’esercito, il campo di Erla (in Spagna).

Nel ’52 comprende per prima i drammatici risvolti della guerra in Corea.

Perseguendo la sua attività di fotoreporter, lei stessa diventa “leggenda”: nel ’37, nel corso di un servizio nell’Artico, il suo aereo fa atterraggio di fortuna e per molti giorni viene interrotto ogni contatto; qualche anno dopo, nel ’42, mentre è in navigazione verso in Nord Africa, la nave su cui viaggia viene silurata nel Mediterraneo e lei trascorre oltre ventiquattro ore su una scialuppa di salvataggio.

Nel ’53, a soli quarantanove anni, le viene diagnosticato il Parkinson. Sei anni dopo, quando non è più in grado di lavorare, si sottopone ad un intervento chirurgico al cervello. A partire da quel momento dirada la sua attività come fotografa e si dedica alla scrittura. Il mio ritratto - la sua autobiografia - verrà pubblicata nel’63 e sarà un bestseller.

Margaret Bourke-White muore nell’agosto del ’71 all’età di sessantasette anni a causa di una caduta.

 

Lo stile

Alla fine degli anni Venti, all’inizio della sua carriera, la giovane M. Bourke-White afferma che «l’industria è il vero luogo dell’arte» e, due anni dopo, che «i ponti, le navi, le officine hanno una bellezza inconscia e riflettono lo spirito del momento».

Nella composizione delle sue prime immagini, è stata notata una stretta connessione con la pittura cubista, la sovrapposizione dei piani, le geometrie astratte, la riduzione da tridimensionale a bidimensionale. Altrettanto importante è l’influenza del cinema espressionista tedesco e russo, da cui derivano la drammaticità degli effetti di luce e la suggestione per l’astratto. Oltre all’aspetto teatrale della sua fotografia industriale, alla sua fortuna ha contribuito anche un aspetto romantico: il Paese aveva bisogno di credere e sognare la tecnologia, una fra le poche speranze per affrontare e controbattere la Depressione.

Negli anni Trenta orienta la sua ricerca sulla scia di altri fotografi - da Edward Steichen a Moholy Nagy - verso il dinamismo astratto: le foto della Elgin Watch Company e della Singer rivelano un’immagine senza alto né basso, senza punto focale, sicché l’occhio è costretto a vagare sull’intera superficie; l’immagine è una successione di oggetti senza fine ed un’inquadratura puramente arbitraria di un mondo che si estende ben oltre di essa. Uno straordinario esempio di questa pratica è il foto murale (1933) per il palazzo della NBC al Rockfeller Center, conservato fino agli anni Cinquanta, poi rimosso e mai più mostrato.

Solo verso la fine della sua carriera da fotografa, all’inizio degli anni Cinquanta, torna la passione per l’astratto con alcuni interessanti esperimenti di fotografia aerea che, in un certo qual modo, sono precursori di molta pittura di fine anni Cinquanta/inizio Sessanta.

Della sua professione di donna fotografa, M. Bourke-White affermerà: «La fotografia non dovrebbe essere un campo di contesa fra uomini e donne. In quanto donna è forse più difficile ottenere la confidenza della gente e forse talvolta gioca un ruolo negativo una certa forma di gelosia; ma quando raggiungi un certo livello di professionalità non è più una questione di essere uomo o donna».

 

Al Museo di Roma in Trastevere, oltre cento immagini, provenienti dall’archivio «Life» di New York e divise in undici gruppi tematici che, in una visione cronologica, rintracciano il filo del percorso esistenziale di M. Bourke-White e mostrano la sua capacità visionaria e narrativa, in grado di comporre “storie” fotografiche dense e folgoranti.

In occasione della proroga sono previste cinque visite guidate (da mercoledì 2 marzo a mercoledì 27 aprile 2022) della curatrice Alessandra Mauro, appuntamenti speciali per scoprire e approfondire di volta in volta i differenti aspetti della vita e del lavoro della grande fotografa americana.

 

Le visite guidate

Margaret Bourke-White e la documentazione sociale (mercoledì 2 marzo, ore 18.00)

Margaret Bourke-White e l’apertura dei Campi (mercoledì 16 marzo, ore 18.00)

Margaret Bourke-White e la campagna d’Italia (mercoledì 6 aprile, ore 18.00)

Margaret Bourke-White in Asia (mercoledì 13 aprile, ore 18.00)

Margaret Bourke-White a colori (mercoledì 27 aprile, ore 18.00)

 

La mostra fotografica Prima, donna. Margaret Bourke-White rimarrà aperta al pubblico al Museo di Roma in Trastevere fino a sabato 30 aprile 2022 (dal martedì alla domenica, ore 10.00 - 20.00, ultimo ingresso un’ora prima della chiusura).

 

Classe 1986, storico del cinema e giornalista pubblicista, appassionato di courtroom dramas, noir, gialli e western da oltre quindici anni, ha lavorato come battitore e segretario di produzione per un documentario su Pier Paolo Pasolini. Dopo un master in Editoria e Giornalismo, ha collaborato con il Saggiatore e con la Dino Audino Editore. Attualmente lavora come redattore freelance, promotore di eventi culturali e collaboratore alle vendite in occasione di presentazioni, incontri, dibattiti e fiere librarie.